Mars Horizon
In un’epoca di tensioni crescenti, ogni tanto c’è bisogno di un messaggio positivo come quello che potete trovare in Mars Horizon, graphic novel tutta francese che racconta della prima missione umana su Marte, pubblicata in Italia giusto nel cinquantesimo anniversario dello sbarco sulla Luna.
Gli amanti del genere fantascientifico tengano (in parte) a freno i loro entusiasmi: Mars Horizon, infatti, è un racconto molto particolare che ai canoni della fantascienza concede pochissimo, quasi nulla.
Insomma, niente mostri, niente alieni, niente scoperte sensazionali (beh, una forse sì, ma non come potreste pensare…). Il primo contatto umano col mitico pianeta rosso, avvenuto nel 2080, viene invece raccontato in maniera scientifica e rigorosa attraverso il diario di Jeanne, una delle astronaute dell’equipaggio. Non a caso, infatti, l’autrice Florence Porcel è una divulgatrice e Mars Horizon è il primo titolo che Bao Publishing ha deciso di “importare” da Octopus, una collana di fumetti narrativi a tema scientifico curata in Francia nientemeno che da Boulet (sì, quello che ha ispirato il nostro Zerocalcare).
Niente guerre stellari, dunque, ma l’emozione di vivere il primo sbarco marziano con tutta la stessa serietà, solennità e tensione che si dovevano respirare dalle parti della NASA in quel lontano 21 luglio del 1969.
Lasciatemi dire, però, che per quanto mi riguarda la vera bellezza di Mars Horizon sta nel suo messaggio (neanche tanto) nascosto. Dai dialoghi e dalle memorie dei vari protagonisti, a poco a poco, emerge infatti un dato davvero importante: al di là degli avanzamenti scientifici e tecnologici, ciò che ha permesso di poter anche solo prendere in considerazione (e poi portare a termine con successo) una missione di tale portata è stata la pace fra gli uomini.
Eh già. La pace fra gli uomini.
Banale? Mica tanto. Io lo vedo invece come un messaggio, appunto, di speranza. Mars Horizon ci racconta come, per ripetere l’impresa di Neil Armstrong e Buzz Aldrin con un obiettivo ancora più ambizioso, le nazioni della Terra abbiano dovuto infine arrendersi all’idea di lasciar perdere le loro guerre e mettersi finalmente a collaborare. E se leggete bene tra le righe, scoprirete come l’addestramento per questa epocale missione abbia richiesto che anche i singoli esseri umani che formano l’equipaggio mettessero da parte ogni remora, ogni rivalità e ogni inutile pudore e abbracciassero la più completa sintonia e libertà sociale, sentimentale e anche sessuale.

E la cosa forse ancora più bella è che Mars Horizon non ci presenta questo messaggio come una remota possibilità, tutt’altro. Nella storia che ci racconta quel messaggio si è già concretizzato da anni e ciò che sta avvenendo ne è il frutto.
La nostra umanità del 2019 ha ancora parecchia, parecchia strada davanti a sé, per arrivare a somigliare a quell’umanità del 2080 che grazie agli sforzi e alla cooperazione di tutti riesce a mandare i primi astronauti su Marte; eppure, Florence Porcel ci pone di fronte a questo percorso già bello che terminato, dicendoci: “Guardate che non è fantascienza, anzi, è un traguardo ormai imminente”.
Insomma, è inevitabile: l’umanità raggiungerà la totale armonia in preparazione di questa nuova frontiera dello spazio.
Di solito quando parliamo di qualcosa di inevitabile, parliamo di qualcosa di brutto.
Ma per una volta sarei felice di sapere che la strada tracciata da Mars Horizon fosse, per davvero, inevitabile.
Andrea Ravasio
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