Libri

Published on Dicembre 7th, 2020 | by Andrea Ravasio

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Parli del diavolo… e (ri)spunta Michael Poore

Parli del diavolo

Michael Poore, Parli del diavolo, Edizioni e/o

A Michael Poore piace così tanto scrivere storie che saltano avanti e indietro nel tempo da aver deformato anche la realtà!

Lo scrittore americano ha infatti esordito in Italia con Reincarnation blues, pubblicato da Edizioni e/o nel 2018 (e di cui trovate qui la nostra recensione), ma il suo VERO romanzo d’esordio, del 2012, è Parli del diavolo, pubblicato da noi solo quest’anno, sempre da Edizioni e/o.

Il titolo dice già tutto: il protagonista del romanzo è proprio lui, il Diavolo.
Non il classico diavolo cristiano, incarnazione di tutti i mali e colpevole di qualsiasi bruttura, ma nemmeno il diavolo tutto d’un pezzo in stile Lucifer, malvagio più che altro perché specchio della malvagità umana. Una via di mezzo, diciamo, una “simpatica” canaglia.

Caduto sulla Terra per essersi messo a discutere con Dio (trascinando con sé diversi altri angeli), il Diavolo vive sul pianeta da miliardi di anni, beve, scopa, fuma pulcini e topini, tesse intrighi, stringe patti e raccoglie anime con dei piani ben precisi che riguardano l’umanità intera… ma, in fondo, lo fa solo per amore!

Come in Reincarnation blues, Michael Poore si diverte a prendere la Storia, in particolare quella degli Stati Uniti, e a intrufolarsi nelle sue pieghe più sfumate, rigirandola e riscrivendola a suo piacimento. Il suo Diavolo scorrazza fra le epoche e si fa spettatore, ma spesso anche autore e protagonista, di momenti più o meno cruciali che hanno segnato l’evoluzione della civiltà umana.

Fedele alle sue origini di autore di (pluripremiati) racconti, Poore costruisce Parli del diavolo come un variopinto insieme di episodi legati da una trama che si svolge nel presente (anche se parliamo del 2012, anno della prima pubblicazione). Qui forse si intravede un po’ l’esordiente, nel senso che, rispetto a Reincarnation Blues, i singoli spezzoni appaiono leggermente più slegati e la macrotrama è meno solida e incalzante. Ma in fondo, l’obiettivo primario di Poore è sicuramente quello di divertirsi e divertire il lettore… e da questo punto di vista, direi che non ha proprio sbagliato il colpo, perché il “calderone” funziona, stupisce e fa ridere!

Che dite? Siete… tentati di leggerlo?

Andrea Ravasio

P.S.

Faccio mio un appello lanciato dagli editori a fine libro, in particolare una bellissima parola: bibliodiversità, ovvero la varietà di pubblicazioni che ogni casa editrice può mettere a disposizione dei suoi lettori. Per farlo, però, servono soldi (ahimé). L’appello è dunque a comprare i libri da canali ufficiali e legali, di modo che le case editrici ricevano il giusto compenso che potrà essere speso non soltanto per stampare e ristampare eventuali best-seller, ma per garantire, appunto, la bibliodiversità.
Direi che è uno sforzo che possiamo fare senza grossi problemi, no?

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