Recensioni

Published on Settembre 6th, 2017 | by Selvaggia Serini

2

Atypical

Genere: comedy, drama
Durata episodio: 30 minuti
Lingua originale: inglese
Stagioni: 1 (8 episodi)
Cast: Jennifer Jason Leigh, Keir Gilchrist, Brigette Lundy- Paine, Michael Rapaport
Prima TV: 11 agosto 2017
Distribuzione: Netflix

Da anni, le serie TV si stanno sforzando per mostrarci una varietà di umanità che non rientri più nel quadro tipico da famiglia suburbana, in cui il diverso è spesso imbarazzante e impresentabile (un Ralph Malph, uno Steve Urkel, per dire).
Siamo passati dal primo Sheldon Cooper – cui ora verrà dedicato un prequel che si preannuncia pietra tombale di un personaggio inizialmente davvero interessant – all’adolescente disturbato interpretato da Evan Peters nella prima stagione di American Horror Story, che ha fatto innamorare eserciti di ragazzine anche grazie alla sua maglietta, che fieramente affermava “Normal People Scare Me” (“Le persone normali mi fanno paura”).

Si aggiunge a questa nuova ondata di personaggi il giovane protagonista di Atypical, Sam Gardner (interpretato da Keir Gilchrist, già visto in quel piccolo capolavoro di It Follows), un diciottenne con disturbo dello spettro dell’autismo che, grazie alla terapia e al supporto della famiglia e del suo unico amico, comincia a muovere i primi passi nel mondo esterno.
Presentata come una dark comedy, Atypical vira fin da subito sul dramedy, per lo meno per chi vi scrive: dev’essere arrivato anche per me quel momento nella vita in cui smetti di identificarti con la Sirenetta e inizi a dare ragione a papà Tritone, che la vuole chiudere in casa.


Diciamo che la strada è un po’ in salita.

Uno dei pregi della serie è sicuramente la delicatezza con cui viene trattato l’argomento centrale, ovvero la vita con una persona affetta da autismo, e la limpidezza con cui ci vengono mostrate le difficoltà dei “normali” (dalla scelta delle parole nei gruppi di aiuto, al dover vivere ogni giorno in funzione di qualcun altro, alla sofferta comunicazione con il “diverso”). Non si arriva mai a patirne la pesantezza, ma se ne apprezza lo sforzo di sincerità.

Il percorso di crescita di Sam coincide con la messa in discussione di tutti quelli che lo circondano, dalla madre (Jennifer Jason Leigh, penalizzata da un’espressività plastica e botulinica), che si riscopre persona, alla sorella, che sogna il proprio futuro combattuta tra i desideri e il dovere.
Il gruppo di “normali”, impastoiato da convenzioni, ipocrisie e menzogne, finisce per sembrarci addirittura più incomprensibile di Sam, che vive nel suo bozzolo fatto di pinguini dell’Antartide e sincerità non richieste.
Il fatto che Elsa, la madre di Sam, manifesti alcuni comportamenti che potremmo identificare come appartenenti allo spettro dell’autismo, ci suggerisce che il disturbo abbia – come si crede – componente genetica, e questo è ovviamente un grande punto a vantaggio della solidità della messa in scena.
L’unico aspetto che potrebbe farci storcere il naso è in un certo senso il fatto che la serie non corra realmente rischi: Sam è un personaggio amabile, grazioso, ad alta funzionalità; una specie di Sheldon, redimibile e inseribile. Sicuramente una serie su una persona con autismo grave avrebbe avuto meno appeal, ma forse più onestà.

Dai, che gli volete già un po’ di bene.

PERCHÉ VEDERE ATYPICAL:
– Perché il mondo è bello perché è vario;
– Perché nessuno aveva mai parlato prima dei fratelli delle persone con autismo;
– Perché Sheldon ormai è guarito;
– Perché adoro i pinguini.

PERCHÉ NON VEDERE ATYPICAL:
– Perché Jennifer Jason Leigh pare la sorella cessa del Joker;
– Perché in fondo mi puzza di exploitation;
– Perché la diversità mi mette a disagio;
– Perché non è vero che si ride, chi ha detto che si ride?

Selvaggia C. Serini

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Atypical Selvaggia Serini

Summary:

3.5

Voto


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