Fumetti Cinzia

Published on Febbraio 21st, 2019 | by Andrea Ravasio

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Cinzia

Cinzia

Leo Ortolani, Cinzia, Bao publishing

Supponiamo che non siate fan di Rat-Man. Anzi, che non conosciate nemmeno Leo Ortolani, il suo creatore, perché “negli ultimi 20 anni avete vissuto in una caverna… una delle poche caverne in cui non distribuiscono Rat-Man, s’intende (cit.)”.

Ebbene, non importa. Perché in Cinzia, per la prima volta, è bene chiarirlo subito, di Rat-Man non c’è alcuna traccia.

Certo, gli appassionati avranno riconosciuto nella protagonista Cinzia Otherside il “transessuale platinato” che da sempre tormenta Rat-Man con i suoi approcci amorosi. Avranno riconosciuto anche Tamara, la sua compagna di stanza, anche lei transessuale. Ma bastano poche pagine perché l’eco della più famosa creazione di Leo Ortolani svanisca, lasciando spazio alla sola e unica protagonista di questa storia.

Cinzia, appunto. Un personaggio che era nato come una semplice macchietta, il postino che diventa transessuale, buono tutt’al più per qualche gag piena di doppi sensi e riferimenti allusivi. Ma, un po’ come la Valentina di Crepax che era nata come comprimario e ha finito per prendersi l’intera scena, anche Cinzia ha saputo ritagliarsi un ruolo ben più importante nelle storie di Rat-Man, maturando di pari passo con il protagonista e anche con il suo autore, via via che le storie si facevano meno parodistiche e più “ragionate”. E la maturazione ha avuto tale slancio che alla fine, complice una spintarella involontaria (o no?) di Licia Troisi, Cinzia si è liberata dalle pagine del Ratto per raccontare la sua storia.

Cinzia

Già, la storia… di chi? Di un uomo? Una donna? Un trans?

Ecco, proprio questo non è il punto.

Cinzia racconta la storia di una persona. Un essere umano che come tutti noi cerca di costruire la propria identità e di trovare il proprio posticino nel mondo. Nello specifico, un essere umano di sesso maschile e di nome Paul a cui però queste semplici etichette vanno un po’ strette.

Cinzia

Attraverso lo sguardo di Cinzia, Ortolani porta una critica, per così dire, bipartisan. Da un lato, al mondo delle persone cosiddette “normali”, un mondo prevenuto e moralista, che giudica e pontifica, un mondo in cui la diversità non è qualcosa con cui confrontarsi, ma qualcosa da emarginare, su cui imporre regole e divieti, “una macchia scura sul vestito pulito della loro realtà”, per citare la stessa Cinzia. Dall’altro, al mondo delle comunità per il supporto e la tutela dei diritti LGBT, che nel loro fare, giustamente, quadrato attorno ai più fragili, a volte si arroccano fin troppo nell’orgogliosa difesa della propria “diversità”, finendo per frantumarsi in mille “sottogeneri” che non fanno altro che isolare gli individui da quella società di cui molti vorrebbero semplicemente essere parte integrante.

Cinzia

Cinzia, alle prese col suo (ennesimo) colpo di fulmine senza speranza, si scontra con entrambe le realtà e ne mette in evidenza le storture, i difetti, anche litigando con l’amica Tamara che, in qualche modo, rappresenta la versione “rassicurante” del transessuale, la macchietta, molto più facile da etichettare e incasellare nel nostro mondo ordinato fatto di maschi che stanno con le femmine e viceversa. Perché a Cinzia (e credo a tanti altri nella sua situazione) non interessa essere etichettata o appiccicarsi addosso un’etichetta da sola: vuole solo essere libera di essere sé stessa e di vivere la propria vita.

In termini narrativi, la storia si presenta come una commedia romantica (il primo paragone che salta in mente è senza dubbio Pretty Woman) con tanto di stacchetti cantati da vero e proprio musical. Dell’Ortolani che abbiamo imparato a conoscere restano, ovviamente, il tratto inconfondibile dei disegni e le gag. Va però detto che, mentre a volte in Rat-Man alcune di queste gag apparivano un po’ forzate rispetto ad una trama più complessa, qui si amalgamano molto bene con la storia che risulta fluida e compatta, un unico impianto narrativo senza divisioni in capitoli né spezzoni messi a bella posta per strappare una risata. Ortolani raggiunge con Cinzia un picco di maturità narrativa davvero notevole, senza perdere la leggerezza e la vena comica che caratterizzano tutti i suoi lavori e che lo hanno reso uno degli autori più amati degli ultimi vent’anni.

Tutti dovrebbero leggere Cinzia. Ad alcuni potrebbe dar fastidio o far storcere il naso, ma alla fine ne uscirebbero con la mente, davvero, più aperta.

“E magari non solo la mente”, direbbe Tamara.

Andrea Ravasio

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