Libri il secondo lavoro di babbo natale

Published on Dicembre 17th, 2019 | by Donatella De Tora

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Il secondo lavoro di Babbo Natale: una favola natalizia ai tempi della crisi

il secondo lavoro di babbo natale

Michele D’Ignazio, Il secondo lavoro di Babbo Natale, Rizzoli (2019)

In tempo di crisi, Babbo Natale dovette cercarsi un altro lavoro.”

Così comincia Il secondo lavoro di Babbo Natale (edito da Rizzoli), una favola di Natale moderna, ai tempi del precariato e della meccanizzazione del lavoro. La storia, scritta da Michele D’Ignazio e accompagnata dalle illustrazioni a colori di Sergio Olivotti, è indirizzata ai lettori più piccoli, ma, come tutti i prodotti per l’infanzia ben costruiti, contiene messaggi (neanche tanto nascosti) pure per gli adulti, ai quali in molti passaggi del libro non sfuggirà qualche sorriso amaro.

La trama

Il Super Direttore concedeva ai giovani lavoratori al massimo dei contratti a progetto. Qualcuno riusciva a diventare ‘aiutante di Babbo Natale’, ma lavorava solo la notte tra il 24 e il 25 dicembre.

Il guaio è che ogni volta Babbo Natale si ritrovava con aiutanti inesperti, che cambiavano di anno in anno, così che a nessuno poteva insegnare il mestiere.”

Babbo Natale è uno stagionale, e ne è ben contento. Ama la sua vita tranquilla e il suo lavoro gli concede ben undici mesi di vacanza, da trascorrere leggendo libri, guardando la tv, portando a spasso le renne, ma ben presto le cose cambiano.

A causa della crisi le Poste Internazionali sono in rosso, tanto che Babbo Natale non viene stipendiato da tre anni, né può andare in pensione, perché le Poste hanno bloccato le assunzioni (ogni anno gli vengono assegnati degli assistenti, ma a causa dei loro contratti a progetto lui non ha il tempo di trasmettere il suo mestiere a nessuno).

Un giorno funesto, il Super direttore delle Poste decide che è necessario fare tagli alle spese, velocizzando le spedizioni con dei droni e sostituendo alle letterine tradizionali delle wishlist scritte su tablet. Così Babbo Natale, ormai inutile, riceve una lettera di licenziamento, rigorosamente scritta a computer e con una firma illeggibile.

La difficile ricerca di un lavoro

Senza stipendio. Senza cassa integrazione. Senza pensione.

«Ma guarda tu… dopo tanti anni di onorata carriera… cosa mi doveva capitare!» brontolò sotto la barba bianca.

Non se lo sarebbe mai aspettato.”

Preso dalla necessità di un nuovo lavoro, Babbo Natale consulta gli annunci sul giornale e inizia la sua ricerca.

Prova a fare il cameriere, ma viene subito scartato per il suo pancione e la lunga barba, che lo rendono poco dinamico. Prova in una agenzia di animazione, ma lì assumono solo ragazzi con un massimo di 30 anni e lui nemmeno ricorda quanti ne ha. Prova persino a fare l’operatore in un call center, ma quando scopre che deve cercare di convincere le persone a comprare aspirapolveri a tutti i costi monta su tutte le furie e se ne va, poiché per lui i desideri sono una cosa seria e non si possono svendere.

Troverà un lavoro adatto ai suoi talenti e alla sua esperienza?

Non è difficile vedere, già in queste poche righe, come la situazione di Babbo Natale sia tristemente conosciuta da molti aspiranti lavoratori dei tempi contemporanei. Contratti improbabili e poco dignitosi, annunci rivolti solo a giovanissimi, lavori in cui si richiede “flessibilità” e “voglia di imparare” e che nascondono stipendi miseri, disoccupazione in aumento sono ormai il simbolo della società attuale, nella quale i giovani e i meno giovani non riescono a trovare gli strumenti per trasformarsi in adulti autonomi e indipendenti. Ma, e in questo si esplica la favola, pur ironizzando molto su questa situazione spaventosa, l’autore lascia comunque al lettore un messaggio di speranza.

Questo libro è quindi il regalo adatto da lasciare sotto l’albero a chi si sente sull’orlo del fallimento, in un tempo in cui pure i venticinquenni sono troppo vecchi per trovare lavoro.

Il nuovo che si scontra con la tradizione

Uno dei temi che sembra molto caro all’autore è il progresso tecnologico e le sue conseguenze, sul mondo del lavoro, ma più in generale nella società.

Il Super Direttore vuole sostituire Babbo Natale e le sue renne con dei droni («I droni che portano doni?», «Portare regali non è una missione militare!» pensa sdegnato Babbo Natale), e le letterine dei bambini con delle impersonali wishlist sintetiche e senza fronzoli.

È un mondo veloce quello dove abita il Super Direttore, nel quale le parole d’ordine sono produttività ed efficienza. A tutto ciò, l’autore contrappone la romantica tradizione delle letterine, nelle quali i bambini scrivono a Babbo Natale i loro desideri, ma anche la loro vita e le loro passioni, ed è questo mondo che un uso smodato della tecnologia rischia di far sparire e che invece bisogna proteggere (non è certo un caso se il libro si apre con la dedica: “A tutti quelli che ancora scrivono lettere”).

La vicina di casa

Dovete sapere che la casa di Babbo Natale era isolata, lontana da tutti, alla periferia più periferia della città, dove la pianura iniziava a farsi montagna e quasi sempre nevicava.

Babbo Natale non sapeva di avere una vicina, ma a poco più di cento metri dalla sua c’era una casetta un po’ nascosta, e lì viveva Bice”.

In questa storia, alle avventure lavorative di Babbo Natale si intervalla la vita della dolce Bice.

Bice, una donna ormai anziana, da bambina aveva una vera e sincera ammirazione per Babbo Natale. Gli spediva ogni anno delle letterine dense di domande. Non chiedeva mai doni per lei, ma chiedeva invece a Babbo Natale di raccontarle la sua vita e si complimentava con lui per il suo lavoro. Purtroppo Babbo Natale non aveva mai ricevuto quelle lettere, che erano finite nel “calderone”, il posto dove vengono smistate le lettere in cui i bambini non chiedono regali o ne chiedono di impossibili (la pace nel mondo, la capacità di volare, la possibilità di viaggiare nel tempo…).

Quando un giorno però Bice si accorge che Babbo Natale è addirittura un suo vicino, l’emozione è fortissima.

Inizia così un intreccio molto tenero, la dose di zucchero e magia necessaria in ogni favola natalizia.

La morale

Strana la vita! Quando non ti aspetti più niente, ecco che ti sorprende.”

Non bisogna pensare che questa sia una di quelle storie che parla dei bei tempi andati, demonizzando la tecnologia e il mondo informatizzato di oggi.

Questa favola racconta invece la possibilità che chi non si arrende ha di inserirsi in questo mondo veloce senza rinunciare a ciò in cui crede. Questa favola è un invito a reinventarsi, attingendo ai propri talenti (proprio come ogni giorno fanno quelli che si inventano un lavoro, aprono cooperative, creano start-up).

Grazie all’aiuto di due personaggi fondamentali, Bice, la vicina di casa, e la Befana (che più o meno è vittima dello stesso destino del protagonista), Babbo Natale scoprirà che ha tutte le carte in regola per abbracciare il cambiamento e ritrovare se stesso e la sua strada.

E pure Bice e la Befana, grazie a Babbo Natale, avranno una seconda possibilità che ormai nemmeno aspettavano più, completando il messaggio dell’autore: indietro non si può tornare, le cose cambiano rapidamente e non si possono fermare, ma non si è mai troppo vecchi e non è mai troppo tardi per realizzare una vita di cui andare fieri.

Donatella De Tora

 

 

 

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