Fumetti

Published on Febbraio 4th, 2017 | by Carla De Felice

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P.I.G.S. – Intervista alla fumettista Cecilia Valagussa

I have to admit I feel more Italian now then I was back in Italy…

Mollare tutto e trasferirsi in un altro paese non è facile come potrebbe sembrare. La vita di un italiano all’estero, infatti, non è solo feste e alcool ma soprattutto confronto con sé stessi, con gli altri e con la propria cultura; tante piccole cose che soltanto chi si trova in quella situazione può capire. È proprio quel senso di spaesamento iniziale e la fase di ambientazione e integrazione della protagonista il tema centrale di P.I.G.S., il graphic novel di esordio di Cecilia Valagussa, fumettista e illustratrice lombarda, pubblicato dalla casa editrice belga VOS Uitgeverij. Cecilia Valagussa vive e lavora a Gent, in Belgio, e anche se il suo graphic novel non è stato (ancora) tradotto in italiano, racconta un argomento di scottante attualità: i “cervelli in fuga” in Europa, e l’immagine spesso stereotipata degli italiani all’estero. A partire dal titolo, il metaforico P.I.G.S., la Valagussa affronta con sincerità e onestà i primi momenti di una nuova vita all’estero, quel senso di curiosità misto a timore, i nuovi odori, sapori, profumi, ambienti nonché le differenze tra come ci si sente e come ci vedono gli altri.

Ecco perché ho deciso di fare qualche domanda a Cecilia per farmi raccontare di più sul suo graphic novel.

La prima domanda è d’obbligo visto che anche tu, come tanti altri in questi anni, sei un cervello in fuga. Da quanto tempo vivi in Belgio e come mai hai scelto proprio Gent?

Vivo in Belgio da 3 anni e mezzo. Dopo essermi laureata al triennio di Arti Visive della NABA di Milano ho lavorato con il Collettivo F84 per due intensi anni in un bellissimo studio a Meda. Dopodiché ho sentito l’esigenza di continuare gli studi; la cosa che più mi interessava approfondire e sviluppare era la capacità di narrazione per immagini, quindi mi sono messa alla ricerca di un corso specialistico in fumetto e graphic novel, che fosse valido e non troppo costoso. Ho trovato un master in Comics and Illustration presso l’accademia Sint Lukas di Brussels; mi hanno presa e sono partita insieme al mio ragazzo, che invece era stato ammesso a un master in Fine Arts a Gent. Dovendo scegliere dove stabilirci, abbiamo optato senza esitazione per Gent, bellissima città fiamminga, tranquilla, piena di biciclette, canali, eventi culturali, arte e musica.  

P.I.G.S. è un graphic novel autobiografico incentrato sulla tua “comoda” emigrazione di un’ora di aereo in Belgio. Come hai avuto l’idea di raccontarla in questo modo e per quanto tempo ci hai lavorato?

Prima di partire, andavo a fare qualche ora di conversazione in inglese a casa di una signora madrelingua, è stata lei a parlarmi di P.I.G.S., acronimo coniato da un giornalista inglese per riferirsi a Portogallo, Italia, Grecia e Spagna, i paesi del sud Europa in difficoltà economica.  Da subito mi è sembrato estremamente interessante, soprattutto come metafora visiva per parlare di emigrazione dal sud al nord dell’Europa, quella che a breve avrei  intrapreso. Una volta arrivata in Belgio ho iniziato a immaginare e scrivere la storia a partire da questo spunto, ispirandomi parzialmente alla mia vita reale e aggiungendo degli elementi più surreali. Ho lavorato effettivamente al libro per circa un anno, mentre frequentavo il master.

Quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato per la pubblicazione? È stato difficile trovare un editore e soprattutto com’è andata con la traduzione?

La ricerca dell’editore è stata molto intensa, mi ha occupata per un altro anno circa. Ho mandato tantissime mail e cercato di essere presente in numerose situazioni di incontro. Il progetto veniva apprezzato ma si trovava sempre al di fuori dalle linee editoriali già impostate dalle case editrici.

A un certo punto, tramite un amico ho avuto la fortuna di  venire in contatto con VOStripgilde, una sorta di cooperativa-casa editrice nata come punto di incontro e sostegno tra autori, illustratori, scrittori e fumettisti.  A loro il progetto è piaciuto molto e hanno deciso di pubblicarlo; grazie al loro sostegno ho anche ottenuto un finanziamento dal VFL (Vlaams Fonds voor de Letteren), istituzione autonoma del governo belga che sostiene lo sviluppo del panorama letterario e degli autori.

Per quanto riguarda la traduzione, ho scritto la storia in italiano e una mia amica bilingue l’ha tradotta in inglese; Peter Moerenhout, scrittore e presidente della casa editrice, ha successivamente curato la traduzione dall’inglese al fiammingo.  

Per questo graphic novel hai utilizzato il formato panoramico. È stata una scelta in corso d’opera e quali i vantaggi/svantaggi del formato?

Ho avuto da subito la sensazione che il formato A4 orizzontale fosse perfetto per rappresentare il mio “vagare” in una città sconosciuta, punto focale della storia. Ho deciso di abolire le cornici e la divisione in vignette, fondendo le scene l’una con l’altra in modo da formare delle composizioni uniche su due pagine affiancate. La protagonista si muove così in un unico e continuo flusso visivo. Il formato panoramico ha secondo me il grande vantaggio di avvolgere il lettore, ma ha anche lo svantaggio di essere ricondotto al libro per bambini, cosa che a me personalmente piace, ma effettivamente poche case editrici di fumetti utilizzano formati orizzontali. Inoltre il costo della produzione è superiore rispetto a un formato verticale.

Uno dei punti chiave di P.I.G.S. sono gli stereotipi che hanno di noi all’estero. C’è chi riesce a riderne su, chi invece li trova irritanti. Qual è l’episodio più divertente che ti è capitato in questo senso in Belgio? E qual è adesso il tuo rapporto con questi stereotipi?

Un episodio divertente che mi viene in mente è stato quando una segretaria del comune mi ha chiesto la carta d’identità. Glie l’ho passata, lei l’ha guardata un po’ stranita, l’ha aperta e ha detto: “Voi italiani siete così old school…”.

Per quanto riguarda il mio rapporto con gli stereotipi dipende dalla situazione, in certi momenti possono essere estremamente fastidiosi, ma devo ammettere che allo stesso tempo  mi affascinano in quanto espressioni un po’ caricaturali della realtà.  

6. Secondo me P.I.G.S. potrebbe essere tranquillamente considerato una sorta di manifesto di generazioni di giovani che abbandonano l’Italia e vanno all’estero. Per chi vede da fuori, è tutto rose e fiori, mentre è una scelta davvero dura e adattarsi, anche quando si è aperti, è più difficile del previsto. Hai mai pensato di proporre il tuo graphic-novel a un editore italiano? (Io credo che sarebbe una bella sfida, anche a partire dal titolo)

Grazie, è vero quello che dici perché effettivamente anche io me l’immaginavo un po’ più semplice, invece essere in un posto nuovo dove non conosci nessuno e dove la gente ha una cultura diversa dalla tua, soprattutto all’inizio è stato difficile. Allo stesso tempo però è davvero stimolante perché in una situazione scomoda devi costantemente reinventarti, per questo mi piace molto. Certo, se P.I.G.S. venisse pubblicato in italiano sarei molto felice (e credo che anche mia mamma lo sarebbe) ma per ora non ho ancora trovato una casa editrice interessata, forse proprio perché come dici tu sarebbe una gran bella sfida…

7. Nella parte finale scrivi che P.I.G.S. è “la storia di una ragazza che va in Belgio per trovare la sua natura. Credi di averla trovata adesso?

La ricerca non è ancora conclusa, ma di sicuro ho capito molte più cose sulla mia natura da quando sono partita!

Carla De Felice

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L'unico vero realista è il visionario.



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