Io e Henry – Intervista a Giuliano Pesce
Io e Henry
“Se hai un sogno, vale la pena di vivere inseguendolo; se non ce l’hai, non vale la pena di vivere.”
Ci sono dei romanzi che quando cominci a leggere non sai dove ti porteranno. A questa categoria appartiene con merito Io e Henry del giovane scrittore Giuliano Pesce, pubblicato quest’anno da Marcos y Marcos e neo-vincitore della 25a edizione del Premio Fiesole narrativa under 40.
La storia è alquanto bizzarra e travolgente. Tagliaferro è un giornalista un po’ sfortunato: è stato mollato da poco dalla moglie e al lavoro ricevi incarichi sempre più monotoni. L’ultimo di questi è recarsi al Centro di salute mentale Villachiara per una noiosissima intervista al direttore. Qui però conosce Henry, un paziente della struttura, che lo ammalia da subito con le sue storie e con la sua chiacchiera per aforismi. Un giorno Henry gli rivela un segreto: lui non è un paziente come gli altri ma un agente segreto vittima di un complotto. La sua missione è recuperare il documento più importante nella storia dell’umanità: il Registro-01. Tagliaferro non riesce a resistere al richiamo dell’avventura, proiettando il lettore in un romanzo avvincente e carico di adrenalina.
Io e Henry è una spy story densa di citazioni e richiami, appassionante, che dietro una trama all’apparenza leggera nasconde una serie di riflessioni ben più profonde.
Scriverne comunque non è semplice, e perciò ho chiamato il causa il suo gentilissimo autore Giuliano Pesce.
Io e Henry

Giuliano Pesce
“Weltschmerz, la sofferenza interiore, la terrificante depressione di chi ti attanaglia, inevitabilmente, quando ti rendi conto della differenza che esiste tra il mondo come lo vorresti e il mondo com’è. I tedeschi hanno una parola per definire questa sensazione: Weltschmerz.”
Ciao Giuliano. Poco prima ho scritto che Io e Henry è un libro decisamente fuori dai canoni, difficile da categorizzare. Come è nata quest’idea e quanto ci hai messo per svilupparla?
In effetti credo che in Io e Henry siano confluiti molti generi diversi, soprattutto sotto forma di parodia. L’idea è nata quasi per caso. Avevo un aforisma che mi ronzava in testa, che è diventato la prima frase del romanzo: “Se hai un sogno, vale la pena di vivere inseguendolo; se non ce l’hai, non vale la pena di vivere”. Poi ho aggiunto: “Il vecchio Henry lo diceva sempre”. E non sapevo spiegarmi il perché. Così, a cascata, ho scritto il resto della storia. Innanzitutto dovevo rispondere a me stesso: chi diavolo è il vecchio Henry?
Per scrivere la prima stesura ci ho messo qualche mese, mi sembra tre o quattro. Credo sia meglio scrivere velocemente, all’inizio, mentre l’idea è ancora fresca e guizzante. Poi, però, è necessario lasciar decantare la storia per un po’, senza pensarci più, in modo da poterla rivedere con più oggettività. Se a questo aggiungi il prezioso lavoro di editing svolto insieme all’editore, direi che il romanzo ha avuto una gestazione di quasi due anni.
Nel testo sono presenti riferimenti più o meno diretti. Quali sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzato? E quanto ha influito il mondo cinematografico, musicale e delle serie TV nella stesura del romanzo?
Il libro è davvero denso di citazioni e riferimenti, non ci sono dubbi. Se avessi scritto un elenco di tutte le fonti, le pagine sarebbero raddoppiate! Non credo che ci siano degli autori che hanno influito in modo particolare sul testo. Diciamo che ogni volta che leggo un autore che mi piace ne rimango influenzato e cerco di capire cosa renda così bello il suo libro. E lo stesso vale per cinema, fumetti, canzoni e tutto quello che possa trasmettere storie e sensazioni estetiche.Ma, alla fine, farei fatica a dirti da chi ho preso cosa. Posso citarti alcuni autori, registi e musicisti che mi piacciono particolarmente. In ordine sparso, però, perché non riesco a fare classifiche (e me ne piacciono troppi!): William Faulkner, Mike Mills, Damon Albarn, Chester Himes, Dino Buzzati,The Brian JonestownMassacre, Robert Altman, YoshiyukiOkamura, Francis Scott Fitzgerald, Sam Lipsyte,CédricKlapisch. (Mi fermo, te l’ho detto, sono troppi!)
I due personaggi principali sono una coppia fantastica, e in tanti aspetti sembrano quasi compensarsi a vicenda. Tu Giuliano Pesce ti senti più Henry o Tagliaferro?
Credo che in entrambi ci sia qualcosa di me, anche se solo una piccola, piccolissima parte.Hanno sicuramente preso vita da me, ma poi sono cresciuti per conto loro. E, sì, crescendo insieme sono diventati indispensabili l’uno per l’altro. Un po’ come Don Chisciotte e Sancho Panza.
Henry parla soprattutto per citazioni. Come le hai raccolte e soprattutto, quali sono le tue preferite tra quelle che dice?
Molte citazioni erano già parte nel mio background culturale; altre le ho scelte servendomi di raccolte di aforismi. Talvolta sono quasi piovute dal cielo, proprio quando desideravo una frase di un certo tipo, mentre guardavo un film o leggevo un libro. La mia preferita in assoluto è quella che apre il capitolo ventiduesimo: “Ricordati che un ottimista è solo un pessimista male informato”.
C’è qualche aneddoto particolare collegato alla stesura del romanzo? O qualche rituale o canzone che ti ha accompagnato durante la scrittura?
Non seguo nessun rituale specifico quando scrivo. Ma spesso, almeno durante la prima stesura, ascolto musica. A volte mi serve solo per isolarmi dal mondo esterno; in certi casi mi aiuta col ritmo che voglio dare alla narrazione. Per esempio mentre scrivevo il capitolo venticinquesimo: Tagliaferro si immerge nella festa della contessina Kosinceva, risucchiato dalle note di La Mer di Claude Debussy; e anche io mi sono lasciato trascinare dall’ascolto.
A fine lettura mi è venuta in mente la canzone del cantautore napoletano Giovanni Truppi dal titolo “Il mondo è come te lo metti in testa”. È in fondo un po’ questo il messaggio che vuoi trasmettere al lettore? Cosa possiamo imparare dai due protagonisti?
Grandissimo Giovanni Truppi! La sua canzone che preferisco è “Hai messo incinta una scema” , ma forse è colpa del bellissimo video che la accompagna. Non so perché, ma lo trovo quasi ipnotico.
Tornando al libro, non so se i due protagonisti possano insegnarci qualcosa. Forse a fare un po’ più di attenzione a noi stessi, e meno alla miriade di informazioni (o presunte tali) che ci circondano. Credo che “Il mondo è come te lo metti in testa” possa essere una delle interpretazioni del romanzo, senza dubbio. Ma non penso sia l’unica. Anzi: dai pareri che ho sentito, ce ne sono tante, tutte abbastanza diverse tra loro. E sono contento che sia così!
Un grazie di cuore ancora una volta a Giuliano, e tanti complimenti per il premio appena vinto!
Carla De Felice



