Cinecefali

Published on Settembre 5th, 2016 | by Angelica Milia

I miei giorni più belli

I miei giorni più belli

giornibelli

 

Titolo originale: Trois Souvenirs de ma Jeunesse.
Regia: Arnaud Desplechin
Cast: Quentin Dolmaire, Lou Roy-Lecollinet, Mathieu Amalric, Pierre Andrau, Raphaël Cohen,
Durata: 120 ‘
Uscita: 22 giugno 2016
Trama: Paul Dedalus, antropologo, lascia il Tajikistan per tornare in Francia, dove una serie di eventi lo porteranno a ricordare i tre momenti più importanti della sua vita: una gita in Russia con tanto di attività clandestina, la convivenza con una madre malata e un padre assente, l’incontro con l’amore della sua vita. La storia e gli amici a fare da contraltare a una crescita interiore potente e romantica.

‘Qualcuno ti ha già amato più della sua stessa vita?’

Trois souvenirs de ma Jeunesse, letteralmente tre ricordi della mia giovinezza, è il titolo originale dell’ultima fatica autobiografica di Arnaud Desplechin (apertamente speculare al precedente Comment je me suis disputè… (ma vie sexuelle)).

I tre ricordi in questione altro non sono che tre momenti, tre incontri e tre decisioni che renderanno il protagonista Paul Dedalus l’adulto che è, un Mathieu Amalric (attore feticcio dell’autore) sempre chirurgico o monumentale a seconda delle necessità.

Tra questi, è il terzo ‘souvenir’ il più lungo e influente, il cuore emotivo di un percorso personale, ma anche professionale, al cui centro emerge il Dedalus giovane, libero e scardinato interpretato da Quentin Dolmaire, condannato ad amare e abbandonare in perpetuo Esther (una dolcissima Lou Roy-Lecollinet), per una passione corrosiva legata ai suoi studi di antropologia e al legame con una mentore a cui finirà col sentirsi finalmente a suo agio.

La bellezza di un film apparentemente sbilanciato come questo, la cui prima parte è fortemente imbastita sul tema dell’identità ufficiale e la seconda su quella intima, sta tutta nel suo costruire attraverso un rapporto amoroso tracotante di spergiuri, rimbalzi emotivi, fughe e pianti, una storia d’amore giovanile come non se ne vedevano da tempo. L’ossessività, la percezione di un qualcosa di eterno e corrosivo, un legame tossico di cui si è consapevoli ma dal quale non si riesce a scappare, sono resi con una fisicità tangibile, sincera, vissuta, che rimane anche dopo la chiusa amaramente disillusa data dal re-incontro/scontro dei due ex migliori amici, entrambi innamorati della stessa donna ma di cui solo uno è il legittimo custode.

Con I miei giorni più belli, più che un atto di memoria e nostalgia, Desplechin sfoga il racconto di un legame. In questo modo crea un parallelismo con la crescita personale incastrata in un mondo reale, non idealizzato. La sua è un’analisi del contesto dal punto di vista di Dedalus, del quale si vuole disperatamente essere parte, e non solo come spettatore affascinato, ma anche a costo di perdere ciò che si ha di più caro.

Un coming of age dove il conoscersi, l’amarsi e poi il perdersi, sono cifre di un totale che è difficilissimo districare da tutto il resto. La presa di coscienza che siamo la somma di parti indistinguibili tra loro, così come gli altri, così come tutti, essi stessi somma di chi ha incrociato il loro cammino, nel bene o nel male.

Angelica Milia

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I miei giorni più belli Angelica Milia

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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
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