Film visages vilages bandadicefali

Published on aprile 8th, 2018 | by Guest

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Visages, villages


Regia: Agnès Varda, JR
Genere: Documentario – Francia
Durata: 93’
Distribuzione:  Cineteca di Bologna
Uscita:  15 marzo 2018

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Visages, villages, Agnes Varda e Jr, Cineteca di Bologna.

Un road movie? Un documentario sull’uso e consumo della street art? Una testimonianza della vita semplice di campagna e delle comunità che resistono?
Visages, villages è tutto questo e tanto altro.

È un incontro di due anime affini ma quanto più diverse: Agnès Varda – ottuagenaria, piccina, una cineasta con la passione per la fotografia, e, non dimentichiamoci, anticipatrice della Nouvelle Vague nonché fresca vincitrice del premio Oscar alla carriera – e JR – trentenne, fotografo di strada e arrampicatore di palazzi per professione. Un passo a due che conduce lungo le strade delle zone remote della Francia a bordo di un camioncino, un mini van la cui fiancata è un occhio che spia e riproduce ciò che vede in gigantesche polaroid.

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Questi due splendidi visionari portano per mano lo spettatore tra pensieri e memorie sparse che finiscono per avere come filo conduttore la celebrazione del lavoro manuale e dei suoi artigiani. Tutto sembrerebbe essere girato in corso d’opera, senza seguire un canovaccio. È un cinema-diario come piace alla Varda: un dialogo informale con digressioni che cullano un pubblico che non deve essere impaziente: succederà quello che succederà. Bisogna lasciarsi andare, farsi rapire dall’innovazione all’antica di Agnès e JR, carpire quanto di più piccolo c’è in questo film che lo rende così universale senza effetti speciali, senza spiegazioni, senza un perché.

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È in quell’inaspettato niente che si fa la conoscenza dell’ultima donna che vive in un paese di minatori che se ne sono andati, del suonatore di campane del paese, e di tanti altri volti rugosi, stanchi o guerriglieri, senza nome ma così espressivi da dover essere immortalati, almeno per un attimo, in gigantografie da esporre sui muri o su qualsiasi superficie si possa prestare. E non importa quanto rimarranno lì o dove andranno. Che si trovino su un bunker precipitato al centro di una spiaggia o su un treno merci che il porterà in giro per il mondo.

E tra una conoscenza e l’altra, tra un viaggio e l’altro, frammenti di discorsi tra JR e Agnès: sulla vecchiaia, sulla morte, sull’arte, sul potere delle immagini. Ma anche canzoni degli anni ’70 da cantare a squarciagola, gatti che si arrampicano sulle spalle, il mercato del pesce, le iniezioni agli occhi malandati di Agnès e gli occhiali da sole di JR che non si possono mai sfilare. Fino ad arrivare a una figura cruciale: Godard. Una presenza spettrale (letteralmente), un non-incontro che finisce per rappresentare la fine del film. In una maniera inaspettata, probabilmente anche per Godard stesso che, senza nemmeno volerlo, ha aggiunto un ultimo tocco di tenerezza.

Elena Rebaudengo 

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