Fumetti

Published on Ott 20th, 2016 | by Guest

Randagi. Da zero.

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Francesca Zoni , Alessandro Mari Randagi. Da zero. Rizzoli Lizard, 2016. pp 192

Randagi

Randagi. Da zero è un romanzo a fumetti  di Francesca Zoni e Alessandro Mari uscito lo scorso 29 Settembre per Rizzoli Lizard e preceduto da una campagna di comunicazione che ha coinvolto alcune tra le maggiori città italiane e i social network più utilizzati. Pensato come primo volume di una storia più ampia, Randagi si inserisce in quel filone distopico che dal secondo Novecento in poi si è diffuso a macchia d’olio, prima in letteratura e poi nelle altre arti.

 

 

 

 

 

Tito si trova in carcere minorile, a Nisida, mentre Nina è in crociera insieme ai genitori. I due non si conoscono e neanche si somigliano, ma hanno in comune il fatto di dover ricominciare tutto da zero. Nel mondo, infatti, è scoppiata una terribile epidemia di cui non si conosce la causa, che colpisce mortalmente solo gli anziani e gli adulti, lasciando da soli bambini e ragazzi. Le norme sociali sono capovolte, le leggi non valgono più, lo stesso concetto di umanità sembra essere messo a repentaglio. L’amicizia, l’amore, la fiducia diventano tanto necessari quanto rari, e il raziocinio lascia il posto a istanti di terribile brutalità.

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Tito e Nina, come tutti i ragazzini superstiti, dovranno imparare a cavarsela da soli. La storia rimbalza alternando il loro punto di vista, sotto l’egida terribile dell’epidemia e delle sue conseguenze. Una delle cose più riuscite del racconto è proprio la maestria nei cambi di scena, dal tono a dir poco cinematografico. Gli autori ci raccontano poco o niente del loro passato, pur lasciando alcuni spiragli. Allo stesso modo, il finale è tutt’altro che definitivo, anzi, apre un’inevitabile continuazione della storia, con un secondo volume che uscirà il prossimo anno.

Randagi – da zero è un’opera prima per molti aspetti: innanzitutto, si tratta della prima produzione originale italiana di Rizzoli Lizard, partorita e prodotta passo passo con gli autori in ben due anni di lavorazione. Inoltre è l’esordio a fumetti di Alessandro Mari, conosciuto dal grande pubblico grazie ai suoi romanzi pubblicati con Bompiani e Feltrinelli, ed è anche il primo esperimento di storia lunga per Francesca Zoni, disegnatrice e colorista che ha esordito con il collettivo La Trama. In questo doppio esordio c’è anche, forse, il motivo del punto forte della storia, ovvero l’amalgama perfetto che si crea tra scrittura e disegni, e che dà un risultato probabilmente maggiore della semplice somma delle sue parti. C’è da dire, tuttavia, che il fatto di non essere un volume autoconclusivo comporta inevitabilmente una serie di punti interrogativi per il lettore – pensiamo, per esempio, alla ragione dell’epidemia o al motivo per cui essa colpisce solo gli adulti – ma come si è già detto le risposte a queste domande le troveremo nel prossimo volume (anche se c’è da aspettare un po’!).

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La visione d’insieme è quella di una storia riuscita, in cui le potenzialità degli autori emergono appieno e le emozioni si accavallano una dopo l’altra fino al climax finale, che fa venire voglia di averne ancora. I testi di Mari sono lapidari, essenziali, ricchi di espressioni gergali, l’autore non irrompe quasi mai all’interno della narrazione e ciò provoca una forte immedesimazione con i protagonisti e i personaggi collaterali. Francesca Zoni gioca invece con linee sottili, facendo un uso preponderante del nero e delle sfumature di azzurro. Le tavole in cui viene ritratta Napoli sono di una bellezza rara: si pensi all’esordio della storia, in cui appare una maestosa e precisa riproduzione dello splendido isolotto di Nisida, o alle sequenze ambientate all’interno del Maschio Angioino.

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A metà tra Cecità di Josè Saramago e Il Signore delle Mosche di William Golding, Randagi usa il pretesto di un momento fatale, in questo caso l’epidemia che si diffonde senza sosta, per scandagliare molte paure insite nell’animo umano: cosa ci distingue dagli animali, e fino a che punto? Quanto è vero che siamo esseri razionali, tolleranti, pacifici, e quanto invece la nostra natura è brutale? Non ci resta che aspettare il 2017 (o la fine del mondo).

Simona Di Rosa

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