Musica

Published on Mar 10th, 2018 | by Fabio D'Angelo

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Alchemaya

Se in questo momento siete qui e state leggendo questa recensione è perché anche voi, dopo l’esibizione al festival di Sanremo, avete cominciato a chiedervi: ma Max Gazzè che sta passando?

Preoccupazione legittima, visto che il cambio d’abito musicale di uno dei tuoi artisti preferiti è paragonabile alla decisione di cambiare taglio di capelli di una fidanzata, moglie, madre o  migliore amica: è un segnale da non trascurare, che può preannunciare giorni difficili. E d’altronde non era proprio Gazzè a dire che: Non è detto che tutto debba cambiare/ che l’amore sia banale dopo il primo baleno/ non c’è niente che più mi faccia dolore/ né l’immagine di te col tuo prossimo amore.

Ma è anche vero, tanto per citare Eraclito, che «non c’è nulla di immutabile, tranne l’esigenza di cambiare», anche se questo significa mettere in discussione valori, consuetudini o nel caso di Gazzè, ritornelli micidiali dal successo assicurato.

Per cui per comprendere bene il cambiamento presente in Alchemaya ci sarebbe quasi da invocare l’aiuto dello spiegone de Il Post, perché in questo doppio album, e soprattutto nella prima parte, Gazzè decide di uscire, con un coraggio paragonabile solo agli eroi omerici e a Franco Battiato, dal solito solco tracciato nell’ormai ventennale carriera gazzeiana. Una straordinaria prova di audacia che ai più potrà apparire come una sorta di delirio dell’artista, che non è tanto sbagliata come impressione, dato che delirio dal punto di vista etimologico significa proprio uscire dal solco. Vedete? Tutto torna e forse, partendo da qui, possiamo fare a meno dello spiegone de Il Post. Infatti Alchemaya può essere visto come l’abbandono della comfort zone, quella che per Gazzè poteva essere rappresentata dai palazzetti dello sport. Ne viene fuori un progetto discografico di assoluto interesse – figlio degli spettacoli portati in scena in alcuni teatri italiani tra la primavera e l’estate dello scorso anno –  strutturato in due atti. Un album sintonico, come definito dallo stesso Gazzè, nato per l’appunto dalla fusione della sinfonia dell’orchestra (60 musicisti della Bohemian Symphony Orchestra) con i suoni dei sintetizzatori.

Il primo atto rappresenta la vera e propria opera sintonica, costituita da undici tracce inedite: un concept album, in cui è possibile individuare, man mano che si scorre tra le canzoni, una chiara struttura narrativa. La prima parte di Alchemaya  è una chicca per intenditori in cui Gazzè spazia con disinvoltura dalla Bibbia, alla rilettura dei manoscritti del Mar Morto, all’esoterismo, alla ricerche sul gruppo ebraico degli Esseni.

Fuori dal vero
Il riflesso trabocca
Della tua luce
Fai di te stesso un sentiero capace
Di stabile armonia
Ché le curve nel tempo la carne tua
(La tavola di smeraldo)

Dalla ricerca della spiritualità, alle regole della fisica che governano l’universo, passando finanche per la riscoperta di leggende popolari.

Come quella da cui è tratta La leggenda di Cristalda e Pizzomunno, la canzone presentata a Sanremo, che racconta di un amore eterno ambientato sulle spiagge di Vieste. Celebrazione del sentimento puro, quello che non si ferma davanti a niente e affronta a viso le più grandi avversità. Un brano che di primo acchito può far storcere il naso a molti fan storici per l’eccesso di gnaccosità nel senso di romanticismo non compensato dalla solita dose di ironia. Ma cari amici gazzeinani, dopo Mentre dormi nessun eccesso di sentimentalismo può farvi più paura. La leggenda di Cristalda e Pizzomunno è anche la canzone che può essere presa come esempio di lettura dell’intero primo atto, perché dotata di una bellezza che si manifesta ascolto dopo ascolto.

Questo per dire che per pesare il valore di Alchemaya con entrambe le mani ci vuole sì coraggio, ma soprattutto ascolti ripetuti. Quindi cari gazzeiani confusi, portare pazienza, perché la bellezza non ha sempre un ritornello immediato.

La seconda parte di Alchemaya propone i successi di Gazzè riletti in chiave sinfonica.  Mettiamola così: il teatro impone un certo dress code e Gazzè fa indossare l’abito buono ad alcuni suoi cavalli di battaglia. Così, se Ti sembra normale ne guadagna in eleganza, a spiccare per il nuovo outfit nella foto di gruppo sono Il solito sesso, Sotto casa e La vita com’è, gli esperimenti, a mio sindacabile giudizio, più riusciti.

Gazzè con Alchemaya ci regala una prova riuscita di assoluto coraggio e un insegnamento: a volte, libertà è non resistere ai cambiamenti.

Una parola che possa
Essere luce e destino che squassa
E ricuce il genere umano
Amore, coscienza, risveglio
Amore, coscienza, risveglio

Voglio farmi emozione
Senza rabbia o paure
Essere ora divino
E vivere come un Esseno
(Il progetto dell’anima)

 

Fabio D’Angelo

 

Tracklist:

Disco 1:

1 L’origine del mondo

2 Enuma Elish

3 Il diluvio di tutti

4 Vuota dentro

5 L’anello mancante

6 Etereo

7 La tavola di smeraldo

8 Visioni ad Harran

9 Bassa frequenza

10 Alchimia

11 Il progetto dell’anima

Disco 2:

1 La leggenda di Cristalda e Pizzomunno

2 Il timido ubriaco

3 Il solito sesso

4 Nulla

5 Cara Valentina

6 Edera

7 Ti sembra normale

8 Atto di forza

9 Se soltanto

10 La vita com’è

11 Mentre dormi

12 Un brivido a notte

13 Sotto casa

14 L’ultimo cielo

15 Una musica può fare

16 Verso un altro immenso cielo

 

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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