Cinecefali

Published on Settembre 27th, 2016 | by Angelica Milia

Frantz

 

locandina

Frantz

Regia: François Ozon
Cast: Pierre Ninet, Paula Beer, Ernst Stötzner, Marie Gruber, Anton Von Locke, Cyrielle Claire, Johann von Bülow
Durata: 1h 53′
Distribuzione:Accademy two
Uscita nelle sale: 22 settembre 2016
Trama: La famiglia Hoffmeister vive nel lutto per la morte di Frantz al fronte, durante la prima guerra mondiale appena terminata. I suoi genitori convivono con la fidanzata del figlio, Anna, che un giorno sulla tomba di Frantz nota un uomo francese, Adrien. Presentandosi come amico del defunto, nonostante l’odio ricevuto dai paesani tedeschi per il suo essere francese, questo incontro rivelerà segreti e speranze a entrambe le fazioni, causando non pochi problemi e anche un viaggio a Parigi.

‘E’ venuta per dirmi che mi hanno perdonato’

Francois Ozon è indubbiamente tra i migliori registi europei in circolazione. Il suo cinema, profondamente francese ma per questo non meno potente o diretto di altri, si accompagna spesso a drammi umani che giocano sull’ironia delle parti e sui limiti posti dalla società alla morale e ai desideri dei suoi personaggi.

Grande esploratore anche del sesso nei suoi film, questa volta Ozon depone le armi della provocazione (sempre comunque gestita in maniera elegantissima) e prende un classico nascosto di un altre grande maestro europeo, ovvero Ernst Lubitsch, per raccontare ciò che gli sta profondamente a cuore.

Broken Lullaby è infatti un film del 1932, tratto da un testo teatrale di Maurice Rostand. Quello che il regista parigino ha effettuato sul materiale originale è ciò che viene sempre auspicato nei casi di remake. La storia originale, infatti, viene ripresa solo a metà, quindi non semplicemente copiata o riportata con tecniche moderne, ma elaborata attuando una vera e propria possessione stilistica ed espressiva attraverso il mezzo cinematografico.

Ozon usa il film originario come spunto da cui partire per raccontare un’altra storia, quella di due paesi ugualmente contrapposti dagli strascichi della prima guerra mondiale, con al centro la meravigliosa Paula Beer, inconsapevole ponte tra due culture lontanissime eppure profondamente legate.

In Frantz i ruoli di Anna e Adrien (un Pierre Ninet dalla forte presenza fisica che emana però una fragilità nervosa indescrivibile) sono in realtà antitetici, da un lato un uomo che sente di aver perso la propria umanità ma a cui rimane tutto dal punto di vista materiale, e dall’altro una donna che ha perso ogni cosa la legasse al suo luogo d’origine e che è disposta a tutto pur di riconquistare un briciolo di felicità.

frantz-2

Il tutto con un utilizzo di un bianco e nero volutamente desaturato, non puro, a tratti fastidioso per la sua vuota bellezza, che però risalta proprio quando Ozon vuole, ovvero quando necessario a livello espressivo.

Un film semplice, potente, elegante e universale, sui legami umani e sulla loro impossibile, labile incompiutezza.

Angelica Milia

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Mangio film, faccio film.



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