Fumetti argh

Published on Febbraio 7th, 2019 | by Carla De Felice

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Intervista a Maicol&Mirco

Di tutte le vignette virali che girano in rete, tra le più amate e riconosciute possiamo annoverare senza dubbio gli Scarabocchi di Maicol&mirco. Anche per chi non credere di conoscerle, basta dire tratto nero inconfondibile su sfondo rosso, vignette comiche, nonsense, tragiche, fulminanti e profonde e capirete subito di chi stiamo parlando. Gli Scarabocchi di Maicol&mirco hanno centinaia di migliaia di follower e conquistano per la loro ardente genialità e profondità. Ora sono su carta stampata in un’opera omnia pubblicata da Bao Publishing, a partire da ARGH, il primo volume della serie. Abbiamo avuto l’onore di fare qualche domanda alle menti che si nascondono dietro questo strepitoso progetto.

 

Maicol&Mirco

Ciao Maicol & Mirco e benvenuti su Una banda di cefali. Sono vostra fan da una vita, quindi sono
felicissima che adesso esista un’opera omnia. Come nasce quest’idea?
MM: Occorreva leggere i nostri scarabocchi tutti assieme. Dalla giusta distanza. Da vicino sono strip, da lontano un chilometrico fumetto. Un paio di anni fa un nostro personaggio urlava: “La vita non è brutta, è solo raccontata male.” L’Opera Omnia è la nostra contronarrazione dell’umana avventura.

Con quale criterio è stato deciso l’ordine di pubblicazione e quanti volumi dobbiamo aspettarci?
Almeno 15 volumi, ma se non smettiamo di raccontare si tenderà all’infinito. L’infinito umano intendiamoci. Quello che termina con la dipartita di noi autori. L’ordine era l’unico possibile: quello cronologico.

Qual è la storia degli Scarabocchi?
La nostra, ma scritta meglio.

Come nasce uno scarabocchio? È un processo estemporaneo e istintivo oppure ragionato? C’è
qualche differenza tra i primi e quelli di adesso?
Funziona così: passiamo la giornata a dare la scopa in casa o a preparare il pranzo. A fare la spesa o a portare fuori il cane. In auto dal dentista o a cena con gli amici. E a un tratto, all’improvviso, ci sentiamo mettere una mano sul cervello: è un nostro Scarabocchio che ci implora di essere raccontato. Chiaramente come in ogni buona storia horror appare solo a noi. E per questo ci supplica di dargli voce e forma. Allora noi posiamo la scopa o smettiamo di cucinare e ci sediamo al tavolo da disegno. A raccontarlo e liberarlo. Perché è questo che fanno i narratori: strappare storie all’oblio delle voci mute.

Maicol&Mirco
Come mai la scelta del rosso come sfondo?
All’inizio per caso, poi per dolo. Il rosso è un colore affascinante e fastidioso. Ci sembra narrativo e immediato. Vi consigliamo di dipingervi di rosso, anzi.

Sono tra i grandi protagonisti dei vostri scarabocchi, quindi mi interessa sapere: qual è il vostro
rapporto con Dio e con la morte?
Con Dio ci siamo spiegati ne “Il papà di Dio” (BAO Publishing, 2017), la sua urgenza di creare è assolutamente capace di assolverlo dai guai e dagli errori che necessariamente si trascina dietro. La morte invece è il nostro unico legame con la realtà. Come possiamo giudicarla?

Maicol&Mirco
Da quanto tempo convivete con questo vostro “nichilismo imperante”: fa parte della vostra
personalità oppure lo usate nelle vignette come catarsi?
Ma non siamo nichilisti, vi facciamo solo aprire gli occhi su quello che ci sembra giusto raccontarvi. Le nostre storie sono come una febbre, una volta passata ti fanno sentire meglio. E rinforzato.

Come ogni fenomeno del web che si rispetti, anche gli hater fanno parte del gioco. Vi capitano
spesso segnalazioni o troll e come li gestite?
Capita in realtà quasi mai. I nostri personaggi sanno come difendersi da soli.

Ultima domanda di rito: a quando il prossimo volume?
Dopo l’estate arriva SOB, il secondo volume dell’Opera Omnia. Sempre per BAO Publishing.

Intervista a cura di Carla De Felice

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L'unico vero realista è il visionario.



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