Dion – Piccoli supereroi crescono
| Ideatore: Carol Barbee, Dennis A. Liu
Genere: azione, avventura, fantascienza, supereroi, dramma familiare Lingua originale: inglese Stagioni: 1 Episodi: 9 puntate Cast: Alisha Wainwright, Ja’Siah Young, Jason Ritter, Jazmyn Simon, Sammi Haney Produzione: Netflix Prima Tv: 4 ottobre 2019 |
Se siete in astinenza da supereroi televisivi, potrei consigliarvi Dion, una delle ultime novità di casa Netflix.
Di che parla questa serie? Il titolo sembra abbastanza chiaro sul soggetto: Dion (Ja’Siah Young) è un ragazzino di sette anni (che diventano otto a metà serie) che un bel giorno scopre, in modo del tutto casuale, di essere dotato di superpoteri. Essendo appena un bambino, questi poteri sono per lui da un lato un gioco, e dall’altro un pericolo, perché non li sa controllare. E questo già è un taglio interessante, rispetto alle serie supereroistiche tradizionali.

Ora però dovete sapere che Dion è in realtà il titolo “italiano” della serie. Quello originale, nonché il titolo del fumetto di Dennis Liu e Jason Piperberg da cui la serie è tratta, è Raising Dion, ovvero “Allevare Dion”.
Improvvisamente il nostro eroe è passato dallo status di soggetto a quello di complemento oggetto.
Ma il soggetto allora chi è?
Semplice: sua mamma, Nicole (Alisha Wainwright).
Ed ecco l’altra grande particolarità di Dion, il motivo per cui merita un’occhiata.
In una variante del tema “supereroi con superproblemi”, qui abbiamo a che fare con una “mamma con superproblemi”.
Nicole, madre single (il padre di Dion è scomparso in una tempesta), già impegnata a destreggiarsi tra casa e lavoro, si ritrova all’improvviso a dover fare i conti con un figlio che sposta gli oggetti con la mente, e non solo.

Il nostro sguardo è principalmente quello di Nicole, la sua paura istintiva per le capacità del figlio (siamo nella “nostra” realtà, i supereroi sono solo fumetti) e le precauzioni per evitare che vengano scoperti. Unico supporto esterno, l’imbranatissimo Pat, ingegnere nerd e amico di famiglia.
Dal punto di vista dei contenuti, Dion alterna agilmente elementi supereroistici (i poteri, i cattivi, i segreti) e tematiche quotidiane, da quelle banali (la colazione, i compiti ecc.) a quelle più serie (il bullismo, il razzismo, la diversità), con una certa tendenza al cliffhanger di fine episodio. Da segnalare anche la presenza tra i personaggi secondari di Esperanza (Sammi Haney), compagna di classe e in un secondo tempo grande amica di Dion, affetta (come la sua interprete) da una malattia ossea che la costringe su una carrozzina, cosa che non le impedisce di essere uno dei comprimari più riusciti della serie.

In questo modo, la serie si ritaglia un suo spazio originale e innovativo nel panorama delle serie tratte da fumetti, mettendo della carne al fuoco sia per i nerd incalliti sia per chi nel frattempo fa finta di crescere e diventa papà/mamma.
A questi ultimi dico: guardate Dion. Così la prossima volta che il vostro pargolo vi sveglierà nel cuore della notte, almeno ringrazierete che non sia capace di levitare mentre dorme.
Perché guardare Dion:
- Perché ho finito le serie Marvel, Stranger Things e Dark.
- Perché sono una mamma single e condivido le ansie di Nicole.
- Perché vogliamo uno spin-off solo su Esperanza (grandissima).
Perché non guardare Dion:
- Perché non ci sono combattimenti all’ultimo sangue.
- Perché Pat è fastidiosamente imbranato.
- Perché le renne in Islanda non ci sono (e che caz…).
Andrea Ravasio



