Papaya Salad
Non sempre è necessario attingere nei meandri della finzione per trovare racconti emozionanti, avvincenti, romantici e capaci di tenere incollato il lettore dalla prima all’ultima pagina. Spesso storie così sono successe a persone che conosciamo, magari a noi o perché no, a qualche membro della nostra famiglia. Proprio come in Papaya salad (Bao Publishing), il graphic novel di esordio della bravissima illustratrice Elisa Macellari, che ci racconta quella di suo nonno Sompong, una vicenda vera eppure drammaturgicamente perfetta.

Elisa Macellari, Papaya Salad. Bao Publishing, 2018. Cartonato a colori, pp 240
Cos’è la Papaya Salad?
La Papaya Salad è un piatto thailandese molto amato, da preparare con cura e dedizione utilizzando tanti piccoli ingredienti. Ha un sapore molto particolare, un po’ dolce e un po’ amaro, proprio come la storia di questo fumetto. La sua ricetta rappresenta una sorta di leit-motiv; sparsa qua e là durante la storia, intervalla la narrazione principale e sparge così il suo sapore un po’ ovunque. Anche all’esterno il volume sembra richiamare una papaya, verde fuori e rosso nel taglio della pagine.

La narrazione comincia a Bangkok nel 1985, quando la piccola Elisa si reca con sua madre in visita dai parenti e assaggia per la prima volta quest’insalata dal gusto un po’ strano. La piccola scopre che anche il nonno Sampong aveva la sua stessa età quando l’ha mangiata per la prima volta.

Ecco allora partire un lungo flashback che catapulta il lettore nell’affascinante Thailandia degli anni Venti. Conosciamo il piccolo Sampy, un simpatico ragazzino dagli occhialini tondi, che una volta finita la scuola decide di arruolarsi nell’esercito per imparare le lingue e viaggiare per il mondo. Nel ’39 è inviato in missione in Germania, ma un certo Adolf Hitler è pronto “a sconvolgere i suoi piani” e allora via per l’Italia, l’Austria, alle prese con incarichi diplomatici, eventi sorprendenti, che lo porteranno a scontrarsi con forze più grandi di lui, come la guerra, ma anche a trovare l’amore.
Basterà poco per voler bene a nonno Sampong e al suo faccino adorabile, ma soprattutto per appassionarsi alle sue avventure, che hanno qualcosa di magico e imprevedibile, come accade talvolta nella vita, sempre in grado di sorprenderti anche nei momenti più inaspettati. Una storia già perfetta di per sé, però, aveva bisogno anche della giusta narrazione per arrivare al cuore dei lettori, e in questo la Macellari è sorprendente: dosa tutti gli ingredienti con perfetto equilibrio, con delicatezza e sincerità, senza mai risultare stuccosa o retorica, e immergendo sin da subito il lettore in una cultura (per molti) sconosciuta, a cavallo tra epoche storiche.

Conosco e apprezzo molto i lavori della Macellari come illustratrice, e anche in questo fumetto è stata capace di sfruttare al meglio tutto il suo talento. Quel suo tratto un po’ orientaleggiante, poi, qui si amalgama alla perfezione con il contesto, e contribuisce ad accrescere la suggestione dei luoghi e degli eventi mostrati. Le tavole sono sempre ben strutturate, dettagliate senza mai esagerare, e anche la scelta dei colori dà il suo contributo all’evolversi della storia. Le tonalità, infatti, cambiano con il procedere della narrazione, e vanno dall’azzurro al grigio fino a raggiungere tonalità più calde nei momenti più felici.
Si fa fatica a credere che Papaya Salad sia il fumetto di esordio della Macellari perché è un lavoro maturo e completo sia dal punto di vista narrativo che da quello grafico. Una storia a cavallo tra l’Oriente e l’Europa, delicata e succosa, che narra di radici, famiglia, amore, guerra, ricerca di sé e che dà al lettore una grandissima lezione, perché “a volte non si capisce bene in che direzione andranno i venti, ma c’è sempre una buona ragione per viaggiare”.
Carla De Felice
Papaya salad
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