Il Sistema Solare di Diego Caiazzo
Il Sistema Solare, pubblicato da Diogene Edizioni lo scorso febbraio, è la seconda raccolta di versi di Diego Caiazzo. La silloge riprende in apertura il viaggio trattato già ne La Via Lattea (Lupi Editore, 2017) e ci immette nell’universo di un poeta – grande appassionato di musica e Candidato Maestro di scacchi – che soltanto in età matura giunge a far sentire la propria voce.
È a voce bassa che il poeta esprime la più intima percezione di una vita che lo tiene ancora aggrovigliato nei suoi meccanismi, ma che riesce a dominare con la forza di chi sembra averne già disvelato ogni segreto. Il tono pacato conquista l’attenzione e accompagna in un percorso profondissimo che avvicina il lettore alle esperienze narrate, al punto da condurlo a un vero sentire e vibrare per le emozioni evocate. La poesia di Diego Caiazzo stabilisce distanze siderali che poi annulla di colpo, e senza far rumore, mostrando le cose attraverso una speciale lente che, mentre punta all’essenzialità di minimi movimenti quotidiani, arriva a tracciare moti sempre più vasti che si fanno universali. È un continuo allargarsi di sguardi, orientati quasi nello stesso istante su ciò che è vicino e ciò che è lontano: c’è un qui e un altrove, che si traducono in presenza e assenza. E le dicotomie coinvolgono tutti i sensi, conducendo il lettore all’ascolto del silenzio assoluto, ora delicato, ora devastante, ora ancora “sacro”, esponendolo poi al boato assordante, che ha vita breve ma sovverte l’ordine delle cose e quindi genera nuovi cosmi… avvicinandolo a odori forti di presenze che già sfumano e tornano al passato, esponendolo alla ruvidezza di territori aspri, che poi si addolciscono attraverso un ragionato distacco e appaiono miracolosamente levigati. Per il lettore la poesia si fa qui esperienza totale, riflesso di un’esistenza già vissuta, e rintracciabile sul filo del ricordo, come nella immaginazione di un tempo ancora da venire. Attraverso un linguaggio assai semplice, quasi dimesso, il poeta Caiazzo incanta il lettore ponendolo dinanzi alla essenzialità del significato, che a partire proprio dalla necessaria sostanza, innesca una spontanea acquisizione di nuovi sensi: ogni parola è detta come se fosse pronunciata per la prima volta, e proprio questo ritorno alla fonte primigenia le vale una pregnanza espressiva che poi rinvia a diversi livelli referenziali. E così, sul piano emotivo ed esperienziale, accade che l’esistenza di un singolo individuo, l’io poetico, arrivi a invadere lo spazio sensibile e vitale dell’ente con il quale stabilisce un contatto: quanto più discreto e leggero è l’accostarsi della voce del poeta, tanto più incisivi e profondi risulteranno i segni che quella voce andrà a lasciare. Nella poesia di Caiazzo i corpi celesti entrano in contatto con particelle infinitesimali e arrivano a invertire il loro valore: ciò che appare come incommensurabile subisce un inesorabile ridimensionamento mentre l’impercettibile è investito da un improvviso processo di espansione. E così, questo scambio di peso conduce il lettore a ripensare i significati universalmente accettati, a indagare nuovi sensi, e a riconoscere e ad attribuire più profondi valori alle cose.
Tra tutti i sensi coinvolti, risulta privilegiato il senso della vista, che accarezza le immagini presenti e quelle presumibilmente reali, e da qui si avventura in spazi sconfinati, che spesso trovano il giusto orientamento in un tempo passato: il poeta guadagna fisicità come osservatore e trova il suo rifugio ideale nel ricordo. È in un tempo già consumato che spesso si svolge l’azione, evocata non senza nostalgia in un presente più fermo e quasi sospeso, ma proprio nel presente che volge all’indietro lo sguardo trova definizione e concretezza quel giro di vita, che dunque si fa più compiuto, più chiaro e intelligibile. In quello stesso presente, animato da una più forte consapevolezza e popolato da numerose assenze, i passi del poeta si muovono e si orientano benissimo in una dimensione complessa, che si nutre – oltre che del ricordo – di una solitudine pacificamente accolta, ma anche di una vivida immaginazione, fatta di sogno e di sapiente utilizzo delle speranza. Sono passi accorti, misurati, sussurrati come la voce, leggeri come lo sguardo, impregnati di vita, eppure in cerca di una nuova direzione.
Sotto la lente del poeta in primo piano sono le relazioni umane: quei punti in cui la nostra esistenza si intreccia con le altre, e in qualche modo le segna ricevendo a sua volta una traccia indelebile. Un’astronomia dei sentimenti, che disegnano e ridisegnano le mappe celesti, scintillanti per il dolore, vaghe per l’amore sensuale, vacue per i giorni senza significato, buie per le perdite subite.
Scrutando il cielo dei ricordi
si aggiornano le mappe celesti
la costellazione del dolore
stupenda e irta di stelle
la nebulosa dell’amore
in cui è facile perdersi
e i gas le polveri e il nulla
della vita quotidiana
delle indifferenze
e dei rapporti fraterni
e i buchi neri in cui
a volte si precipita
e i pianeti e i satelliti
gli asteroidi gli anelli
il sistema solare delle persone
che abbiamo incontrato
la cui vita si è incrociata
con la nostra
come in un immenso cruciverba
insolubile.
E si fa ancora più delicata la penna del poeta quando ricalca i contorni di un legame privato, familiare, forte più della morte stessa, e persistente in una quotidianità piccolissima, che però straripa dal chiuso di un cassetto e mostra tutta la sua potenza:
Vedo gli occhiali di mio padre
e quelli di mia madre
riposare insieme
nello stesso cassetto;
per una innominabile inerzia
so che si guardano, si cercano,
incuranti della morte;
pare siano rimasti qui
ad assicurarmi sui loro sguardi,
il loro modo di rendere
l’amore immortale.
Diego Caiazzo ha una voce unica. La delicatezza della sua poesia si imprime nella mente del lettore con un timbro inconfondibile, un candore sorprendente, un peso considerevole. Sguscia fuori con discrezione ma si ferma sulla carta già destinata a farsi ricordare nel tempo. Per chi ha la fortuna di intercettarla e di varcare la soglia dell’universo che dischiude.
Lia Amen




