Dolemite is my name – black humour (ma non come pensate voi)
| Titolo: Dolemite is my name
Regia: Craig Brewer Genere: commedia, drammatica Durata: 118 min Lingua originale: inglese Cast: Eddie Murphy, Keegan-Michael Key, Mike Epps, Craig Robinson, Titus Burgess, Da’Vine Joy Randolph, Wesley Snipes Distribuzione: Netflix |
Solo dopo aver visto Dolemite is my name ho scoperto che si tratta di una storia vera e non di fantasia, il che mi ha stupito non poco: pensavo che una storia così colorata (in molti sensi) fosse quasi esagerata, ma sappiamo bene che la realtà supera spesso la fantasia.
Dolemite is my name, fra le ultime produzioni Netflix, narra l’ascesa (ma non il declino) nel mondo dello spettacolo di Rudy Ray Moore, stella di colore della stand-up comedy degli anni ’70 e (pare) fra i padri riconosciuti del rap e dell’hip hop.
Il film parte dal basso, con Ray commesso in un negozio di vinili e comedian di bassa lega che apre le serate nei locali di altri comici più affermati. La mente di Ray però è già proiettata al futuro e in cerca di nuove opportunità, scontrandosi però con il rifiuto e l’ostracismo dei gestori dei locali.
Finché, un giorno, l’idea: “rubare” le storielle e le battute sconce, volgari, colorate (e colorite) del folklore afroamericano e riunirle in una figura spregiudicata: Dolemite, appunto. Una sorta di “pappone” e gangster sopra le righe, dalla parlata caratteristica e dal linguaggio sboccato.

È il trionfo: le registrazioni su vinile degli spettacoli, vendute sottobanco (l’America puritana degli anni non approvava la vendita ufficiale di certe sconcezze, VM18 dalla copertina al contenuto) vanno a ruba e Ray – Dolemite conosce finalmente la fama. Ma non gli basta: il suo nuovo obiettivo è realizzare un film e arrivare dappertutto contemporaneamente.
Dolemite is my name racconta, una volta tanto, una parabola positiva. Anzi, forse una mezza parabola, visto che della fase di declino non si parla in questo film (ma pare non ci sia stata proprio, a giudicare dai titoli di coda). La parabola di un uomo che parte dal (quasi) nulla e lotta per i suoi sogni e le sue aspirazioni, portandole avanti a dispetto di tutto e di tutti e cambiando la vita delle persone che gli stanno intorno, fino a raggiungere il meritato successo.

Il volto di Ray – Dolemite è quello di un Eddie Murphy in splendida forma, qui meno ridanciano e clownesco rispetto alle sue vecchie commedie. Paradossale, forse, visto che indossa i panni di un comico; eppure, Murphy sfodera la sua verve nei momenti giusti ma riesce anche a mostrare il lato drammatico e faticoso dell’ascesa del suo personaggio. Non da meno sono i numerosi e riuscitissimi comprimari, tra cui spiccano anche nomi piuttosto noti come un irriconoscibile Wesley Snipes (almeno, irriconoscibile per me che ho la cache ferma a Demolition Man), i comici Chris Rock e Mike Epps, Snoop Dogg e Bob “Saul Goodman” Odenkirk.
Un consiglio spassionato: fate uno sforzo e godetevi questo film in lingua originale, sia pure con i sottotitoli.
Nessun “figlio di puttana” sostituirà mai adeguatamente un “motherfucker” ben piazzato e ve ne accorgerete dalle primissime scene; l’inglese parlato dagli afroamericani, poi, ha una delle sonorità più caratteristiche e accattivanti che io conosca e sarebbe un peccato mortificarla con il doppiaggio nostrano.
Io ve l’ho detto, poi fate voi, eh!
Andrea Ravasio
Summary:



