Io non sono come voi
Io non sono come voi
Esistono dei libri che contro ogni premessa e aspettativa, ti sconvolgono così tanto da diventare una delle letture più intense dal punto vista emotivo che hai fatto negli ultimi anni. Questo non a causa del peso letterario, della struttura narrativa, o del linguaggio ricercato e raffinato ma semplicemente e paradossalmente nella loro verità e crudezza. Io non sono come voi di Marco Boba, personaggio storico della scena underground torinese, è senza dubbio uno di questi.
“Un libro scritto di pancia, che prende il lettore di pancia” queste parole, che mi ha detto l’autore, sono forse la sintesi perfetta del libro.
“Io odio. Dentro di me c’è solo voglia di distruggere, le mie sono pulsioni nichiliste. Per la società, per il sistema, sono un violento, ma ti assicuro che per indole sono una persona tranquilla, la mia violenza è un centesimo rispetto alla violenza quotidiana che subisco, che subisci tu o gli altri miliardi di persone su questo pianeta.”
Già da titolo e leggendo le prime pagine il protagonista Francesco detto Ciccio si presenta subito come un individuo anomalo, particolare, disadattato nella società in cui vive. Ciccio è di Torino ma non riesce a trovare una collocazione nel mondo, e vaga insoddisfatto, rabbioso, malinconico per la sua città, per l’intera nazione, Sicilia compresa, per poi ritirarsi nella natura di Filicudi. Ma neppure la solitudine lo soddisfa, Ciccio non riesce a stare fermo in un posto, non vuole stare con gli altri ma neppure da solo. È alla costante e ininterrotta ricerca di qualcosa di indefinito e sfoga tutto l’odio e la rabbia che prova in vari modi, con la militanza politica, la violenza, la fuga, allontanando e trattando male le persone che gli sono intorno e gli vogliono bene.
Dopo aver cominciato, l’istinto di chiudere il libro e lasciar perdere è forte. Vieni immediatamente bombardato a raffica con luoghi, informazioni, pensieri di ogni tipo. Il protagonista può risultare fastidioso per questa sua radicalità, aggressività, il suo essere “borderline” ma anche per il modo in cui racconta. Scrive infatti così come pensa, come in un lunghissimo flusso di coscienza, senza tagli, censure, né sintesi. Nonostante questo senso di fastidio e carico eccessivo, si innesca un meccanismo strano: una sorta di fascino/odio all’inizio inspiegabile che ti porta, nonostante tutto, ad appassionarti al protagonista e alle sue vicende.
“Shhh non è così, io so cosa voglio, no purtroppo in realtà so cosa non voglio. Forse un po’ hai ragione, sono in preda agli eventi, ma a esser sinceri non ci sono neanche gli eventi, non c’è nulla. Nessun luogo mi appartiene o io gli appartengo, ovunque vada mi prende l’irrequietezza, ci sono giorni che provo dolore solo ad aprire gli occhi al mattino e rendermi conto che sono sveglio, che c’è già un altro giorno davanti a me e che la vita è tutta da vivere, ma vivere come?”
Quella sorta di fascino è che in realtà cominci a identificarti con il suo malessere, con la sua frustrazione. Forse per te non è così esasperata, magari è solo latente, si è affievolita con gli anni, hai imparato a conviverci eppure e lì e non va via. È un malessere che riguarda (più o meno) tutti, a prescindere o meno dallo stile di vita. È quel senso di impazienza, inadeguatezza, il non trovare un posto, una collocazione, una posizione, il non riuscire a rispettare gli standard imposti, ma da chi? Uno dei punti di forza di questo libro è infatti che non bisogna necessariamente condividere le scelte, le lotte politiche o lo stile di vita del protagonista per immedesimarsi nel suo malessere. Perché diventa, nonostante le dovute differenze, portavoce di un’insofferenza universale, condivisa da molti della sua (nostra) generazione e non solo.
Da quel momento in poi, cominci a non notare più il superfluo e non puoi più a staccarti dal libro. Anche se quello che leggi ti fa stare male non fa niente, devi continuare. Come quelle storie sbagliate che non riesci a tagliare anche se sono deleterie, o quegli amici un po’ stronzi che comunque non sei capace di lasciarti alle spalle per sempre.
Tutta la complessità della storia e della lettura è riassunta e presentata perfettamente dalla bella e articolata copertina di Rocco Lombardi. Tutte le sue illustrazioni del libro sono realizzate con la tecnica dello scratchboard, ossia mediante l’incisione sul nero, perfette, per la loro intensità e potenza, ad accompagnare e impreziosire una storia del genere.
Io non sono come voi probabilmente non verrà candidato a nessun premio letterario, ma poco importa. È un libro che sarà anche imperfetto, ma per molti diventerà quasi un manifesto e che forse, se non fosse stato per il coraggio di Eris Edizioni, sarebbe rimasto chiuso in un cassetto o rimpallato tra vari editori. Io non sono come voi è un’esperienza di lettura intensa e complessa. Può essere bella o brutta, dipende dai punti di vista, ma è forte, difficile che lasci indifferenti. E ve la trascinerete dietro per tantissimo tempo. Lo dico per esperienza.
Carla De Felice
P.s. per la prima volta nella storia dei cefali mi prenderò io un bel cazziatone perché non ho messo il voto. Ma io proprio non ce la faccio a mettere un voto a questo libro.





