Azzorre, la verità è una memoria imperfetta
Abbiamo un gran bisogno dei riti di passaggio nelle società di oggi. Li abbiamo ereditati dalla notte dei tempi e ricoperti di altri significati con la religione, ma ogni organizzazione sociale li ha creati come esigenza rituale di attraversamento, da una condizione a un’altra. Col crescente allontanamento dalla pratica religiosa e la diffusione della famiglia allungata (ovvero il distacco sempre più tardivo dalla famiglia di origine per motivi economici e sociali) i rituali sono passati in disuso, non sono stati rinnovati né sostituiti, e qualcosa nel nostro modo di stare al mondo è andato in corto circuito.
Azzorre è un lungo rito di passaggio, durato un mese e 150 pagine di Cecilia Giampaoli, una giovane donna che all’età di sei anni ha perso suo padre in un disastro aereo nel cuore dell’oceano Atlantico. L’aereo partito da Bergamo con 144 persone a bordo tra passeggeri ed equipaggio, si è schiantato su Pico Alto, una collina di appena 600 metri nell’isola di Santa Maria delle Azzorre, l’8 febbraio del 1989.
“Leggere la cronaca sull’incidente qui, all’aeroporto di Santa Maria, mentre le due turiste leccano il gelato, è surreale. Non so perché non l’abbia fatto prima, perché non abbia cercato i dettagli di questa storia quando ero ancora in Italia. Non ne so molto più di quanto mi sia capitato di sentire e le cose peggiori sono quelle che ho immaginato nei momenti in cui non sono riuscita a non pensarci. Mi sono fatta bastare il concetto essenziale – mio padre è morto – e un unico dettaglio, sensazionale: è morto in un incidente aereo. Lo usavo da bambina – suscitava negli altri un misto di imbarazzo e stupore che aveva l’effetto positivo di troncare la conversazione mettendomi al centro dell’attenzione.”
25 anni dopo, Cecilia parte per raggiungere le isole Azzorre, forse per cercare una verità che le sfugge, o per attraversare quel dolore, affondarci le mani e poter passare dall’altra parte, come ogni rito di passaggio che si rispetti. Quel dolore è il bagaglio che porta sulle spalle, che ne determina l’andatura, la profondità del passo, i segni che i piedi scavano nella terra, e la persona che vuole essere dal modo in cui decide di portarlo.
Cecilia passa un mese sull’isola di Santa Maria, “una porzione di mondo con tutte le sue dinamiche. Qui è facile convincersi che ogni cosa è in relazione con le altre”. L’isola è dominata da Pico Alto, il luogo dove si trovano ancora i resti del disastro aereo e dove una targa commemora le vittime dell’incidente. La relazione che c’è tra le cose nella dimensione ridotta di un’isola si mostra subito evidente agli occhi di Cecilia. Teresa è la donna che la ospita e la introduce in questa piccola porzione di mondo dove in breve tempo tutti conosceranno la sua storia, e tutti avranno da darle, in cambio, un pezzo di quella storia, come i frammenti di aereo che Cecilia porta con sé nello zaino, per un giorno intero.
“Di quante storie è fatta questa storia? La verità sull’incidente sembra esplosa insieme alle turbine dell’aereo, rotta in centinaia di pezzi scaraventati per tutta l’isola.”
Ma la verità è solo un’immagine imperfetta, dirà Cecilia, e quel giorno che ha cambiato la sua vita è il frutto di una serie di coincidenze che, prese singolarmente, sono innocue, ma la cui somma genera conseguenze irreversibili. Non è forse così ogni cosa? Una serie di piccoli eventi si mettono in moto per presentarsi ai nostri occhi come fatti, eventi, incontri, catastrofi, ma le relazioni tra le cose ci sembrano meno chiare nella confusione, perché le nostre città contengono troppe più cose rispetto a un’isola.
Azzorre è il diario di una voce narrante intima, precisa, per nulla indulgente con se stessa né col lettore, è la corda tesa tra l’esperienza individuale e quella collettiva di un’autrice che ragiona in modo molto più ampio rispetto al sé. Non veniamo mai sopraffatti dalla sua storia, non ci opprime il suo sigillo, ma ragioniamo con lei del viaggio e della separazione, di cosa ci definisce come individui e di chi scegliamo di essere di fronte all’evidenza di ciò che accade.
Roberta Rega
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