Dear White People
Titolo: Dear White People
Genere: dramedy, satira
Durata: 30 minuti
Lingua originale: inglese
Stagioni: 1 (10 episodi)
Cast: Logan Browning, Brandon P. Bell, DeRon Horton, Antoinette Robertson
Prima TV: 28 aprile 2017
Distribuzione: Netflix
Trama (sempre accuratamente spoiler-free): La serie, creata da Justin Siemen, è basata sull’omonimo film dello stesso Simien, in cui viene dipinta la vita di un gruppo di studenti neri in una università della Ivy League, e le tensioni razziali che si annidano sotto la patina del politically correct.
Sam White, talentuosa e impegnata studentessa, ha una rubrica alla radio del campus, chiamata proprio “Cari bianchi”. Dal suo pulpito, Sam arringa sia bianchi che neri, cercando di smascherare l’ipocrisia dei primi e smuovere le coscienze dei secondi, nati molto dopo il periodo di fuoco della disobbedienza civile e delle lotte per l’uguaglianza razziale.
Intorno a lei, amici e nemici dai caratteri più disparati, quasi tutti ragazzi “bene”, neri emancipati, lontani dallo stereotipo del ghetto e della droga, che devono venire a patti con la società in cui si trovano e nella quale cercano di emergere.
Da Coco, determinata a diventare la seconda presidentessa nera, a Troy, incastrato in un desiderio di perfezione dal padre rettore, al meraviglioso Lionel, gay e imbranatissimo, che scoprirà pian piano la propria voce politica, in ogni episodio ci sarà permesso scoprire qualcosa di più di ognuno, in una ridda di personaggi mai banali, completamente tridimensionali, umani e imperfetti.
Sarò sincera: se non fosse uscita la terza, esilarante stagione di Unbreakable Kimmy Schmidt, questa sarebbe la serie migliore che possiate vedere quest’anno.
Lontana dal tam tam adolescenziale, lontana anche per tematiche, Dear White People è passata quasi inosservata in Italia, all’interno della vasta offerta Netflix.
Potreste quasi passare oltre, pensando ai Robinson, ai Jefferson, a Steve Urkel, alle famigliole nere da sit com degli anni ’80.
E fareste malissimo.
Dear White People non è una serie semplice. È una serie che suppone un minimo di conoscenza della cultura pop americana e delle trasformazioni che sta subendo negli ultimi anni (la rivendicazione “di razza” di Beyoncé ne è un esempio), una serie di battute sferzanti rapide e geniali, una serie che ci costringe a osservare dritto in faccia il nostro privilegio.
Se dovessi chiedermi perché abbia avuto così poca risonanza, direi che il motivo è nella nostra lentezza. Le questioni razziali, che l’America ha iniziato a risolvere dagli anni ’50, per noi sono ancora lontane. L’America è più avanti. La comunità afroamericana è forte, vitale, rinvigorita dal primo presidente nero, rafforzata da modelli forti, nello sport e nello spettacolo.
Eppure, guardando Dear White People, ci accorgiamo che dietro il progresso si nasconde sempre una vocina maligna, che dice “negro” senza rendersi conto dell’accezione. Che con leggerezza fa cadere commenti offensivi.
La serie riesce, con la forza di personaggi meravigliosi (Coco Connors, o la stessa Sam White, per citarne solo due) a farci ridere, a farci indignare e ragionare. Non c’è pesantezza, nelle riflessioni che ci vengono sbattute in faccia dalla lingua affilata di Sam, ma ci sono orgoglio e identità.
C’è la possibilità di imparare qualcosa, di mettere a nudo le storture di una società fintamente progressista.
Forse, in fondo, ci fa anche vergognare.
Di essere bianchi, o di aver pensato che anche questa serie parlasse di noi.
PERCHÉ VEDERE DEAR WHITE PEOPLE:
– Perché sono stufo degli stereotipi.
– Perché Tarantino non può dire neg*o tutte quelle volte.
– Perché ho bisogno di credere in qualcosa.
– Perché non si smette mai di imparare.
PERCHÉ NON VEDERE DEAR WHITE PEOPLE:
– Perché non parla di bianchi, e allora che titolo è?
– Perché insomma, alla fine è razzismo al contrario! (No, non lo è)
– Perché non ho voglia di ridere di cose serie.
– Perché odio Beyoncé (e non ho buon gusto).
Selvaggia Serini
Summary:








