Folkville – Cronache da una città leggendaria
“Poi c’è quella del cervo e del cacciatore.”
L’incipit del nuovo romanzo di Giancarlo Marino, Folkville – Cronache da una città leggendaria, edito da Homo Scrivens, ci dà già un indizio su quello che ci aspetta una volta immersi tra le sue pagine. È l’autore stesso ad avvisarci: “Ogni fatto o personaggio descritto in questo romanzo è figlio dell’invenzione di qualcun altro”. Ma andiamo per ordine e partiamo dalla trama: Charlie Carroll è un ragazzo come tanti che conduce una tranquilla esistenza nella città di Folkville. È il proprietario di una fumetteria, la Taverna del gufo notturno, che gestisce assieme a Paco, il suo amico ispanico e chiacchierone. Ha una bellissima fidanzata, Viv, e un Maggiolone scassato. Una notte, però, la sua vita cambia improvvisamente. Viv e Paco scompaiono misteriosamente dopo l’inaspettata comparsa di un uomo falena. Contemporaneamente la città sembra impazzire, vessata da una serie di avvenimenti inspiegabili e dalla comparsa di creature mostruose e fantastiche. Charlie, avvalendosi dell’aiuto del professor Brunvand, dovrà ritrovare i due scomparsi barcamenandosi fra esseri del calibro di Chupacabra e Babbi Natale serial killer, coccodrilli albini e motociclisti acefali, cercando di rimanere vivo e di venire a capo dei misteri che stanno portando la sua città a una vera e propria Apocalisse. Ciò che colpisce da subito il lettore in Folkville – Cronache da una città leggendaria sono i mille spunti folkloristici a cui attinge l’autore. Già da una lettura superficiale, infatti è evidente che Marino strizza l’occhio al mondo nerd. Tantissime sono le citazioni letterarie che passano per la testa durante la lettura: dal mondo dei fumetti a Neil Gaiman, dalle leggende metropolitane tipiche del folklore popolare a Tim Burton.
Marino attira subito il proprio pubblico dapprima introducendo i personaggi e rendendoli esilaranti e accattivanti, poi tessendo un’intricata storia dalla quale è pressoché impossibile staccarsi prima di sapere come va a finire. Il ritmo diventa sempre più incalzante al punto da lasciare, in determinati passaggi, col fiato sorpreso. Ma non si pensi che, in questa storia al cardiopalma, manchino parentesi e personaggi a dir poco esilaranti che riescono a spezzare la tensione e a strappare un sorriso. Esempi lampanti di questo escamotage letterario sono, ad esempio, i due infermieri dell’autoambulanza, i quali più volte, durante il racconto, intervengono (ma molto di più con i loro dialoghi grotteschi e al contempo divertentissimi) a soccorrere feriti e a scioccare il protagonista e che, per questo motivo, meritano una menzione d’onore. Si evince, tra le altre cose, anche un notevole interesse per la cinematografia: la storia non è suddivisa in capitoli, bensì in tavole, e l’autore ci fornisce dettagli sul luogo e sul momento della giornata in cui si svolgono i fatti come se fosse una sceneggiatura con tanto di suggerimenti tecnici sulle possibili inquadrature da effettuare. È un romanzo decisamente innovativo, poliedrico e ricco di riferimenti culturali che affascinano il pubblico nerd ma che riescono anche a convincere chi non ha trascorso la propria adolescenza a leggere fumetti. L’autore napoletano “gioca” con il lettore, incuriosendolo con mille piccole storie di contorno che si incastrano perfettamente con la trama centrale e, al contempo, lasciando un alone di mistero, aggiungendo spesso la frase “ …o almeno così dice l’amico di un mio amico”, dando quindi un tocco folkloristico alla narrazione. Il romanzo è assolutamente consigliato a chi ama le leggende metropolitane, a chi si ritiene incredibilmente nerd, a chi ha voglia di avventura senza mai alzarsi dal divano.
Giorgia Recchia
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