Manhunt:Unabomber
| Ideatori: Andrew Sodroski, Jim Clemente, Tony Gittelson.
Genere: Drama, poliziesco Durata: 42’ (a episodio) Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 8 puntate Cast: Paul Bettany, Jane Lynch, Sam Worthington, Katja Herbers, Chris Noth Distribuzione: Discovery Channel (in Italia Netflix) Prima Tv: 1 Agosto 2017, USA |
Oggi, in qualità di cefalo seriale, ho deciso di fare l’hipster e quindi prendo una posizione: Mindhunter è senz’altro affascinante, ma Manhunt: Unabomber lo è molto di più – e meriterebbe un successo, anche da noi, che non ha (ancora) avuto.
Lo spirito da bastiancontrario, a differenza di tante persone, è un’attitudine che ho abbandonato quando andava fatto, cioè più o meno prima del completamento della pubertà. Il motivo per cui parlo di Manhunt:Unabomber infatti è che, anche se il genere poliziesco è – mediamente e oggettivamente – una me#da, il genere poliziesco però ispirato a storie vere ha un magnetismo unstoppable che non possiamo ignorare.

Well, this reeks of desperation. You not only lock me up, you lock my house up, as well?
Facciamo un po’ di introduzione come si deve però perché non vorrei che pensaste che sono una persona che si perde in polemiche invece di arrivare al punto.
Prodotta e distribuita da Discovery Channel e messa in onda tra agosto e settembre scorsi, la serie parla della storia del più geniale bombarolo statunitense, delle indagini che hanno portato alla cattura e quindi del processo. Fin qui, lo so, che noia. Però io vi invito a immaginare cosa significherebbe per noi avere una serie-non-docuserie su un personaggio della nostra storia recente che ha significato tanto quanto Ted Kaczynski è stato per gli U.S.A, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90: bombarolo geniale, controverso, molto discusso che ha operato indisturbato per circa vent’anni.
Eh ma che vuol dire la storia italiana è divers—sì ma non c’entra.

I know you’re not insane. Every time I stop at a red light or I follow the arrows in IKEA or I sit and I wait and I listen for the modem to dial up, I can see the systems that control our lives, and I feel myself being hemmed in, and I hate it. What you have to say about the world, it matters to the future.
La serie fa continui saltelli avanti e indietro, e rende centrali due figure: Ted Kaczynski, il bomber ricercato, il filosofico criminale i cui metodi e la cui visione del mondo e della tecnologia sembrano aver ispirato il grande classico Matrix. Non sto esagerando, è proprio così.
La seconda figura che emerge dai balzi temporali è James Fitzgerald, il detective che condurrà le indagini. In particolare Jim si occupa di profilare le lettere scritte dal ricercato, e di fungere da filtro tra Ted e gli spettatori: l’immagine del bombarolo ci arriva attraverso il borghesissimo James, ed è un’immagine che non punta a confermare i nostri pregiudizi, ma a ribaltarli (pun intended).

You’re not saving my life, Judy, you’re saving my body, and you’re saving my body by destroying my life’s work.
Ve la ricordate un’altra serie che giocava su una storia di indagini e di crimini, e che faceva salti avanti e indietro? Correva l’anno 2014 e True Detective ha drogato milioni di persone con quelle atmosfere fumose. La grande pecca della serie però, e questo ve l’ho detto anche allora, era la trama.
Ecco perché i polizieschi a volte sono una me#da, perché se lo è la trama, ci sembra tutto già visto. A meno di non colorare tutto di fumo e malinconia come in True Detective, o, meglio ancora, prendere spunto da una vera storia incredibilmente poco conosciuta (sempre fuori dagli USA).
Tra i produttori della serie c’è Kevin Spacey, la serie è disponibile in Italia su guardaunpo’ Netflix, il bingewatching di 8 episodi è perfetto per il partito degli astensionisti che il prossimo weekend non avrà nient’altro da guardare.
Perché guardare Manhunt:Unabomber?
Per i protagonisti, per la storia, per il pilot, perché Kevin merita una seconda opportunità, perché Mindhunter è sopravvalutato.
Perché non guardare Manhunt:Unabomber?
Perché non mi piacciono i polizieschi, perché mi hai denigrato Mindhunter, perché non credo ai retroscena del risentimento popolare, perché mi faceva schifo pure Matrix, perché secondo me un grande intreccio richiede una grande dose di boobs.
Noemi Borghese
Summary:




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