Film

Published on Gennaio 16th, 2017 | by Selvaggia Serini

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Sing

Sing

 

Regia: Christophe Lourdelet, Garth Jennings
Cast: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Seth McFarlane, Scarlett Johansson, John C. Reilly, Nick Kroll, Nick Offerman.
Uscita: 4 gennaio 2017 (italia)
Distribuzione: Illumination Entertainment
Durata: 1h 48′

 

TRAMA: Buster Moon è un impresario koala con un grande sogno: tenere viva la magia del teatro. Purtroppo, però, i fondi scarseggiano e anche la qualità dell’offerta inizia a soffrire, e Buster rischia seriamente di dover chiudere il teatro che il papà gli aveva regalato con tanto duro lavoro.
Escogita così la soluzione ai suoi guai: una gara di canto, in cui mette in palio i suoi ultimi mille dollari. O almeno così crede lui, perché la sua anziana (e un po’ begalina) segretaria aggiungerà per sbaglio un paio di zeri ai mille dollari previsti, creando una serie di equivoci apparentemente irrisolvibili.

Indovinate chi è la segretaria.

La domanda che potrebbe sorgere spontanea è:
Cos’ha di diverso quest’ultima fatica dell’Illumination Entertaiment – casa madre dei Minions – dai classiconi animati fatti di canzoni e eterna domanda “Chi sono io”?
Tutto.
Prima di tutto, pur avendo una forte componente musicale, questo non è un film musicale.
Non ci sono canzoni originali che i personaggi intonano mentre la gente intorno improvvisa coreografie trovando tutto molto normale.
Ci sono invece brani pop capaci di far sculettare anche il più intransigente rockettaro, orecchiabili e orecchiati, perché usciti dritti dritti dalle classifiche di mezzo mondo.
In più, la stragrande maggioranza dei personaggi, tutti diversi e ben caratterizzati, ha già ben chiaro chi è e cosa vuole fare: la ricerca dell’identità, tema carissimo alla tradizione dei lungometraggi animati, è messa in un angolo.
In questo caso invece l’eroe, o meglio usare il plurale, si chiedono COME raggiungere la propria realizzazione, e la risposta è semplice: sognare in grande.

In grande in senso lato, ovviamente.

Al contrario di tanti altri prodotti analoghi, in Sing la tensione comica non si stempera dopo il segmento (esilarante) dei provini, ma rimane vibrante, affiancata alla cosa più vicina alla tensione drammatica che si possa proporre in un lungometraggio pensato per i bambini.
Sing riesce così a emanciparsi, a diventare un film “vero”, privo dei tormentoni alla Let it Go – fatti quasi esclusivamente per ragioni di marketing – ma sostenuto al contrario da dialoghi anche maturi sul perseguimento dei propri sogni e sui compromessi che la cosa comporta.
Il messaggio finale è più che positivo: nella pellicola, solo un personaggio non ha mai un tentennamento (se vogliamo escludere un delizioso gruppo di red panda J-Pop), non ha mai un dubbio, ed è Gunter.
Gunter ci crede, Gunter indossa tutine aderenti pur essendo un enorme verro, ed è lì la chiave di tutto: credere fino in fondo, senza cambiare, senza questioni.
Credere con la fiducia di un bambino.

Siate come Gunter!

 

Selvaggia C. Serini

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Sing Selvaggia Serini

Summary: 5 e un Gunter

5

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