Recensioni

Published on Aprile 10th, 2019 | by Andrea Ravasio

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The Protector

Ideatore: Binnur Karaevli

Genere: Animazione, fantastico, fantascienza

Durata: 31-46’ (a episodio)

Lingua originale: turco

Stagioni: 1

Episodi: 10 puntate

Cast: Çağatay Ulusoy, Ayça Aysin Turan, Mehmet Kurtuluş, Hazar Ergüçlü, Okan Yalabik, Alp Boyraz, Burçin Terzioğlu, Saygın Soysal, Yurdaer Okur

Distribuzione: Netflix

Prima Tv: 14 dicembre 2018

Al mio primissimo esame universitario (Biologia Generale, orale) il nervosismo vinse sulla preparazione e la performance non fu delle migliori; il prof, però, bontà sua, decise di darmi comunque un voto alto sulla fiducia, in base al potenziale che secondo lui avevo al di là dell’ansia da prestazione.

Ecco, con questa recensione voglio un po’ fare la stessa cosa con The Protector, una serie Netflix che, diciamolo subito, mi ha fatto un po’ incazzare.

Facciamo un passo indietro: di che stiamo parlando? Dunque, The Protector è la prima serie Netflix di produzione turca. E si vede. Si vede nel senso che, al loro esordio di fronte a un pubblico internazionale, gli sceneggiatori scelgono giustamente di poggiare le basi del loro racconto su un terreno solidissimo e ben rodato, quello della storia millenaria del Medio Oriente e delle leggendarie lotte fra il bene e il male, rappresentati di volta in volta da fazioni, sette segrete o quant’altro, le cui origini affondano, puntualmente, nella notte dei tempi. Quelle atmosfere alla Prince of Persia, alla Assassin’s Creed o alla Re Scorpione, per intenderci (beh… per intenderci fra nerd, almeno).

Il protagonista della nostra storia è Hakan, un giovane di Istanbul che è un po’ lo stereotipo del ragazzotto mediorientale: scanzonato, amico di tutti, un po’ strafottente, con mille idee (a suo dire) geniali per fare soldi a palate, ma per il momento relativamente squattrinato. La sua vita viene però stravolta dalla scoperta di essere l’ultimo discendente dell’antichissima stirpe dei Protettori, una sorta di guardiani della città di Istanbul, e di avere il difficile compito di individuare ed uccidere l’ultimo degli Immortali, i loro nemici giurati. Da questo punto in poi la vicenda si sviluppa tra allenamenti in gran segreto, ricerche sul campo e momenti di ribellione di Hakan che fatica ad accettare la sua nuova realtà e cerca di incastrarla nella sua vecchia vita e nelle sue esigenze personali, il che lo porta a scontrarsi più di una volta coi suoi nuovi alleati.

The Protector

Come detto, il terreno è solido e The Protector vi si muove agilmente. La storia regge, i personaggi sono piuttosto convincenti e a fare da perfetta cornice troviamo la città di Istanbul con quel mix di tradizione e innovazione, monumenti storici e palazzi moderni, grandi quartieri commerciali e dedali di viuzze e mercatini che solo i luoghi con una lunga, lunghissima storia alle spalle possono avere. Spicca, in questo senso, la magnifica basilica di Aya Sofia, attorno al quale ruota parte della trama.

Ma allora cos’è che mi ha fatto incazzare? Beh, devo dirlo… è stata la mancanza di coraggio. Con delle basi così promettenti, ho sperato fino all’ultimo che la storia prendesse qualche piega inaspettata… ma invece non è stato così.

Ehi, intendiamoci, non sto dicendo che la serie sia noiosa o banale. The Protector si fa guardare con piacere, chiude gli episodi con la giusta dose di suspence per farti dire “ma fammene vedere un’altra, che voglio vedere dove vanno a parare!” e non mancano scene e momenti ben azzeccati che danno colore e originalità alla trama. Inoltre, come molte altre serie di provenienza non anglosassone o americana, merita la visione anche solo per fare un tuffo in una realtà, quella turca e in particolare quella di Istanbul, per noi non così familiare e quindi di sicuro appeal.

The Protector

Il problema grosso sta nel fatto che il nodo principale della storia, per uno spettatore mediamente scafato, è lampante da quasi subito. Gli sceneggiatori non hanno preso una decisione netta tra mettere subito le cose in chiaro o provare a confondere le acque e il risultato, per molti, sarà una cosa del genere: “Beh ma è ovvio, no? … no, aspetta, magari non è così ovvio… ah no niente, era proprio così”. E proprio questo, a serie conclusa, mi ha fatto arrabbiare! Il pensiero che “mannaggia, bastava un tocco in più, un piccolissimo sforzo!”

Eppure, giunto a questo punto, contro ogni pronostico, ve la consiglio. Già. Perché una serie che fa schifo la abbandoni al secondo episodio. Invece The Protector mi ha tenuto lì fino alla fine e ha saputo farsi valere. Ha tutte le carte in regola e pure qualcosa di più; il problema, semmai, è che,  nell’era di Netflix avere semplicemente le carte in regola non basta, bisogna riuscire a stupire e conquistarsi un posto nella mente dello spettatore.

A dirla tutta, The Protector all’ultimo momento il guizzo, tutto sommato, lo trova. La trama della stagione si chiude ma si apre un notevole ventaglio di possibilità per una nuova stagione che, se trattata bene, potrebbe riscattare tutto. E allora io voglio scommetterci sopra, come a suo tempo fece quel prof con me.

Avrò ragione? Ma soprattutto, quel prof avrà avuto ragione?

Perché vedere The Protector:

Perché vi manca Prince of Persia, perché vi piacciono le cacce al tesoro, perché amate Istanbul, perché volete sapere come c***o fa Hakan a togliersi la maglia magica.

Perché non vedere The Protector:

Perché alla terza puntata ho già capito, perché una delle attrici è doppiata in modo fastidiosissimo, perché non ho capito come è arrivata lì la pietra magica.

Andrea Ravasio

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The Protector Andrea Ravasio

Summary:

3,5

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