Cip di Brunori Sas: una vita fa, raccontata bene
Come eravamo
Mettete tre persone di trenta/qarant’anni intorno a un tavolo, girategli una di quelle domande su cui si divide il mondo – Pc o Mac, Maradona o Messi, architetti o ingegneri, Twitter o Facebook – e avrete tre risposte differenti. Figuratevi se la domanda in questione fosse “prima si stava meglio o peggio?”, specificando che con “prima” non si intende vent’anni fa e neanche dieci o cinque, ma l’istante esatto che ha preceduto il lockdown, l’inizio del distanziamento sociale, della corsa alle mascherine, delle mani che odorano di amuchina, della quarantena forzata in casa, di questa voglia di cantare dai balconi, degli aperitivi con gli amici su Skype. Scommettiamo che finirebbe in rissa?
Meglio evitare, quindi. Per cui è molto più semplice ricercare una risposta alle nostre domande sul “prima” riascoltando Cip, il nuovo album di Brunori Sas pubblicato a gennaio di quest’anno.
Che cosa fa un passero di 30 kg su un ramo?
Brunori è un quarantenne e, senza spulciare la sua carta d’identità, lo si può capire dal titolo del disco, che per quelli come noi che sono stati ragazzin* negli anni ’80 e adolescenti negli anni ’90, è un qualcosa che non può lasciare indifferenti. Basta aprire il cassettino della memoria: precisamente quello in cui erano stati riposti i film del filone “commedia all’italiana” trasmessi la sera sui canali del biscione, di cui Adriano Celentano era uno dei massimi interpreti. E qui vi voglio, perché a distanza di anni, dovremmo riconoscere a Barnaba, l’autista dell’ATAC di Innamorato Pazzo, un merito: quello di aver regalato un piccolissimo contributo alla spallata definitiva contro la divisione in blocchi contrapposti del Mondo con una barzelletta: Che cosa fa un passero di 30 kg su un ramo? […] Un passero di 30 kg su un ramo fa CIIIIIIIIIP!!!
Il mondo si divide
“Il mondo si divide/ Fra chi pensa che i violenti debbano essere trattati con violenza/
E chi pensa che con la violenza invece non si ottenga/
Nient’altro che violenza” (Il mondo si divide, traccia n.1)
Il Cip di Brunori, quello del pettirosso in copertina, non è urlato e sguaiato come quello di Celentano, ma nonostante ciò ha in sé una forza dirompente: quella di chi in quanto cantautore è allenato a pensare che nulla accade per caso e per questo scruta con occhio curioso e critico la realtà e le nostre fragilità. E lo sguardo critico di Brunori sembra dare ragione a Clint Eastwood de Il buono, il brutto, il cattivo, che suddivideva il genere umano in due categorie: «Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica, e chi scava. Tu scavi».
Con l’unica differenza, non trascurabile, rappresentata dal fatto che l’umanità cantata da Brunori (quella dei trenta/quarantenni), da qualunque punto di vista la guardiate, è sempre quella che scava. Sì, perché è quella condannata a sopravvivere in costante equilibrio tra forze contrarie: tra il diritto alla stabilità e la precarietà. Tra vita e morte. Tra chi ti vuole bene e chi male. Tra violenza e non violenza. Tra cattivismo e buonismo. Tra disinteresse per le sorti del prossimo ed empatia. Tra vincenti e falliti.
E Brunori ci porta per mano a questa conclusione, analizzando ogni aspetto della nostra esistenza: il nostro rapporto con gli altri nei pezzi Il mondo si divide e Bello appare il mondo. L’invecchiare e l’essere stanchi e demotivati in Capita così, dove il cantautore calabrese la tocca piano: “che un bel giorno ti guardi allo specchio e ti scopri più vecchio, di parecchio”. Il senso della vita e il rapporto da recuperare con la natura in Anche senza di noi e Bello appare il mondo. La capacità di reagire e di stupirci ancora, il dover cercare di fare pace con la vita e l’idea della morte in Capita così, Anche senza di noi, e nella degregoriana (nel senso di Francesco De Gregori) Quelli che arriveranno. Vi avverto, questa canzone va maneggiata con cura: è un colpo al cuore.
E poi quel fatto bellissimo che è l’amare e il provare a crescere insieme in Per due come noi. L’empatia nei confronti del prossimo, l’etica e la spiritualità in Benedetto sei tu e Al di là dell’amore, il primo singolo dell’album. Brunori tesse una trama fitta, fatta di riflessioni che si ripetono e legano i pezzi l’uno con l’altro. Come, ad esempio, nel caso di “e alla fine va bene”, un leitmotiv che il cantante calabrese ripete come un mantra. E poi ripete varie volte, prima che fosse mainstream, che “andrà tutto bene”.
Al di là dell’amore
E alla fine Dario Brunori, attraverso questi giri e rimandi, ci porta per mano lì dove probabilmente voleva arrivare sin dall’inizio. A farci discutere e votare insieme la mozione del manifesto politico che si chiama guarda caso proprio come il primo singolo dell’album, Al di là dell’amore. Il nostro esce dal fosso in cui ci siamo cacciati. Non scava più. Si ribella alla visione del mondo secondo Clint Eastwood e ci invita a fare lo stesso. Ci dice che è arrivato il momento di combattere quella normalità, di rifiutarla. Ci dice che quella normalità va rigettata perché è il problema, l’ambiente ideale in cui ha proliferato quel virus sociale responsabile del processo di disumanizzazione che ci ha reso incapaci di provare empatia: “ma questi vogliono solo urlare / alzare le casse e fare rumore / fuori dal torto e dalla ragione / un branco di cani senza padrone / e fanno finta di non vedere / e fanno finta di non sapere / che si parla di uomini qui / di donne e di uomini”.
Ma il brano è strutturato su due registri. Come un testo di analisi politica, ci offre una tesi e una proposta. Da qui l’avvicendamento tra l’invettiva della strofa e la riflessione del ritornello. Un gioco di alternanza che finisce col porci tutti di fronte al dovere di una domanda: il Paese che troveremo una volta usciti da casa non sarà quello di prima e noi, una volta fuori, quale direzione prenderemo? Torneremo a scavare nel fosso oppure punteremo a cambiare la vecchia normalità? I versi di Brunori sas ci spingono, senza tanti giri di parole, ad avere finalmente coraggio, a gettare delle quattro o cinque cose a cui non crediamo manco più di cui parlavamo ne La verità, e a muoverci, a camminare, ad affrontare finalmente la salita: “ma vedrai che andrà bene / andrà tutto bene / tu devi solo metterti a camminare / raggiungere la cima di montagne nuove / e vedrai che andrà bene / andrà tutto bene / tu devi solo smettere di gridare / e raccontare il mondo con parole nuove / supplicando chi viene dal mare / di tracciare di nuovo il confine fra il bene ed il male“. Come dire che la vita è difficile, spesso anche molto dura, ed è fatta da cose giuste e sbagliate, e noi abbiamo il dovere di fare sempre la cosa che pensiamo sia giusta, o quanto meno provarci. Che metti il caso in questo tempo sbandato e in questa notte che corre, alla fine della salita non ci sia veramente un futuro che venga a darci fiato?
Fabio D’Angelo
Tracklist:
- Il mondo si divide
- Capita così
- Mio fratello Alessandro
- Anche senza di noi
- La canzone che hai scritto tu
- Al di là dell’amore
- Bello appare il mondo
- Benedetto sei tu
- Per due che come noi
- Fuori dal mondo
- Quelli che arriveranno
Summary:




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