Interviste

Published on luglio 8th, 2018 | by Carla De Felice

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Crowdfunding Io sono mare – Intervista a Cristina Portolano

Canicola Edizioni ha dato lanciato un crowdfunding online per il finanziamento e la promozione del nuovo lavoro della nostra amata fumettista Cristina Portolano (già autrice di Quasi signorina e Non so chi sei). Il libro si chiama Io sono mare e sarà il quarto della collana Dino Buzzati di Canicola, dedicata a un pubblico di bambini dai cinque anni in su. Una storia evocativa in cui tematiche importanti quali la scoperta di sé, l’amicizia e le relazioni vengono affrontate attraverso un racconto delicato e poetico.

Io sono Mare fa parte di un progetto più ampio, chiamato “Dalla parte delle bambine”, che ha l’obiettivo, attraverso pubblicazioni a fumetti e attività nelle scuole e nelle biblioteche, di promuovere un’educazione alle differenze in un’ottica di inclusione e di valorizzazione delle pari opportunità.

Abbiamo parlato con l’autrice per conoscere meglio il lavoro e capire perché è così importante sostenerlo.

Ciao Cristina e bentornata su Una banda di cefali. Siamo creature acquatiche e non possiamo resistere al richiamo di Io sono Mare, anche già solo per il titolo. Come nasce questa storia?

Nasce dall’esigenza di volermi cimentare con una storia per più piccoli, che avesse gli elementi per diventare, in un futuro remotissimo, una serie. Mi piace anche l’idea di coltivare i lettori fin da piccoli e, magari, aiutarli a vedersi rappresentati durante le fasi più delicate della loro esistenza da cui dipenderà il loro modo di diventare adulti. Per il titolo mi è stato d’aiuto un laboratorio che ho tenuto alla Casa delle donne di Napoli, durante il quale ho conosciuto una  bambina dal nome tanto evocativo quanto privo di riferimenti a un genere preciso: Mare. E da lì l’esigenza di crearci attorno una storia di un certo tipo.

C’è qualcosa che ti ha ispirato nella creazione di questi adorabili personaggi?

Sì, ci sono tanti fumetti, cartoni animati e albi illustrati che mi hanno ispirata. Illuminanti  sono stati anche dei libri degli anni Settanta portati in giro nella mostra itinerante del progetto “Fammi capire” dell’associazione Scosse. In questa bacheca su Pinterest ho raccolto anche un po’ quelle che sono state anche le mie ispirazioni visive.

Con Quasi signorina hai parlato del delicato passaggio dall’infanzia all’adolescenza, mentre con Io sono mare parli a un pubblico  ancora più giovane affrontando una tematica molto delicata. Com’è scrivere  per i bambini?

Ah io non mi sento di dare ricette precise su come “si scrive per bambini”, non ne sono in grado. So però che si deve tener conto di tanti aspetti primo fra tutti: una struttura narrativa che li tenga incollati alla storia. A prescindere da tutto desideravo creare una storia che potesse andare incontro anche alla difficoltà di molti genitori  nel parlare di sessualità ai bambini. Ovviamente nel mio libro non c’è nessun intento didattico ma sono partita da un dato di fatto: c’è sempre un grosso pudore nell’affrontare questo argomento con i più piccoli, e come autrice e creatrice di storie sento in qualche modo la responsabilità di dare il mio contributo per smontare certi meccanismi. La sessualità dovrebbe essere considerata come qualsiasi altra componente della vita, così ho pensato che creare una storia in cui la dimensione del corpo fosse uno dei fulcri portanti potesse essere un utile punto di partenza per decostruire concezioni arretrate.

So che sei di parte, ma secondo te cosa differenzia questo lavoro rispetto alle tante storie di bambine che si leggono sempre di più ultimamente?

La differenza sostanziale è che non ci sono bambine rappresentate come più forti dei maschi. Niente stereotipi di genere e neanche il loro facile ribaltamento. Non c’è nessuna esplicitazione della forza femminile che vuole eguagliare quella maschile. Mare non è una super bambina o una bambina che si sente maschio. Non vogliamo cavalcare onde del genere anche se bisogna dare il merito al progetto “Storie della buonanotte per bambine ribelli” di essere stato un apripista per questo tipo di riflessioni. E lo dimostra il fatto che sono nati come funghi tanti progetti simili che però aprono a un ampio dibattito sulla questione che prima mancava totalmente.

Questo è un momento storico singolare, dove da più parti arriva la richiesta di non restare neutri rispetto agli eventi e prendere posizione, rispolverando vecchie affermazioni del tipo “questa è la mia parte”, che sembravano relegate ad un linguaggio da stadio. Questo per dire che dal nome del progetto “Dalla parte delle bambine”, si capisce bene il fatto che tu decidi di stare con le bambine, ci spieghi perché?

Il titolo del progetto “Dalla parte delle bambine” riprende il titolo del saggio di Elena Gianini Belotti che negli anni Settanta indaga i numerosi condizionamenti culturali e sociali da cui derivano comportamenti differenti nei confronti dei bambini e delle bambine che. Simbolicamente Canicola ha voluto riprendere quel titolo e renderlo cornice di una progettualità che attraverso pubblicazioni a fumetti, attività laboratoriali per bambini e momenti di formazione con adulti indaga il tema dell’identità e della sfera affettiva in un’ottica di inclusione e di non discriminazione. Il progetto è partito con la pubblicazione di Ragazze cattive di Ancco destinato prevalentemente a un pubblico di adolescenti. In questi anni c’è bisogno di stare ancora Dalla parte delle bambine visto che i condizionamenti e le imposizioni sociali sono ancora più forti e subdole di una volta e si stanno mano mano riaffermando sempre di più.

Com’è nata invece la collaborazione con Canicola Edizioni?

Canicola è una casa editrice nata nel 2005 quando io iniziavo il mio percorso di studi all’Accademia di Belle Arti di Bologna. Sono cresciuta con i primi numeri mitici della rivista spillati, e poi il primo fumetto Campo di Babà di Amanda Vähämäki. Da allora, vivendo a Bologna, sono cresciuta tenendo come faro le loro produzioni che, nel frattempo, si sono moltiplicate e differenziate in collane e Canicola è diventata associazione culturale. Infatti non è un “editore vero” ma è un’associazione che crede possa esistere ancora una editoria di progetto che possa essere “militante”  in modi molto diversi. L’esperiemento del crowdfunding  si è dimostrato incisivo come investimento di comunicazione e tessitura di una rete culturale attorno a un modo possibile di fare editoria e promozione alla lettura. La collaborazione vera e propria è nata quando, dopo le mie precedenti esperienze editoriali, ho dialogato con Edo e Liliana su quanto sentissi l’esigenza di creare una storia per bambini la cui protagonista avesse determinate caratteristiche, rappresentate in pochissimi libri per bambini, e di inserirmi in un percorso culturale che coinvolgessse reti di istituzioni e associazioni che si muovono per promuovere la lettura e il linguaggio del fumetto. 

Le vecchie tribune politiche, ma anche qualche intervista di Marzullo a cui noi un po’ ci ispiriamo, terminano con la seguente richiesta del conduttore “convinca con poche parole il pubblico a votare/comprare ecc…”. Noi siamo dei pesci temerari che non temono il confronto, e quindi ti giriamo la domanda: Cristina, convinci con i caratteri di Twitter le persone che qui ti leggeranno a partecipare al tuo Crowdfunding.

La storia di un viaggio dentro il mare che fa riflettere grandi e piccoli sulla scoperta delle emozioni e sulla relazione con gli altri.

Grazie Cristina, ti vogliamo bene.

Intervista a cura di Carla De Felice con la collaborazione di Fabio D’Angelo.

Per sostenere il crowdfunding cliccare a questo link.

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L'unico vero realista è il visionario.



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