Libri matt haig

Published on Gennaio 19th, 2021 | by Donatella De Tora

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La biblioteca di mezzanotte di Matt Haig

La biblioteca di mezzanotte Matt Haig

Matt Haig, La biblioteca di mezzanotte, edizioni e/o

Tra la vita e la morte c’è una biblioteca” disse. “E all’interno di questa biblioteca, scaffali e scaffali di libri che si rincorrono all’infinito. Ogni libro offre la possibilità di vivere un’altra delle vite che avresti potuto vivere. Di vedere come le cose avrebbero potuto essere, se avessi fatto altre scelte…

La biblioteca di mezzanotte, di Matt Haig (edito da e/o e tradotto da Paola Novarese), è un romanzo sulle possibilità, ancora meglio dire: sulle potenzialità presenti nella vita di ciascuno di noi.

Nora Seed, la protagonista, non ne può più di vivere. Abita da sola, lavorando come commessa in un negozio di musica e senza sapere che farsene della sua laurea in filosofia. Si sente inadatta alla vita e, nel confronto con gli altri, assolutamente irrealizzata. Aveva tante potenzialità, ma non è riuscita a fare altro che costruirsi un vicolo cieco.

Ogni sua azione era stata un errore, ogni decisione un disastro, ogni giorno un passo che la allontanava dalla persona che aveva immaginato di diventare. Nuotatrice. Musicista. Filosofa. Sposa. Viaggiatrice. Glaciologa. Felie. Amata. Niente”.

E così dopo una esistenza che percepisce come piuttosto mediocre, passata a deludere le aspettative dei suoi cari, e dopo che anche l’ultimo affetto che le era rimasto, il suo gatto, muore in un incidente in strada, decide di dire addio a tutto e suicidarsi.

Si ritrova in un mondo di mezzo, che nella sua esperienza assume la forma di una biblioteca enorme, piena di tomi verdi, e gestita da quella che era la sua bibliotecaria ai tempi della scuola, Mrs Elm. La donna le spiega le regole di quel mondo così particolare, dove l’ora resta sempre la stessa: mezzanotte. Ognuno di quei libri contiene una delle possibili vite di Nora. Ogni sua più piccola scelta, infatti, ha creato diversi esiti, nuove conseguenze, vite parallele accessibili attraverso un libro.

Non ti piace quello che hai vissuto finora?, e allora scegli un’altra vita, eccole qua, sono tutte tue, scegli un libro e immergiti in esso, ti risveglierai nella vita dei tuoi sogni. Sembra dirle Mrs Elm. “Non appena proverai un senso di delusione vera, tornerai qui” aggiunge.

E Nora di vite ne prova tante, come fossero caramelle, con la stessa curiosità vorace di voler assaggiare quanto più possibile, perché la vita migliore sembra sempre la prossima.

Ogni vita contiene in sé milioni e milioni di decisioni. Alcune grandi, altre più piccole. Ma ogni volta che una decisione prevale su un’altra, il risultato cambia. Una variazione irreversibile, che a sua volta conduce a ulteriori variazioni. Questi libri sono i portali che si aprono su tutte le vite che avresti potuto vivere.

Il tema portante di questo romanzo, quello che funge da trama, non è nuovo nel mondo della fiction: cosa accadrebbe se anche solo un piccolo particolare della nostra vita fosse diverso? Come sarebbe andata la nostra vita se avessimo preso una decisione anziché un’altra?

Tuttavia si snodano nel corso dell’intreccio numerosi altri temi, molti dei quali riscontrabili anche in altre opere di Haig (come, per esempio, Vita su un pianeta nervoso).

Innanzitutto l’attenzione alle malattie mentali. Nora assume psicofarmaci, e lo fa praticamente in ciascuna delle vite che si troverà a sperimentare. Fa uso di Sertralina, le è stata diagnosticata una depressione situazionale e soffre di attacchi di panico.

Pensi troppo” le viene rimproverato. “Ho l’ansia e non conosco nessun altro modo di pensare” ribadisce. E applausi dei lettori che come Nora sanno bene che significa non essere presi sul serio nel proprio disagio.

Il mondo digitale, che velocizza e spesso falsifica il confronto con le vite degli altri, è a sua volta foriero di ansia. Leggiamo infatti: “Ventisette ore prima di decidere di porre fine alla sua vita Nora Seed se ne stava seduta sul suo sgangherato divano a guardare le vite felici degli altri che scorrevano sullo schermo del cellulare”. Oppure: Andò su instagram per constatare che tutti, eccetto lei, avevano imparato a vivere”.

Non manca, su questa scia, la critica di Haig al mondo occidentale contemporaneo, tanto è vero che Nora a un certo punto del romanzo: “Si rese conto che quasi tutto ciò che aveva fatto nella vita – quasi tutto ciò che aveva comprato e per cui aveva lavorato e che aveva consumato – l’aveva allontanata dalla consapevolezza di riconoscere che lei e gli altri esseri umani erano in realtà soltanto una delle nove milioni di specie che abitavano la terra”.

Molto interessante è il tema dell’interconnessione che sussiste tra ogni persona. In ogni vita che Nora intraprende, non è solo la sua esistenza a essere diversa, ma spesso anche quella degli altri che la circondano, suo fratello, il suo vicino anziano, il padre… Nora si rende conto ben presto, attraversando le sue vite, che le sue scelte, apparentemente individualiste, non sono neutre, ma contano, influenzano le vite degli altri.

In quel momento pensò a come sarebbe stato accettarsi, completamente. Ogni singolo errore. Ogni singola cicatrice sul corpo. Ogni singolo sogno mai realizzato, ogni singolo dolore che aveva provato. Ogni desiderio o aspirazione che aveva soffocato dentro di lei. Pensò a come sarebbe stato accettare tutto questo. Nello stesso modo in cui accettava la natura, o un ghiacciaio o una pulcinella di mare o il salto di una balena. Immaginò se stessa come una delle tante bizzarre manifestazioni della natura. Un’altra delle tante creature senzienti, che cerca di fare del suo meglio.

Una delle parole ricorrenti nel romanzo è: rimpianto.

Nora infatti “riusciva a pensare a se stessa soltanto in termini di cose che non c’erano. Le cose che non era stata capace di diventare. E ce n’erano parecchie. I rimpianti erano un ritornello costante nella sua testa”.

Per buona parte del romanzo lei riflette su tutto ciò che non è riuscita a essere, e per questo esplora tutte le vite in cui quelle possibilità si sono realizzate.

Tuttavia Haig è chiarissimo su questo punto: “Il vero problema non sono le vite che rimpiangiamo di non aver vissuto. È il rimpianto stesso. È il rimpianto che ci fa avvizzire e rinsecchire e appassire e ci fa sentire come il peggior nemico di noi stessi e degli altri”.

E dal rimpianto nasce il senso di colpa per non essere stati all’altezza delle nostre aspettative, o delle cose che famiglia, amici e società si aspettano da noi.

Ma, scrive Haig: “Trascorriamo così tanto tempo a desiderare che le nostre vite siano diverse, paragonandoci ad altre persone e ad altre versioni di noi stessi, quando in realtà la maggior parte delle esistenze offre momenti buoni alternati a momenti cattivi”.

Tiriamo un sospiro di sollievo, sembra dirci, non dobbiamo dimostrare niente. Siamo vivi.

Chi decide cosa significa la tanto abusata parola “realizzarsi”? Cosa significa “accontentarsi”? Quale è una vita degna di essere vissuta? Chi lo dice che vivere giorni tutti uguali trascorsi tra l’andare al lavoro e pulire la lettiera del gatto sia una vita sprecata rispetto a una vita passata a viaggiare tra le capitali mondiali?

Quella che noi consideriamo essere la strada vincente, in realtà non lo è. Perché troppo spesso la nostra idea di successo è solo una di quelle stronzate superficiali che hanno a che fare con il raggiungimento di un risultato – una medaglia olimpica, il marito ideale, un buon stipendio. […] La vita non è una gara da vincere”.

E arriviamo così a un altro concetto che ricorre nel romanzo: la possibilità.

Può condurre alla pazzia, pensare a tutte le vite che non viviamo”, eppure è proprio quello che facciamo continuamente. Ci diciamo che saremmo stati più felici se avessimo avuto il coraggio di decidere in un modo piuttosto che in un altro, che saremmo stati più realizzati se avessimo lasciato quel lavoro mediocre, un fidanzato storico, la città in cui viviamo.

Pensando alle vite che ognuno di noi avrebbe potuto vivere, se avesse fatto scelte diverse, Haig scrive: “Non possiamo affermare se qualcuna di quelle versioni sarebbe stata peggiore o migliore. […] Va da sé che non possiamo visitare ogni luogo o incontrare ogni persona o fare qualunque lavoro, ma la maggior parte delle cose che proveremmo in ognuna di queste vite è ancora a portata di mano. […] L’amore e la risata e la paura e il dolore sono valute universali. […] Non dobbiamo fare tutto per essere tutto perché siamo già infinito. Mentre siamo vivi conteniamo in noi un futuro di molteplici possibilità”.

La biblioteca di mezzanotte è come un sabato sera passato sotto il piumone con la cioccolata calda e un film tranquillo in tv, uno di quelli già visti. È confortevole, ed è confortante. Dalle prime pagine già si può intuire come finirà la storia e quale messaggio ci vuole lasciare, non ci sono colpi di scena (e quando qualcosa pure sembra palesarsi all’orizzonte, viene poi invece tralasciato), spesso nella struttura ha un andamento ripetitivo. Ma non è su questo che voglio porre la vostra attenzione.

Il punto è che forse, in un anno difficile come il 2020, che ha scoperchiato le nostre paure una a una, con questo libro Haig voleva soprattutto darci un grande abbraccio, farci sapere che tutti noi stiamo facendo del nostro meglio. Che sì, ci sono tante possibilità, infinite possibilità di essere, di cogliere l’occasione della vita, ma che questa vastità di scelte non ci deve far sentire in ansia. Sì, davanti abbiamo un numero infinito di porte da aprire, di libri da leggere, e non sappiamo quale sia il più adatto a noi. O se lo sappiamo e lo viviamo, quel romanzo perfetto, magari poi ci sembra che ci stiamo perdendo qualcos’altro, ma non è necessariamente così.

La vita è una sola, ce lo ripetono costantemente, e il tempo è poco, e allora noi fortunati uomini e donne occidentali sentiamo di non poterne sprecare nemmeno un attimo. Così ci riempiamo di esperienze, accumuliamo oggetti viaggi cibi libri persone canzoni, perché altrimenti temiamo di non aver vissuto abbastanza. Ma Haig ci mostra che possiamo rallentare, perché vivere pienamente significa innanzitutto emozionarsi. E l’emozione è infinitamente profonda, la si può vivere in una qualsiasi esperienza che sia autentica e, per fortuna, è sempre a portata di mano. A volte basta un libro.

Donatella De Tora

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