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Published on Dicembre 13th, 2016 | by Fabio D'Angelo

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Nostalgia

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Ermanno Rea, Nostalgia. Feltrinelli Editore, 2016 pp 288.

Nostalgia

Mio padre era un ferroviere deviatore capo napoletano. Dopo aver passato trent’anni in una cabina ad osservare le persone in partenza e in arrivo a piazza Garibaldi, aveva sviluppato una sua teoria su Napoli. Partendo da un campione statistico rilevante da far invidia a Masia, papà si era convinto del fatto che da questa città non si può fuggire. In un modo o nell’altro, per una sorta di forza di attrazione dovuta, ad esempio, a un rapporto di amicizia/amore irrisolto o semplicemente da una cosa che assomiglia tanto alla saudade che ad un certo punto travolge i calciatori brasiliani che giocano in Europa, qui bisogna tornare.

E Felice Lasco, personaggio cardine di Nostalgia, ultimo (ahimè) lavoro di Ermanno Rea (scomparso il 13 settembre di quest’anno) e uscito postumo per la Feltrinelli poco dopo un mese dalla morte dello scrittore, sembra quasi creato apposta per dimostrare la teoria di papà.

Lasco, dopo decenni passati in giro per il Medio Oriente, torna a Napoli, nel suo rione di origine, la Sanità, per accudire la madre nei suoi ultimi momenti di vita ma anche per affrontare definitivamente una questione lasciata in sospeso con il suo vecchio amico d’infanzia, Oreste Spasiano, detto Malommo, che nel frattempo è diventato un temuto boss del Rione.
Il racconto imbocca da subito un percorso di memoria che ben presto, grazie alla capacità dello scrittore di richiamare suggestioni, vira verso la nostalgia che – quasi a congelare il tempo – è ovunque: dentro il richiamo degli odori immutabili delle strade o di quelli delle muffe sui muri in tufo o nell’ascolto della lingua contaminata di Felice Lasco, da cui emerge un dialetto antico, che rimanda al Rione Sanità dell’infanzia del protagonista.

Rea racconta la vicenda, sovrapponendo alle voci di Felice e Oreste anche quella narrante di un medico marxista impegnato nel quartiere e legato a Don Luigi Rega, figura probabilmente ispirata a quella di don Antonio Loffredo, prete della Sanità impegnato nel recupero del quartiere.

E come in Cronaca di una morte annunciata, il breve romanzo di Gabriel García Márquez, lo scrittore ripercorre la vicenda del ritorno di Lasco a ritroso, cioè partendo dalla fine. Lo fa con uno stile unico, mai banale, che nonostante il ritmo serrato riesce a mettere a nudo la vita del Rione, raccontando quel mondo ed evidenziando così le sue contraddizioni, i suoi mali ormai ancestrali, le tradizioni e l’importanza dell’onore e della fatalità, che è un po’ anche fare i conti con se stessi. E per farlo Felice Lasco sfida tutto, anche un destino che sembra già scritto.

Ermanno Rea, con Nostalgia, ci regala un ultimo romanzo finito, carico di pagine struggenti e indimenticabili, e per chi come me l’ha amato come scrittore, un senso di abbandono difficilmente colmabile.

Fabio D’Angelo

 

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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