Respira – Davide Tomaselli
“E tu solo un dettaglio
più in là del senso che ho dato
al nostro lurido coraggio
di ritrovarci all’alba
di raccontarci l’alba
e dirci a domani
senza un domani”
Respira è l’ultimo EP di Davide Tomaselli, quattro canzoni che scorrono veloci, ma scavano nel profondo in maniera passionale e raccontano esperienze e meraviglie che lasciano chiudere gli occhi, sentire il brivido lungo la schiena e continuare a sperare che un giorno qualcosa succederà.
Il suo lavoro è uno dei motivi che da adolescente introverso e impaurito dal mondo mi ha spinto a credere che la musica fosse l’universo in cui rifugiarmi, la soluzione a tutti i mali e la via da inseguire. Ho scoperto Elliott Smith, Sparklehorse e tanti altri artisti grazie alle sue parole. Le canzoni di Davide sono fondate su un disegno di vita vissuta, su istantanee che fotografano un momento comune ma non scontato e in cui ognuno può ritrovare la chiave di un segreto personale.
Respira ha dentro di sé solo quattro brani: quattro gemme regalateci con umiltà e modestia, ma con un cuore pulsante d’amore per l’uomo, per i suoi difetti, le sue fragilità e la sua unicità.
Perdona il figlio è un brano maturo e devastante con un testo che sorregge un arrangiamento in divenire che sembra esplodere ma che invece si accartoccia su se stesso, quasi ad implodere.
“Morirò sulle tue ali bianche
io che respiravo oltre i limiti
delle mie branchie […]
Perdona il figlio se un uomo non vedrai”
Non era amore, aperta da una chitarra elettrica costante, tesse una trama su cui si innalza un arrangiamento delicato e soffice e un cantato sofferto; tutto diventa claustrofobico e notturno, la batteria entra piano, in sordina, e sembra abbracciarti per mostrarti una luce fioca alla fine della strada.
La ballata dell’onda la conoscevo già ed era un brano che ho sempre amato alla follia, uno di quelli che da soli dovrebbero bastare a rendere giustizia a un artista: un testo e un ritmo incalzante, un pulsare di vita che cerca di farsi spazio. Il nuovo arrangiamento, complice anche il sapiente apporto della band in studio, rende piacevolmente spigolosi alcuni momenti, restituendo la liricità di Davide in modo più efficace e vincente.
“Chiudi la porta estati del dolore
chiudi la porta e fa pure il tuo piacere
e posa le rose”
Ma è indubbiamente Indifeso era il mare il gioiello di questo disco: un brano che Battisti avrebbe adorato, un continuo divenire, una coralità di emozioni pronte a esplodere.
In questo suo ultimo EP, Davide dimostra di essere diventato ancora più maturo, di aver limato qualche imprecisione di gioventù e di aver costruito un suo modo tutto personale di raccontare le ansie, le paure e le meraviglie di tutti i giorni, quelle che la gente scarta e butta via. Davide è semplicemente una delle cose più belle che l’underground italiano abbia mai avuto, pur avendolo forse perso di vista e dimenticato troppo spesso, perdendo così la possibilità di emozionarsi con lui, insieme alle sue piccole gemme di quotidianità.
Giuseppe Gioia
P.S.
Davide non c’è più. Ho aspettato tutto il tempo che mi sembrava necessario prima di scrivere queste semplici e umili righe, non perché farlo subito non fosse la cosa giusta o perché farlo adesso possa sembrare meno sentito, ma solo perché volevo sforzarmi di avere un minimo distacco emotivo e parlare, semplicemente, della sua musica. Su questa terra, di noi che raccontiamo storie resta sempre qualcosa, una traccia che qualcuno può seguire o da cui qualcuno può iniziare a scoprire la realtà e la bellezza.
Mi mancherai Davide, non sai quanto.



