Glasstress – Max Casacci e Daniele Mana
Glasstress
“Quest’estate le rose sono azzurre; il bosco è vetro. La terra drappeggiata nelle sue fronde mi fa tanto poco effetto come un fantasma. Vivere e cessare di vivere, sono soluzioni immaginarie. L’esistenza è altrove”.
Manifesto del Surrealismo, André Breton.
Ci sono musicisti che hanno fatto della sperimentazione, della continua ricerca di nuove sonorità, dell’incontro e del confronto con altre discipline artistiche il loro tratto distintivo. Musicisti eclettici come Max Casacci, chitarrista fondatore dei Subsonica, ma al tempo stesso anche prolifico produttore, o Daniele Mana, in arte Vaghe Stelle, uno dei maggiori talenti della musica elettronica italiana (il suo ultimo album Abstract Speed + Sound è uscito nel 2015 per l’etichetta Other People di Nicolas Jaar). Recentemente le loro strade musicali si sono incrociate e dalla fusione delle loro esperienze, delle affinità ma soprattutto delle differenze stilistiche è nato un album/progetto che rappresenta una delle uscite più interessanti di questi primi mesi del 2016.
Per Glasstress, questo il titolo del loro lavoro uscito per la netlabel romana Bad Panda Records di Claudio Gallo, i due artisti torinesi hanno utilizzato, dopo un’accurata rielaborazione, i suoni registrati all’interno della fornace del Berengo Studio di Murano durante una sessione di lavorazione del vetro.
Niente preset o drum machine quindi, solo il rombo del possente forno che cuoce la materia a far da tappeto sonoro, il rumore degli utensili e delle molatrici, dell’ambiente più in generale, a definire lo spazio, con i suoni cristallini e lievi del vetro che sollevano l’ascoltatore e lo accompagnano in un “viaggio sonoro” essenziale ma ricco di sfumature.
L’album prende il nome dall’omonima mostra d’arte contemporanea ideata da Adriano Berengo nel 2009, un evento collaterale della Biennale di Venezia in cui si chiede agli artisti partecipanti di “giocare” con il vetro, di esprimere la loro creatività attraverso la manipolazione di questo materiale così versatile, lavorando a stretto contatto con i mastri vetrai. Nel 2011 i due musicisti furono chiamati dagli organizzatori della mostra per realizzare un’installazione sonora che potesse “fondersi” con le opere presenti e con lo spazio espositivo.
Quella prima appagante esperienza è servita a loro per conoscersi, lavorare insieme e avviare una proficua collaborazione che ha portato, a distanza di qualche anno, alla realizzazione di questo disco (il cui primo singolo estratto, Like A Glass Angel è ispirato all’opera Inside Out che Pharrell Williams, ha realizzato ed esposto in occasione della mostra del 2011).
Glasstress è composto da otto tracce ben distinte che, se ascoltate in successione, danno l’idea di un’opera unica. Un’opera che, come spiega Casacci in una recente intervista “apre le porte di una casa di vetro”, come quella di cui parla il poeta e saggista André Breton, teorico del surrealismo, in Nadja, romanzo che tanta influenza ha avuto proprio nella formazione del musicista torinese. “Per quanto mi riguarda – scrive Breton – continuerò ad abitare nella mia casa di vetro, dove posso sempre vedere chi sta venendo a trovarmi, dove tutto ciò che è appeso al soffitto e alle pareti sta su come per incanto, dove riposo la notte su un letto di vetro drappeggiato di vetro, dove ‘chi sono io’ mi apparirà presto o tardi inciso su diamante”. In Nadja come in Glasstress il vetro è sinonimo di certezza, di trasparenza. Il vetro rappresenta una possibilità.
Tracklist:
1. Glasstress
2. Like a Glass Angel
3. Vetrosequenza
4. Jingling Flames
5. Glasscape Grinder
6. The Wood
7. Murano Notte
8. Glassroom





