Fumetti

Published on febbraio 22nd, 2018 | by Carla De Felice

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Non so chi sei

Con la diffusione di Tinder e altre app di dating online è radicalmente cambiato l’approccio interpersonale. Questo non vuol dire che si faccia più o meno sesso rispetto al passato, ma se prima per rimorchiare o portarsi qualcuno a letto era necessario uscire e conoscere gente, adesso basta scaricare un’app, matchare, cominciare a chattare e se non va bene si passa al/alla prossimo/a.
Tinder è quell’app che (quasi) tutti hanno scaricato una volta nella vita, (anche se in pochi hanno il coraggio di dirlo ad alta voce) con fini e intenzioni di ogni tipo. Perciò alla fatidica domanda: “che ci fai su Tinder?” è sempre difficile trovare una risposta univoca: sesso? Curiosità? Conoscere gente? Esperimento antropologico? Trovare l’amore?
Fatto sta che se il primo Tinderdate va bene, si sviluppa prestissimo una specie di euforia/adrenalina che ti porta a volerlo usare sempre di più. Trovare qualcuno con cui fare sesso è più difficile di quel che sembra, e su Tinder all’inizio è tutto così facile. Perciò l’entusiasmo si trasforma ben presto in abitudine, perché scrollare foto, leggere profili, chattare comincia a creare una sorta di dipendenza. Dopo un po’, però, ripetere sempre la stessa routine comincia a diventare pesante e noioso, lascia un senso di vuoto e insoddisfazione ed ecco allora che sopraggiunge il rifiuto.

Questa sorta di circolo vizioso di Tinder è riassunto e illustrato alla perfezione nel coraggioso Non so chi sei di Cristina Portolano (Rizzoli Lizard) che per la prima volta nell’editoria italiana (e non solo) infrange un grande tabù: anche le donne vogliono fare sesso (occasionale), si vogliono divertire, vogliono essere appagate e non c’è niente di sbagliato a usare Tinder o altre app di dating.

non so chi sei, cristina portolano, rizzoli, una banda di cefali, recensione

“Perché mi devo sentire in colpa se voglio scopare?”

La protagonista del fumetto non ha nome, potrebbe essere la Portolano ma poco importa, perché andando avanti con la lettura capiremo che in fondo lei è una come (tante di) noi. Comincia a raccontare la sua storia ad un uomo conosciuto online. È finita da poco una relazione importante, si trova in un momento delicato della sua vita e presa dalla solitudine, dalla curiosità e messi da parte timori e imbarazzi decide di scaricare Tinder. Dopo i primi approcci un po’ aggressivi o estremamente diretti (quelli del tipo: “Vengo a buttartelo” che tutte quelle che hanno usato certe app conoscono fin troppo bene) comincia a chattare con un tipo e arriva il primo incontro di una lunga serie.

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“Se dovessi fare un bilancio direi che ho conosciuto online mi hanno lasciato qualcosa. In una maniera un po’ strana, ma li ho amati quasi tutti.”

Tra i primi uomini che incontra, la protagonista ne conosce uno con cui instaura una relazione più lunga, estremamente passionale ma anche morbosa, che dopo aver interrotto, le insegna a guardare il sesso occasionale in maniera diversa. La donna diventa infatti più esigente, vuole soddisfare ma anche essere soddisfatta, cosa che spesso mette a disagio e rende insicuri gli uomini.

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Nell’immaginario comune il sesso viene troppo spesso raccontato e mostrato con una certa patinatura,  che lo rendo un qualcosa di trasfigurato e spesso poco reale. Uno dei punti forti del fumetto della Portolano, invece, è mostrare anche il lato oscuro ma reale del sesso, quello dei corpi nudi, imperfetti, pelosi, delle posizioni strane, impacciate, del sudore, dei peli, e perché no dei preservativi e dei lubrificanti.

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Sarebbe sbagliato comunque considerare Non so chi sei un graphic novel dove la Portolano si limita a raccontare i fatti suoi e le varie esperienze con uomini conosciuti online in maniera fine a se stessa. La storia della protagonista, infatti, può essere considerata una sorta di manifesto per tutti quelli che fanno uso di certe app, per cui sarà facile identificarsi, riconoscersi, confrontare le proprie esperienze e i propri disagi con quelli della protagonista. Ma non soltanto, poiché rappresenta in primis una finestra onesta e veritiera su un mondo sconosciuto a tante persone, di cui si sente sempre più spesso parlare e che desta sempre più curiosità. Un fumetto probabilmente non adatto a tutti, ma che è uno strumento utile per informarsi, trovare un confronto, conoscere un nuovo mondo e soprattutto superare tanti pregiudizi, incertezze e paure.

Carla De Felice

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L'unico vero realista è il visionario.



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