After Life
| Ideatore: Ricky Gervais
Genere: commedia nera Durata: 25-31’ (a episodio) Lingua originale: Regno Unito Stagioni: 1 Episodi: 6 puntate Cast: Ricky Gervais, Kerry Godliman, Tom Basden, Tony Way, Penelope Wilton, David Bradley, David Earl, Joe Wilkinson, Mandeep Dhillon, Jo Hartley, Roisin Conaty, Diane Morgan, Paul Kaye, Tim Plester Distribuzione: Netflix Prima Tv: 8 marzo 2019 |

After Life è la storia dell’elaborazione di un lutto, pura e semplice. Niente sorprese, stranezze, colpi di scena. Soltanto la disperata apatia di Tony, giornalista di mezza età che lavora (senza troppo entusiasmo) per un insulso quotidiano gratuito in un paesino inglese come tanti altri.
La sua unica gioia e ragione di vita era l’amatissima moglie Lucy.
Già, ho detto “era”. Qui sta il nodo della storia: Lucy è morta di cancro da oltre un anno.
Ed ecco spiegato il titolo: After life, la “vita dopo”. La vita di Tony dopo la morte di Lucy.
Una non-vita, in realtà. Distrutto dal dolore e incapace di superare la perdita, Tony trascorre le sue giornate quasi per inerzia, riversando tutto il suo cinico sarcasmo sui colleghi di lavoro, in particolare sul suo capo, nonché cognato, Matt, che cerca in tutti i modi di farlo sentire meglio, senza successo.
In generale, Tony non ha più alcuna intenzione di avere a che fare con gli umani e con le loro ipocrisie. Anzi, è convinto di aver guadagnato un “superpotere”: poter dire e fare tutto quello che gli passa per la testa, incurante delle conseguenze, visto che la peggior conseguenza sarebbe la morte che lui, ormai, non teme più.

Non fatevi ingannare dal fatto che la serie sia stata scritta e interpretata da un noto comico britannico, Ricky Gervais. After life può essere anche definita una commedia, ma è una commedia nerissima e velata di malinconia. Fa sorridere, ma sono sorrisi amari, sporadici e nemmeno per tutti i gusti. In questo senso lo stile comico di Gervais è perfettamente calato nell’atmosfera della serie, che gli consente di sfoderare tutta la sua “scorrettezza politica” (poi non dite che non vi ho avvisato).
I sei episodi che compongono la prima stagione hanno una struttura piuttosto regolare, quasi a sottolineare la monotonia con cui trascorrono le giornate di Tony.
Tutto appare grigio, insulso. Gli unici momenti che si distaccano (anche stilisticamente) da questo pessimo quadro sono quelli che Tony trascorre con Brandy, un’adorabile femmina di pastore tedesco che lui aveva regalato alla moglie e che rappresenta (letteralmente) l’unica altra ragione che lo separa dal suicidio (che comunque resta fra le opzioni).
Come ho detto all’inizio, però, After Life non racconta solo di un lutto, ma anche della sua elaborazione. Anche per Tony, insomma, la salvezza è dietro l’angolo. E arriverà non dalle persone che gli sono più vicine (su tutte, il peggior psichiatra della storia della psichiatria), ma, paradossalmente, da estranei (o quasi estranei) che gravitavano ai margini della sua esistenza e che finiscono per diventarne il centro: un tossico, una vedova conosciuta al cimitero, l’infermiera del padre malato di Alzheimer, una prostituta (pardon, “sex worker”).
Si dice sempre che con gli estranei è più spontaneo confidarsi e forse, proprio in questo paradosso, risiede la scintilla per riavviare la “vita dopo” di Tony e fargli riscoprire che, in fondo, anche lui può portare qualcosa di buono in questo mondo.

After life è una serie intensa, commovente e perfidamente ironica. Non è per tutti i palati e non ve la consiglierei, se vi trovate in un momento di “down” della vostra vita.
O magari sì, chissà. Perché se anche un tipo come Tony riesce ad uscire dalla fossa che si è scavato, allora forse c’è speranza un po’ per tutti.
Perché vedere After Life
- Perché vi piacciono Ricky Gervais e la stand up comedy.
- Perché Brandy è un cane meraviglioso.
- Perché volete vedere la luce in fondo al tunnel.
Perché non vedere After Life
- Perché non volete sentir parlare di morte e depressione.
- Perché le battute sulla religione e sui pedofili vi urtano.
- Perché cercavate sesso, droga e rock ‘n’ roll e qui c’è solo la seconda.
Andrea Ravasio
Summary:



