Recensioni

Published on Novembre 28th, 2018 | by Noemi Borghese

0

The Haunting of Hill House

Ideatore: Mike Flanagan, basato sull’omonimo romanzo di Shirley Jackson 

Genere: Supernatural, drama, horror

Durata: 40-70’ (a episodio)

Lingua originale: inglese

Stagioni: 1

Episodi: 10 puntate

Cast: Michiel Huisman, Carla Gugino, Henry Thomas, Elizabeth Reaser, Oliver Jackson-Cohen, Kate Siegel

Distribuzione: Netflix

Prima Tv: 12 Ottobre 2018

Quando ho notato che su Netflix era disponibile The Haunting of Hill House, una serie horror, la cosa non ha destato in me alcun interesse – come, suppongo, sarà capitato a molte persone che stanno leggendo questa recensione.
È un po’ di tempo che Netflix, preso dall’horror vacui di soddisfare tutti i suoi micro target e contemporaneamente tenere un puntiglioso piano editoriale delle proprie uscite, si lascia andare un po’ troppo e propone roba di cui poteva anche fare a meno. Ma ci sta, quando sei di tutti e sei al pari di un servizio pubblico, avere un’offerta così variegata.

Però The Haunting of Hill House non è una serie che mi ha lasciato completamente indifferente perché, appena è partito il sonoro dei titoli che Netflix propone in quei brevissimi istanti in cui siamo in Home page, sono entrata nella grande, semi-buia cameretta dei due bambini.

C’erano Nellie e Luke insieme alla loro mommy, le parole di paura da un lato e quelle di conforto dall’altro, era il momento esatto in cui tutti i bambini chiedono protezione a mamma e papà perché ci si è appena svegliati da un brutto sogno.
Ecco cosa ho pensato: la serie parla di una casa, è tratta da un romanzo ma la trama non è rispettata completamente, come vedo qui su google, è il primo esperimento di genere horror di Netflix, incubi su incubi e quindi ok, ci sono ovviamente i fantasmi. No grazie, dove sono i documentari?

The Haunting of Hill House

A ghost can be a lot of things. A memory, a daydream, a secret. Grief, anger, guilt. But, in my experience, most times they’re just what we want to see.

Chiaramente però se ci troviamo tutti qui a scriverne (io) e a leggerne (voi) è perché non sono riuscita a togliermi dalla testa le vocine dei bambini, lo sguardo apprensivo della mamma. Se anche i bambini in questa storia sanno che il loro è solo un brutto sogno, allora di cosa parla la serie?
Mi sono lanciata e l’ho guardata, e ho scoperto principalmente due cose: l’intera impostazione della storia è di chiara matrice Scuola King: le paure umane, l’infanzia e la vita da adulti che non sono mai due momenti nettamente separati, il sacrificio come chiave.

La trama è la storia di una famiglia di due genitori e cinque figli che in un punto nel passato vivono in una casa, e nel presente portano ancora con sé molti ricordi, principalmente negativi, legati a quel posto: mamma e papà hanno un rapporto buono anche se possiamo percepire differenti approcci educativi, i figli affrontano ciascuno a modo proprio le sfide che la Casa presenta, e continueranno a farlo anche da adulti. Fantasmi e tematica horror a parte, sembra la narrazione della storia di una famiglia qualsiasi.

Non finisce qui, e infatti ho avuto bisogno di qualche giorno per metabolizzare tutto, non ho avuto il coraggio di leggere recensioni altrui perché non volevo trovare un singolo difetto a una serie di dieci episodi che non avrà un seguito e che, banalmente, tra qualche mese avrò dimenticato perché ne guarderò un’altra.

The Haunting of Hill House

All this time we tried to get into this room, now we can’t get the fuck out!

Questo perché in realtà esiste un terzo punto che ho scoperto: l’intimismo estremo di questa storia.
Ogni momento doloroso è accompagnato da una causa e una conseguenza: all’inizio seguiamo una logica lineare e diamo un senso razionale agli eventi, poi arriva il paranormale, e intanto noi siamo invischiati nell’adolescenza problematica di cinque adulti che abbiamo visto bambini, che alzano muri difensivi contro il mondo intero ma con noi non possono, perché li abbiamo visti urlare, piangere, chiedere aiuto e rispondere al pericolo la prima volta che ne hanno avuto la necessità.
Sentiamo il bisogno di continuare con la storia perché speriamo che, al finale, qualcuno sarà in grado di proteggerli, e proteggerci. E infatti è così.

Ma tra tutti gli aspetti di The Haunting of the Hill House, oltre alle luci, la fotografia, i mostri sussurrati e quell’infinito piano sequenza da capogiri e ripetuti nodi in gola, l’aspetto più forte è l’incrocio di struttura della trama e del motore della storia.
La struttura è rappresentata dai due tempi, tra il 1992 e il 2018 sono trascorsi 26 anni, durante i quali i personaggi sono cresciuti – non tutti – e cambiati – non del tutto. Il motore della storia è la paura, che sia sottoforma di ricordo, di desiderio urticante, di incubo o di muffa nera.

The Haunting of Hill House

When you’re little, you learn how to see things that aren’t there. And when you grow up, you learn how to make them real.

Quello che non ho mai visto fare, ed è la trovata più brillante di tutta The Haunting of Hill House, è la perfetta sovrapposizione di struttura e motore, sovrapposizione che conferisce ai momenti di paura la capacità di piegare il tempo: quali sono le cose che ricordiamo in modo più vivido? Forse qualche odore o profumo, o la prima volta in cui ci è successo qualcosa di memorabile.

Ma sono soprattutto le paure quello che in assoluto ricordiamo meglio: la paura è in grado di stimolarci, frenarci, immobilizzarci, ci fa saltare il cuore in gola, chiude lo stomaco, anestetizza i pensieri e ci toglie forza di reagire, è così potente che una paura è vivida, chiara e definita per sempre, anche nel momento storico in cui non abbiamo più niente da temere.

La paura è in grado di tracciare un solco talmente definito, da portarci nelle braccia del mostro che ci ha svegliato di soprassalto. Non parliamo più di lupi e uomo nero, siamo diventati adulti nelle ultime righe: ve ne siete accorti?

 

Perché guardare The Haunting of Hill House?

Per fotografia e scenografia, perché ecco dov’è finito Daario Naharis, perché ricordo tutte le mie paure, perché non esiste “o dentro o fuori”, perché voglio sapere cosa c’è dietro la Porta Rossa.

Perché non guardare The Haunting of Hill House? 

Perché non mi piacciono gli horror, perché ho superato egregiamente tutte le mie paure e stanno bene dove stanno, perché il buio è solo assenza di luce, perché il bambino dentro di me non è morto, è che non è mai nato, perché le boobies mi piacciono ma le effusioni saffiche no.

Noemi Borghese

Facebook
Facebook
Google+
Google+
https://www.bandadicefali.it/2018/11/28/the-haunting-of-hill-house/
Instagram
Twitter
Visit Us
LinkedIn
RSS
Follow by Email
The Haunting of Hill House Noemi Borghese

Summary:

5

voto:


Tags: , , , , , , ,


About the Author

Ho sbagliato tutto, fatemi scendere, voglio fare la ballerina!



Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to Top ↑
  • Iscriviti alla nostra Newsletter

    Privacy Policy
  • Seguici su facebook!

  • #unabandadicefali su instagram

    • #Repost @s_tribuzio with @get_repost・・・Di domenica si lavora pure colpiti dall'influenza.Il risultato sarà online per gli amici di @unabandadicefali: sul sito leggerete la recensione di Aquatlantic del maestro Carpinteri. Dopo trent'anni torna a raccontare una storia a fumetti e con la solita potenza grafica vista negli anni del collettivo artistico Valvoline!
    • Un nuovo #streetcefalo panoramico #unabandadicefali #stickers #igerslondon #westminsterabbey
  • Vincitori del premio Radiolibri

    Vincitori del premio Radiolibri
  • BBB (Book Bloggers Blabberling)

    BBB (Book Bloggers Blabberling)
  • Verità per Giulio Regeni

    Verità per Giulio Regeni

Informativa

Questo sito o gli strumenti terzi da questo utilizzati si avvalgono di cookie necessari al funzionamento ed utili alle finalità illustrate nella cookie policy. Se vuoi saperne di più o negare il consenso a tutti o ad alcuni cookie, consulta la cookie policy.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all’uso dei cookie. Cookie policy