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Published on Maggio 21st, 2018 | by Giancarlo Marino

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Storia di cento occhi

Storia di cento occhi

Stefano Tevini, Storia di cento occhi, Safarà Editore

Vi è mai capitato di aver l’impressione che il vostro smartphone vi ascolti? Oppure che la telecamera al semaforo stia lì a osservare proprio voi? A queste inquietanti domande sembra rispondere Storia di cento occhi, l’ultimo romanzo di Stefano Tevini, edito per i tipi di Safarà.
Il libro racconta la storia di A.R.G.O. (acronimo che sta per Apparecchio di Registrazione e Gestione delle Ostilità), un prototipo brevettato dalla multinazionale Sicurever. Si tratta di un innesto tra essere umano e tecnologia: un uomo la cui coscienza è connessa con i sistemi di sicurezza di un’intera città, Brescia. A.R.G.O. è una creatura perfetta che combina la più alta tecnologia artificiale con i millenni di esperienza atavica racchiusi nella corteccia corticale. Una sorta di Grande Fratello in fieri, alla vigilia dell’approvazione di un pacchetto sicurezza che estenderà il progetto all’intero Paese.
Nel frattempo A.R.G.O attua il suo controllo sulla “Leonessa d’Italia”, Brescia, la città che da fondale diventa man mano vera e propria protagonista del romanzo. Una storia di “sorveglianza e punizione”, per dirla parafrasando Foucault, che sembra scorrere liscia, finché A.R.G.O. non comincia a ricevere via mail una serie di racconti che narrano la sua storia, ricostruendo come abbia scelto di rinunciare alla propria umanità per fondersi con la macchina.
A fare da controcanto, la storia di Stefano, un giovane scrittore che sperimenta “dal vero” quel mondo virtuale fatto di blog e social network, che A.R.G.O. può solo monitorare. I racconti pubblicati sul blog Wordzguerrilla sono delle vere e proprie storie nelle storie, che ampliano la prospettiva del romanzo in un meccanismo di scatole cinesi, dove lo stile di Tevini è vero e proprio specchio dell’occhio voyeuristico delle telecamere.
Il romanzo affonda mani e “cavi” in tematiche di fortissima attualità, quali l’eliminazione della privacy a causa della pervasività delle tecnologie e l’integrazione sempre più consustanziale tra uomo e macchina, fino ad occhieggiare alle teorie filosofiche dei “cervelli in vasca” e agli ultimi orizzonti delle neuroscienze.
Tevini fa largo uso del montaggio, alternando diverse tecniche narrative, arrivando a riprodurre un narrato che ricalca la cronaca sensazionalistica, alla “Vita in diretta” per capirci, mostrando uno spaccato sul lato oscuro dell’operoso Settentrione, afflitto da crisi economica, rigurgiti neofascisti e violenza.
Una menzione speciale va riservata alla veste tipografica della Safarà, con il loro taglio obliquo, asimmetrico, che rispecchia nella forma materiale la volontà di sperimentazione e sconfinamento in territori narrativi inusitati da parte della casa editrice di Pordenone.
Un romanzo che colpisce e sconcerta, illuminando il volto ghignante e cinico della “real-politic” che fa leva sempre più sulla “pancia” degli elettori. Al contrario, questa Storia dei cento occhi apre lo sguardo dei lettori su un presente cupo, il cui riscatto è però possibile, affidandosi all’ultimo baluardo contro la macchina della coercizione: la fantasia e il suo strumento principe, la letteratura, “perché se hai paura di qualcosa è perché non la capisci, e forse se la racconti la capisci un po’ meglio, e ne hai meno paura”.

Giancarlo Marino

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