Maria pianse sui piedi di Gesù
Maria pianse sui piedi di Gesù di Chester Brown, edito da BAO Publishing, non è un fumetto propriamente detto, o meglio, è molto di più di un fumetto propriamente detto. Potremmo tuttavia dire – senza alcuna pretesa di completezza nella definizione – che Maria pianse sui piedi di Gesù è un libro a metà tra un saggio che si serve del fumetto e un manuale di critica letteraria applicato al libro più comprato e letto nella storia dell’umanità. Quale? La Bibbia, ovviamente.
Il volume si divide in una prima parte a fumetti e una seconda parte contenente la postfazione – dove l’autore spiega le ragioni e lo sviluppo dell’opera –, un solido apparato critico/filologico di note che chiariscono alcune parti delle storie a fumetti e, dulcis in fundo, una ricca bibliografia. L’opera non poteva essere pensata in una edizione migliore, un piccolo cartonato con dorso telato che ricorda istantaneamente quel libello che Don Abbondio teneva tra le mani prima di incontrare i Bravi di Don Rodrigo. La storia dei Promessi Sposi sarebbe andata molto diversamente, se quel vaso di terracotta avesse letto questo volume! Ma probabilmente, se fosse stato scritto in un tempo passato, Maria pianse sui piedi di Gesù sarebbe stato messo al rogo non una, ma cento volte.

Chester Brown, autore di origine canadese, si è fatto conoscere dal grande pubblico con le sue opere precedenti, tra cui spicca Io le pago. Memorie a fumetti di un cliente di prostitute (pubblicato in Italia da Coconino): all’interno di questo volume Brown racconta del suo rapporto con la prostituzione, trattando dunque con disarmante onestà un argomento parecchio spinoso e ancora soggetto a un giudizio morale durissimo. In Maria pianse sui piedi di Gesù la trattazione si concentra su due temi principali, quello “tipico” dell’autore, la prostituzione, e quello della disobbedienza. Per parlare di questi argomenti, Brown ha selezionato alcuni episodi tratti dalle Sacre Scritture, tra cui spiccano storie famosissime come la vicenda di Caino e Abele, la parabola del figliol prodigo e quella dei talenti, ma anche l’annunciazione a Maria e altre storie che forse risuoneranno nuove alle orecchie dei più.

Come tutti sanno, ma a volte dimenticano, la Bibbia non è che l’unione di una serie di storie ed eventi raccontati da più voci, afferenti ognuna a periodi storici diversi. La Chiesa Cattolica è con molta probabilità il brand più noto, diffuso e potente del pianeta: il suo logo (la croce), i suoi punti di distribuzione (le chiese), la sua filosofia (ama il prossimo come te stesso) sono conosciuti da tutti, tanto da arrivare ad affermare che tutto il mondo – o almeno il vecchio mondo – può dirsi cristiano nel proprio intimo. Dal punto di vista filologico, tuttavia, è evidente che le storie del tempo dei patriarchi sono differenti da quelle dei primi padri della Chiesa; sono differenti nel senso che, col passare dei secoli, cambiano le categorie mentali e valoriali della società: la prostituzione, ad esempio, passa dall’avere una connotazione neutra ad essere etichettata come assolutamente negativa, e sparisce come modello di condotta per lasciare spazio all’unica declinazione possibile (al tempo) del femminile, quello della moglie e della madre “dolorosa”.
È proprio in questo lasso di tempo (come argomenta Brown, facendo riferimento alle teorie di filologi e studiosi dei testi sacri) che si evidenzia un cambiamento del giudizio divino circa i temi della prostituzione e della disobbedienza. Per quanto riguarda il primo argomento, si vede come molte donne presenti nella Bibbia fossero delle vere e proprie prostitute, ma ciononostante sono entrate nel pantheon delle figure storiche che hanno permesso l’avvento del regno di Dio nel mondo.

Il caso più emblematico è quello di Rahab: la donna salva due israeliti che vengono inviati a Gerico come spie, li nasconde nella sua casa e successivamente, durante l’assedio di Gerico, viene risparmiata dagli assalitori proprio grazie a questo suo atto di bontà. Rahab viene presentata come una prostituta libera: la casa è di sua proprietà, non appartiene a nessun ruffiano, anzi, è lei stessa a gestire il suo patrimonio e le sue risorse. Rahab comprende l’arrivo del regno di Dio sulla terra prima dei due israeliti, quasi come fosse stata eletta da Dio per permettere lo svolgimento della sua “rivoluzione”. Chester Brown affianca alla storia di Rahab altri episodi, tra cui spiccano quello di Maria di Bernabea – che probabilmente è la Maddalena – e Maria di Nazareth, che è probabile esercitasse la professione di prostituta (oppure potete credere alla storia dello Spirito Santo che la insemina, se vi pare).

Per quanto il tema della prostituzione sia davvero interessante, è quello della disobbedienza che ha catturato la mia totale attenzione: siamo sempre stati abituati a pensare a un Dio malvagio nel Vecchio Testamento e a un Dio caritatevole e misericordioso nel Nuovo Testamento, e forse non siamo mai riusciti a spiegarci fino in fondo alcuni passaggi della Bibbia. Pensiamo alla storia di Caino e Abele: perché Dio accetta il sacrificio di Abele e rifiuta i doni di Caino? Caino ha obbedito a Dio ed è un agricoltore, Abele disobbedisce a Dio e diventa pastore. Eppure, è Abele la vittima e Caino l’assassino, e sarà condannato a girovagare senza sosta e senza perdono sulla Terra. Nella parabola dei Talenti, poi, non comprendiamo perché il padrone imprigioni colui che gli ha obbedito e premi chi invece non ha seguito i suoi ordini.

Il caso più emblematico di questo misunderstanding si vede, comunque, nella parabola del figliol prodigo: perchè il primo figlio, che ha sempre obbedito al padre, viene a malapena considerato mentre il secondo, che ha sperperato la sua eredità, viene accolto a braccia aperte? La dottrina dice che Dio si cura non tanto di chi non lo abbandona mai, quanto di chi lo abbandona e torna da lui. Chester Brown in questo volume (che, a quanto avrete capito, non si presta proprio a essere letto sotto l’ombrellone) ci mostra le cose da un differente punto di vista: Dio apprezza chiunque violi le sue leggi in vista di un maggiore godimento della vita. E quindi ben vengano i talenti sperperati per andare a prostitute, ben venga uccidere gli animali e contravvenire agli ordini, ben venga punire chi obbedisce e premiare chi disobbedisce.
Cialtronerie di un fumettista? Certo che no. La grande, grandissima forza di questo volume sta nel possente apparato critico che si svela a metà del libro: Chester Brown fa riferimento a moltissimi studiosi del tema, confronta i testimoni (ovvero le diverse versioni di una stessa storia, essendo la Bibbia un testo corale), contestualizza gli episodi narrati nelle Scritture nel tempo in cui avvengono e nell’epoca successiva in cui vengono rimaneggiati, insomma ci mostra che dietro le sue vignette e la sua ironia c’è uno studio profondissimo, e che le sue opinioni, se non condivise, meritano quantomeno di essere rispettate. Si può non essere d’accordo con Brown (e con i suoi riferimenti filologici), ma non lo si può certo tacciare di cialtroneria o, ridicolmente, di eresia.

Da ex aspirante filologa e appassionata di critica letteraria, ho trovato questo libro davvero illuminante, ma soprattutto alla mia portata. Questo volume ha tanti livelli di lettura quanti sono i suoi tipi di lettori, pur pretendendo sempre di essere letto con una certa attenzione. Può essere il regalo perfetto per un anticlericale, ma anche un valido strumento di analisi per uno studente di Teologia alle prese con il suo corso di Epistemologia. In ogni caso, Maria pianse sui piedi di Gesù (le ragioni del titolo le troverete leggendo) è un libro da avere, perché è un vero e proprio gioiello di acume, attenzione e onestà intellettuale.
Simona Di Rosa
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