Recensioni

Published on Gennaio 25th, 2017 | by Noemi Borghese

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Una serie di sfortunati eventi

Ideatori: Mark Hudis e Barry Sonnenfeld, basato sull’omonimo ciclo di racconti 

Genere: Drama, black comedy

Durata: 42-64’ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 8 puntate

Cast: Neil Patrick Harris, Patrick Warburton, Malina Weissman, Louis Hynes, K.Todd Freeman

Distribuzione: Netflix

Prima Tv: 13 Gennaio 2017, Italia

 

 

A me gli occhi, le orecchie e il telecomando: oggi vi parliamo di una delle serie più divertenti e geniali di casa Netflix, per cominciare col botto il 2017:
Cari orfani di Barney Stinson, vi presento i bellissimi, sfortunati, bravi, sensibili, intelligenti, onesti fino alle bolle, orfani Baudelaire, e la loro straziante sequela di sciagure: o meglio, una serie di sfortunati eventi.

A dire il vero a raccontarvela non sono io, ma è il narratore Lemony Snicket, voce narrante anche dei libri da cui è tratta la storia, di cui avevamo già visto un arrangiamento per il cinema nel 2004, con un Jim Carrey che pochissimi ricordano perché eravate tutti impegnati a citarne le stucchevoli frasette di “eternal sunshine blabla”.

Sarò io però a raccontarvi il racconto, vi faccio insomma un racconto al quadrato.

Do the scary thing first then get scared after.

La storia parla di tre fratelli, Violet, Klaus e Sunny, dotati di straordinarie capacità al di fuori della norma. Violet ha 14 anni ma è come se avesse 4 dottorati in ingegneria meccanica; Klaus è un topo da biblioteca in grado di decifrare e divorare volumi interi in poche ore; Sunny, la più piccola, è appena una neonata ma ha una dentatura da squalo e, piccolo prezioso dettaglio, comprende perfettamente quello che le accade intorno, anche meglio degli adulti, che quasi mai capiscono il senso dei suoi vagiti che sono quasi sempre commenti sarcastici.

I tre fratelli conducono una perfetta vita felice, finché, un giorno, mentre misteriosamente i loro genitori li hanno mandati da soli al mare, il signor Poe, il bancario che curava le pratiche dei loro genitori li raggiunge e li informa che un incendio ha distrutto la loro casa e li ha resi orfani.

Love can change a person the way a parent can change a baby: awkwardly, and often with a great deal of mess.

Sgomento e paura assale i bambini, che però resistono con invidiabile flemma e attendono di essere affidati a un tutore che li tenga con sé finché saranno maggiorenni. Il tutore a cui vengono portati è però il terribile, perfido e spassosissimo Conte Olaf, interpretato dallo scoppiettante Neil Patrick Harris.
Il passato di Olaf ci viene svelato con estrema parsimonia lungo tutta la stagione, in cui lo vediamo trasformarsi, travestirsi e interpretare ruoli diversi – così come il passato dei genitori dei Baudelaire, del narratore Lemony Snicket, e di tutti gli altri personaggi adulti che nascondono errori, doppie vite, malefatte e amori disperati -.

Immediatamente ci accorgiamo che, laddove il cattivo Olaf – che è un attore, egocentrico e prepotente, circondato da una squadra di attori a loro volta maligni e ben poco talentuosi – ha intenzione di mettere le grinfie sull’eredità dei ragazzini, che pur riescono ogni volta a scappargli e a mettersi temporaneamente in salvo, anche i genitori stessi – ah sì, spoiler: non sono morti – hanno qualcosa da cui scappano, o verso cui cercano di tornare.

E noi, come fanciulletti, scopriamo increduli, in ogni puntata, tasselli del passato dei nostri genitori insieme ai piccoli Baudelaire.

I don’t know if you’ve ever noticed this, but first impressions are often entirely wrong.

Il bello della serie è che Lemony ci ripete costantemente di non seguire, non proseguire, ci intima di fermarci prima di addentrarci nella selva oscura (Beatrice!).
Ma nessuno resiste e tutti noi vogliamo sapere fin dove arriva la tremenda sfida toccata in sorte ai ragazzini, e proseguiamo.

Questa serie ci immerge in una comunità – che non si capisce quanto sia estesa geograficamente – in cui tutti sentono sempre il bisogno di spiegare locuzioni e forme espressive in modo quasi pedante; in cui esistono persone che passano la propria vita a studiare, oppure a dedicarsi alla grammatica come unico svago; è un luogo in cui il cattivo è l’unico personaggio che ci sembra fuori dalla favola e tutti gli altri perfettamente cristallizzati in un romanzo per bambini, didascalico fino all’inverosimile. Insomma, una comunità fantastica in cui essere bambini!

A series of unfortunate events è una delle serie di romanzi più di successo per i ragazzini degli anni 90-2000, e infatti i Baudelaire sarebbero i perfetti compagni di giochi di Harry Potter, Matilda…bambini prodigio, incompresi dai cattivi, circondati da invidiosi, che poi alla fine il lieto fine si fa attendere ma arriva sempre.

Bei tempi, ve’?


Perché guardare Una serie di sfortunati eventi?

Per Barney Stinson, per i Baudelaire junior, per i Baudelaire senior che ad averceli due parents così, perché a volte i buoni sono anche intelligenti, perché il Conte Olaf è la prima cosa bella del 2017

Perché non guardare Una serie di sfortunati eventi?

Perché da piccolo ero stupido, perché ho complessi di Edipo e/o di Elettra, perché ho bisogno di un lieto fine, perché il black humour è sopravvalutato, perché le tette del Conte Olaf sono finte 🙁

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Una serie di sfortunati eventi Noemi Borghese

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Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
    • Uno #streetcefalo Batllò, grazie @giorgiare #unabandadicefali #barcelona #instatravel #instatraveling #igersbarcelona
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