The Neon Demon
The Neon Demon
Regia: Nicolas Winding Refn
Durata: 110 min.
Cast: Elle Fanning, Karl Glusman, Jena Malone, Bella Heathcote, Abbey Lee, Keanu Reeves
Uscita: 8 giugno 2016
Trama: Jesse è una bellissima sedicenne della Georgia trasferitasi a Los Angeles sperando di fare carriera come modella. La sua bellezza non passa inosservata, e questo attira l’attenzione di fotografi e stilisti ma anche l’invidia di alcune colleghe.
“La bellezza non è tutto, è l’unica cosa.”
Non è una questione di spocchia né tanto meno di presunzione intellettuale, ma prima di andare a vedere un film di Nicolas Winding Refn bisognerebbe essere preparati spiritualmente. Perché il cinema del regista danese è qualcosa di difficile da categorizzare: non è horror, non è d’azione né tanto meno d’amore. È un cinema bello ma morboso, colorato ma patinato, ricercato, ipnotico, travolgente, sensuale, violento, macabro, disturbante. Si potrebbe continuare all’infinito con gli aggettivi, la maggior parte dei quali potrebbe sembrare quasi contraddittorio accostare, accomunati tutti però da un elemento chiave: visionario. “From Nicolas Winding Refn” potrebbe infatti diventare quasi un marchio di fabbrica immediatamente riconoscibile dagli appassionati per tanti piccoli particolari.
C’è una certa linea di continuità tra le varie opere del regista, a partire dal primo “più commerciale” Pusher, passando per Valhalla Rising, Bronson, e i più recenti Drive, Solo Dio perdona fino all’ultimo e dissacrante Neon Demon. Alcuni elementi vengono esasperati dal regista nel corso delle varie opere, altri invece accantonati o soltanto accennati. Lo so che questa potrebbe sembrare a molti di voi una premessa quasi retorica, ma una consapevolezza di questo tipo potrebbe distogliere tanti spettatori, che, avendo un altro tipo di aspettativa a causa della descrizione erronea del film, si risparmierebbero due ore di noia e disgusto. Desistendo salvaguarderebbero inoltre anche la salute di quei quattro poverini (me compresa) che vorrebbero guardarsi un film in religioso silenzio ed invece sono costretti ad ascoltare le risatine e le battutine degli altri.
Detto questo ritorniamo a Neon Demon, ultimo lavoro del regista danese, che ha diviso la critica e preso tanti fischi all’ultimo festival di Cannes. Neon Demon è una riflessione sulla bellezza e su una società sempre più concentrata sulle apparenze a discapito dei valori morali ed etici. Presenta riferimenti più o meno palesi a maestri del cinema come Adrian Lyne, Tony Scott, David Lynch e Dario Argento.
Visivamente, come il buon Nicolas ci ha da sempre abituati, è uno spettacolo assurdo: luci, fotografia, colori, composizioni. Una gioia incomparabile per gli occhi che tra colori neon, piogge di glitter e sangue grondante ipnotizza lo spettatore per quasi due ore. Come un videoclip lunghissimo, accompagnato dalle splendide musiche del fedelissimo Cliff Martinez (in questo film più in forma che mai) crea atmosfere davvero incredibili. The Neon Demon (Original Motion Picture Soundtrack)
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La storia, piuttosto scarna per la narrazione, racconta soprattutto con immagini, richiami e simboli senza purtroppo sfruttare al massimo le sue potenzialità. Dopo una partenza con il botto, e una prima metà incredibile, si ha infatti la percezione che la riflessione scada un po’ nella retorica, per poi riprendersi nello strepitoso finale. Nella parte centrale c’è come un vuoto, che nonostante alcuni punti intriganti, provoca un calo di tensione. Un vero peccato, aggiungerei, visto che gli argomenti sono pienamente nelle corde del regista danese. Ma per fortuna, oltre all’elemento visivo, c’è un grandissimo cast quasi tutto femminile (con una breve comparsata anche di Keanu Reaves) a contribuire per dare forza a questa pellicola.

Non sarebbe guastata qualche scena di combattimento in più, con qualche riserva magari su quella sequenza tanto disturbante (chi ha visto il film sa benissimo di cosa parlo). Ma in fondo il cinema di NWR è anche questo: un pugno nello stomaco allo spettatore. È proprio quello che quello che vuole lui stesso: dividere, frantumare, essere amato o odiato, digerito o rigettato, senza mezze misure. Io continuo ad amarlo, con qualche piccola titubanza.
Carla De Felice
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