Film

Published on Gennaio 22nd, 2018 | by Fabio D'Angelo

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Essere Gigione

 

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Locandina Essere Gigione – L’incredibile storia di Luigi Ciaravola

Titolo: Essere Gigione – L’incredibile storia di Luigi Ciaravola
Regia
: Valerio Vestoso
Genere: Film documentario
Lingua originale: napoletano, italiano
Distribuzione: Capetown Film con il sostegno della Direzione Generale Cinema del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Lazio – Fondo regionale per il cinema e l’audiovisivo
Durata: 71 min
Uscita: 18 gennaio 2018

Se volete conoscere un popolo, dovete ascoltare la sua musica

 

 

Un bambino o un adolescente sogna di essere tante cose da grande: un astronauta, un benzinaio, un calciatore, un personaggio della TV, o perché no, guardando Tele Akery, sperare di essere un giorno come Luigi Ciavarola, in arte Gigione.

Essere Gigione, il bel documentario del giovane regista campano Valerio Vestoso, insegna che essere come il Bruce Springsteen di Boscoreale non è affatto un mestiere facile, bisogna avere come minimo – per citare Luca Carboni – un fisico bestiale. 

Un aspirante Gigione, infatti, deve:

– essere resistente al colesterolo (avete presente quanto si mangia alle sagre di paese, no?);

– fare gli stessi chilometri in autostrada di un camionista;

– stringere più mani di un Clemente Mastella qualunque in campagna elettorale; 

– Farsi più selfie al giorno di Belen.

Questo per dire che è quasi più facile passare i test fisici e attitudinali per diventare astronauta che superare le visite mediche del concorso pubblico per essere Gigione.

E qui non fraintendente, non voglio scoraggiare gli aspiranti Gigione, dico solo che quello di Luigi Ciavarola non è un mestiere adatto a tutti.

E Valerio Vestoso, nei 71 minuti di documentario, riesce a spiegarlo bene. Per farlo Vestoso ha seguito Gigione per quasi un anno, in giro per le province italiane (circa 150 concerti di piazza), filmandolo ovunque: in macchina, in televisione, a tavola, nel camerino, sul palco, in sala d’incisione, con la moglie, con la band, con i figli Jo Donatello e Menayt. Facendo raccontare Gigione da chi lo conosce bene, cioè da se stesso e da chi gli sta più vicino. O intervistando dei fan scelti in modo non casuale da un campione statistico significativo: per la precisione, un capo fan umbro e un bambino in grado di imitare perfettamente la sua famosa mossa di bacino con tanto di “po-po-po” di accompagnamento. 

Ma è solo grazie all’analisi dei testi delle sue canzoni di maggiore successo che Vestoso riesce a far emergere in modo chiaro lo spessore del personaggio.
Ne viene fuori un ritratto interessante, in cui spicca forte l’essere Gigione più profondo, cioè quello di una persona impegnata fisicamente nel sociale. Fateci caso:

– Nella gran parte  delle canzoni di Gigione (‘A campagnola, Te piace ‘o biscotto, Lecca lecca, La trapanarella, ‘A carcioffola, solo per citare le più famose), viene sostanzialmente ripreso lo slogan sessantottino di pace “fate l’amore, non fate la guerra”.

– Una cifra significativa del suo repertorio è invece dedicato cover di canzoni straniere, tradotte nel gigionese da Gigione stesso con il nobile intento di avvicinare alle canzoni di Madonna, i Beatles e così via anche le persone umili che non hanno studiato e che quindi non conoscono le lingue straniere.

– Infine, una quota non trascurabile del repertorio gigionese (ben due album!) è dedicata ai Santi da processione e alle Madonne (Padre Pio, la Madonna di Pompei, Papa Francesco, sono alcune delle figure religiose omaggiate da Gigione nelle sue canzoni). Perché è durante i pellegrinaggi che la gente riscopre quel senso di comunità.

Insomma, quella di Gigione appare come una vera e propria missione sociale, che lo stesso Luigi Ciavarola in un passaggio importante del documentario,  sintetizza con l’espressione dialettale “pariare”. Che tradotto dal gigionese all’italiano significa far  divertire il pubblico, trasmettendo al tempo stesso semplici messaggi universali di pace e di amore. Concetti elementari con cui Gigione riesce a coinvolgere proprio tutti, dai bambini fino ai nonni, abbattendo tutti i muri che separano i vari strati sociali. Per questo, raccontare l’incredibile e inarrestabile successo di piazza di Luigi Ciavarola è un po’ come indagare su una fetta significativa di provincia italiana, disagiata ma al tempo stesso assolutamente genuina.

Il documentario di  Vestoso termina regalando allo spettatore l’immagine di un uomo, Luigi Ciavarola in arte Gigione, che mette al servizio della comunità la virtù che sa di avere, quella di riuscire a condensare in ogni selfie un concetto semplice: la vita è bella se mangiate, ballate e vi riproducete come conigli. E chi di noi ha gli strumenti teorici per affermare il contrario?

Fabio D’Angelo

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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    • #Repost @ssimonadirosa with @get_repost・・・"Eravamo tutte esaltate e terrorizzate: si stavano avvicinando i mondiali ISI, la gara più importante dell'anno. Non capivo perché fosse così importante. Una vittoria non qualificava per nessun'altra competizione. Nessuna di noi sarebbe andata alle Olimpiadi. Eravamo solo prigioniere nel ciclo continuo del pattinaggio agonistico di medio livello."La recensione su @unabandadicefali, qui basti dire che questo mattone di 400 pagine si legge super velocemente (forse anche troppo) e racconta una deliziosa storia di formazione. Un primo passo per conoscere il talento di Tillie Walden anche in Italia 💙
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