Una strada in mezzo al cielo – Gianluca Grignani
Una strada in mezzo al cielo è il nuovo album di Gianluca Grignani.
Ebbene sì, inutile che storcete il naso, io a Gianluca Grignani voglio bene. Da vent’anni. Certo, ci sono stati momenti dove ci siamo voluti bene di più, altri di meno, ma resta il fatto che continua a far parte della mia vita.
Sono passati vent’anni da La mia storia tra le dita, vent’anni di carriera e contraddizioni. E sono invecchiata pure io; ero una bambina quando mia madre mi fece notare, al Festival di Sanremo, questo ragazzo niente male, tale Gianluca Grignani, che io lì per lì scartai per poi perdere la testa qualche mese dopo.
Da lì è stato amore, poi tenerezza, affetto. Ho sempre seguito la sua vita artistica e privata, anche quando non mi rispecchiavo più nei suoi testi. Anche perché, diciamoci la verità, non mi sono mai rispecchiata nei suoi testi. Grignani ha un linguaggio universale, anche quando parla di se stesso, una scrittura pop ma l’anima da rocker, che molto spesso gli fa dimenticare la dimensione da Mulino Bianco per liberare la sua personalità fuori dagli schemi, insofferente a qualsiasi costrizione.
Seppur di animo positivo, Gianluca è una contraddizione vivente, un inafferrabile. Un bambino che vive nel suo mondo e nei suoi miti, che tra una sbronza e una brutta figura, sforna figli alla velocità della luce e canta quel verso lì con quella voce lì, che ha solo lui. In questo mondo musicale fatto di voci tutte uguali – e qui un riferimento a La fabbrica di plastica ci sta tutto – la voce graffiante di Grignani la riconosci. Riconosci la passione, l’entusiasmo, la paura, le insicurezze di un artista che non è mai riuscito a stare in un ambito ben preciso e che ha scelto di non farlo. Non è Laura Pausini ma nemmeno Manuel Agnelli. Lui è Grignani! A soli ventiquattro anni riesce a pubblicare un album meraviglioso come La fabbrica di plastica – un rischio enorme dopo i successi di Destinazione Paradiso – e a spopolare in radio con L’aiuola, uno di quei pezzi per i quali vorresti mettere la testa sotto il cuscino al posto suo per la vergogna, mentre lo vedi dimenarsi tra donne seminude nel videoclip.
Ma Grignani è anche questo.
E’ quell’eterno ragazzo che non ha mai accettato lo star system musicale ma che sbraita se non gli si vengono riconosciuti certi oneri, l’artista che riesce a calcare il palco di Gigi D’Alessio a Capodanno e quello del Primo Maggio a piazza San Giovanni (quest’anno!).
I brani scelti per Una strada in mezzo al cielo sono sorprendenti: oltre alle hit di maggior successo, ritroviamo un La vetrina del negozio di giocattoli o Il gioco di Sandy. Nessun cenno a Campi di popcorn – altro bellissimo album – né agli ultimi, come se Gianluca avesse voluto celebrare il momento più significativo della sua vita: il passaggio tra Destinazione Paradiso e Fabbrica di Plastica, un passaggio decisivo dove il rischio faceva da padrone. Grignani poteva scomparire, perdersi in una Galassia di Melassa e invece è ancora in scena e tra una contrapposizione e una certezza cresce a modo suo, sia come uomo che come artista. Mette d’accordo tutti, quelli che non hanno dimenticato la bellezza di Fabbrica di plastica e di Campi di popcorn, chi si è fermato a La mia storia tra le dita, chi inizia a scoprirlo adesso. Avrà sempre una parola per tutti, non dimenticando mai di raccontare la sua natura da Joker – suo personaggio amatissimo oltre che titolo di un suo vecchio brano – tra un pezzo ed un altro.
Quanto mi hai fatto sospirar Gianluca, quanto!
Quante sere d’estate ho passato a casa di mia zia, in Calabria, per aspettarti al Festivalbar mentre le mie amiche uscivano, quante litigate con le mie compagne di classe stronze che mi disegnavano tombe sulla lavagna quando si diceva in giro che fossi morto di overdose, quanto ho odiato Ambra ai tempi di Non è la rai, quante videocassette ho registrato per qualsiasi tuo passaggio televisivo, come mi sentivo rock ad undici anni di fronte ad un pezzo come Rockstar, che felicità a quel concerto quando hai cantato la traccia nascosta che conoscevamo in pochi, come canti bene Battisti, quanto sei bello ma anche umano perché ingrassi anche tu ma resti bello comunque, pure se vieni a suonare sotto casa mia e non riesci a beccare una nota perché quel giorno ti è andato storto qualcosa.
Crescendo le nostre strade si sono un po’ separate ma il primo amore non si scorda mai!
Per questo scrivere qualcosa sui suoi primi venti anni di musica era doveroso.
Anche se la nuova versione di Fabbrica di plastica con Ligabue è inascoltabile soprattutto se paragonata alla prima versione, anche se Una strada in mezzo al cielo è un album con arrangiamenti troppo pop per i brani scelti, anche se i duetti lasciano a desiderare nella maggior parte dei casi, i vent’anni di carriera glieli riconosciamo tutti.
Gianluca continua a lottare, con se stesso e con il mondo, continuando a fare musica – per necessità, vizio e qualche virtù – lasciando sempre un po’ la sua testa (di cazzo) sulla luna.
Tracklist
- Destinazione Paradiso (feat. Elisa)
- Una Donna Così
- L’allucinazione (feat. Carmen Consoli)
- Come Fai
- Fabbrica Di Plastica (feat. Ligabue)
- La Mia Storia Tra Le Dita (feat. Annalisa)
- Madre
- Rockstar (feat. Briga)
- Il Gioco Di Sandy
- La Vetrina Del Negozio Di Giocattoli
- Solo Cielo
- Falco A Metà (feat. Luca Carboni)
- Più Famoso Di Gesù (feat. Fabrizio Moro)
- Allo Stesso Tempo
- Primo Treno Per Marte (feat. Max Pezzali)
- Galassia Di Melassa (feat. Federico Zampaglione)
- Una strada in mezzo al cielo




