Il gioco della felicità
“Gran parte di quel che ci succede nella vita è solo immaginazione, una nostra libera interpretazione della realtà.”.
È con questo concetto semplice ma al contempo profondo che Pablo Contreras, detto Pablito, fa il suo esordio tra le pagine del romanzo. Il protagonista de Il gioco della felicità di Gabriele Iaconis, edito dalla casa editrice Homo Scrivens, è l’ultimo figlio di una famiglia numerosa e decide di trasferirsi da un piccolo paese a una grande città di una non meglio identificata nazione. Ciò che appare certo è che ci troviamo in uno stato sudamericano che sta vivendo un difficile momento politico sotto l’egida di un personaggio che viene denominato in maniera volutamente anonima “l’Amato Presidente”.
Pablo si ambienta quasi subito in città, trova lavoro come cronista presso la sede di un quotidiano e allaccia una relazione sentimentale con una collega, Ramada. Quest’ultima però lo lascia per Eduardo Cerrano, famoso giornalista approdato da poco alla sede del quotidiano. Pablito si lascia andare allo sconforto e alla disperazione, finchè, la sera del suo ventiduesimo compleanno, di ritorno da una notte di bisboccia, investe involontariamente un passante che si rivela subito essere il suo rivale in amore. La vita di Pablo Contreras si complica, in un intreccio difficile tra la paura di essere scoperto, il senso di colpa, gli intrighi politici e l’ istinto di sopravvivenza.
Il romanzo di Iaconis rimane impresso al pubblico per più di un motivo: innanzitutto non si riesce a inquadrarlo in un unico genere. Può essere considerato un noir, un romanzo sentimentale ma anche un romanzo politico. I temi affrontati sono tantissimi ma quello su cui, forse, l’autore napoletano pone più l’accento è proprio la denuncia politica. L’Amato Presidente di cui più volte si parla nel romanzo è, infatti, il simbolo dell’uomo politico che, per poter esercitare e accrescere il proprio potere esercita un controllo criminoso sulle folle a partire dai mezzi di comunicazione. Più volte, durante la narrazione, si fa accenno agli ideali dello stato in cui Pablo risiede, ma tali ideali sembrano più uno slogan politico che un proposito di miglioramento e il tipo di governo che amministra tale stato assomiglia molto di più a un governo totalitario che a uno democratico.
Già dalle prima pagine de Il gioco della felicità Iaconis ci racconta la storia per bocca di Pablo trasmettendoci una malinconia e un’inquietudine che, pagina dopo pagina, si estendono a tutti gli altri personaggi in un vero e proprio climax. Lo stesso Contreras, la sua ex Ramada, il suo amico Manuel Burro, il suo rivale Eduardo Cerrano risultano insicuri, impotenti, spaventati di fronte al potere che li contrasta e che è destinato a consumarli irrimediabilmente per poter portare avanti quello che viene definito il gioco della felicità, che dà il titolo al libro. È lo stesso Pablo a farcelo capire in un passo del romanzo: “Tuttavia, dopo quella luce, fece capolino il solito sole tondo e indifferente e capii che non sarebbe bastato dormire una vita intera per evitare il mio destino, perché il destino non avrebbe fatto altro che riposare insieme a me, in attesa di un mio risveglio.”
Lo stile adottato da Gabriele Iaconis è fluido, scorrevole. La sua forte capacità descrittiva riesce non solo ad esprimere stati d’animo molto complessi con grandissima facilità, ma anche a trasmettere tali sentimenti al lettore che, quindi, si sente immediatamente coinvolto e legato ai personaggi e alla storia. La tipologia di narrazione ricorda un po’ quella di alcuni autori sudamericani e prevede tantissime sfaccettature e un sottotesto che invita il lettore a ricominciare la lettura dalla prima pagina non appena si è arrivati alla conclusione.
Il libro è consigliato a tutti coloro che amano i romanzi a sfondo politico ma che non vogliono rinunciare alle storie d’amore.
Giorgia Recchia
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