Sassi Unplugged – Giorgio Olmoti
Sassi unplugged
Il 23 aprile è stata la giornata mondiale del libro e, pallottoliere alla mano, una delle delle citazioni più gettonate dal popolo di Facebook è stata quella di Tiziano Terzani: ”I migliori compagni di viaggio sono i libri: parlano quando si ha bisogno, tacciono quando si vuole silenzio. Fanno compagnia senza essere invadenti. Danno moltissimo senza chiedere nulla”. Un’affermazione sicuramente vera ma non assoluta, perché ci sono libri, come può facilmente dimostrare chi ha letto Sassi Unplugged di Giorgio Olmoti, edito dalla ‘Round Midnight Edizioni, che rappresentano un po’ l’eccezione che conferma la regola.
Cosa differenzia Sassi Unplugged dai compagni di viaggio citati da Terzani? Semplicemente il fatto che quello di Olmoti è un libro esuberante che non si limita al ruolo di perfetto compagno di viaggio, ma pretende di farti anche da guida turistica, da DJ (ad ogni capitolo è abbinata una canzone. Ne viene fuori una playlist niente male che potete ascoltare qui) e all’occasione, anche recensore enogastronomico per tripadvisor. Questa vivacità spinge Sassi Unplugged a superare i confini della letteratura di viaggio, odeporica per chi piace usare paroloni, sconfinando a tratti anche nel romanzo d’avventura e d’amore grazie a dichiarazioni del tipo: “Non me lo sono mai chiesto davvero ma forse amo Matera per quanto è bella ma anche per quanto è lontana. Matera forse è andare a Matera.”
Da cui si deduce che la città dei sassi è l’elemento intorno a cui ruotano tutte le storie raccontate nei ventidue capitoli di questo libro. In particolare, il viaggio verso Matera diventa per Olmoti quasi un rito o una processione che si rinnova ininterrottamente da trent’anni a questa parte. O una sorta di esperimento scientifico che si pone come obiettivo quello di dimostrare il fatto che tutte le strade portano a Roma ma anche a Matera. Con la differenza sostanziale che ognuno dei percorsi che collega il luogo di residenza attuale dello scrittore (oggi vive a Torino, ma ha lasciato tracce significative del suo passaggio anche in Friuli) con la città dei sassi conserva sempre una peculiarità fondamentale: l’epica dell’impresa. Raggiungere Matera non è mai facile e l’andare lì diventa una perfetta metafora della vita, nonché fonte inesauribile di esperienze di vario tipo. Situazioni spesso talmente assurde da insinuare nel lettore il dubbio che questa straordinaria capacità di Olmoti di trovare sempre nuovi imprevisti, sia dovuta semplicemente ad una sfiga cosmica.
Un sospetto che finisce quasi col minare alle fondamenta dell’idea iniziale che il lettore si fa di un Olmoti novello Ulisse (dove al posto di Itaca troviamo Matera e al posto di Penelope la pasticceria del Gran Caffè, il cui cornetto è riportato in copertina), suggerendo come alternativa più plausibile un’immagine di fantozziana memoria.
Una perplessità che spingerà due rappresentanti cefali, in preda ad un fortissimo “non ci credo se non vedo” di santommasiana memoria, ad andare a verificare di persona prima di scrivere questa recensione.
Il meccanismo del “vedere per credere” è il guanto di sfida che in maniera subliminale Sassi unplugged lancia nei confronti del lettore (che noi non potevamo assolutamente non raccogliere). Ovviamente ad Olmoti piace vincere facile, visto che questo è il libro di chi non fa più a gara con la realtà perché sa di perdere e quindi decide di raccontare storie che conosce benissimo, le sue. Insomma, tutto senza trucco e senza inganno, così come l’affermazione “il viaggio verso Matera è già Matera” che diventa improvvisamente vera quando il buio pesto della Basentana percorsa di notte, con tanto di riduzioni di carreggiata evidentemente progettate dalla lobby dei proprietari di Smart, lascia il posto alla bellezza del riflesso della luce sui sassi.
Va detto per onestà che nonostante la verifica sul posto, il dubbio della sfiga cosmica rimane ma poco importa. Visto che il libro di Olmoti è quasi un pretesto utile a tenere uniti un luogo e la sua memoria, sistematicamente minacciata dalle controindicazioni del turismo di massa. Una memoria domestica che lo scrittore sa tramandare attraverso la tradizione orale ma anche scrivendo un libro o spingendo il lettore a raccontarne la parte più epica dopo un cammino mistico lungo la Basentana.
Fabio D’Angelo
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