Interviste tamu

Published on Giugno 17th, 2021 | by Carla De Felice

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Il mondo visto da Sud: intervista a Tamu


Tamu è una libreria indipendente, nata qualche anno fa nel centro storico di Napoli, che, giocando di sponda con l’Università Orientale,  è diventata in poco tempo un punto di riferimento fondamentale per gli studiosi delle questioni che interessano il Mediterraneo e il Medio Oriente. Tamu è diventata anche una casa editrice indipendente che, come evidenziato nel sottotitolo del blog manifesto: “il mondo visto da Sud”, mira a puntare gli occhi su fenomeni quali la migrazione umana e il post colonialismo, ma anche su tutto quello che emerge dalle pieghe della società, come i fenomeni legati al femminismo e all’ecologismo. Per tutto questo, ma soprattutto perché la curiosità è cefala, abbiamo deciso di indagare meglio il mondo Tamu e abbiamo fatto qualche domanda a Valeria, Carmine e Fabiano.

Ciao, benvenut* su una banda di cefali. La vostra casa editrice nasce dall’esperienza fatta attraverso la libreria Tamu, nata qualche anno fa nel centro storico di Napoli e destinata a tutt* coloro interessat* a scoprire letteratura, storia, politica e società dei paesi che si trovano a sud e a est del Mediterraneo. Come ha reagito il territorio alla nascita di una libreria così unica e particolare?

[Fabiano] La città, in particolare il centro storico che è il quartiere in cui ci troviamo, ha accolto molto bene l’arrivo della libreria. Da un lato studenti e docenti delle università hanno trovato un luogo in cui approfondire i propri interessi, dall’altro la libreria – che ha una selezione di testi focalizzati principalmente sulla società contemporanea (che sia araba, mediterranea o napoletana) – si è trovata a contatto con le trasformazioni della città di Napoli degli ultimi anni e ha cercato di seguirle e di interrogarle attraverso incontri pubblici e presentazioni di libri. In questo modo è nato spontaneamente uno scambio con realtà associative e politiche che si muovono nel centro storico, che ha contribuito positivamente all’”inclusione” del nostro progetto in città. Con la nascita della casa editrice abbiamo tematizzato con più forza l’idea che essere a Napoli non sia un caso ma rappresenti un punto di osservazione specifico da cui guardare il mondo, con la sua storia e i suoi assetti particolari. Si può dire perciò che il nostro rapporto con la città sia diventato progressivamente sempre più importante.

Come nasce la coraggiosa idea di fondare una casa editrice in questo momento storico di crisi dell’editoria indipendente? Chi ha ideato questo progetto?

[Carmine] Tamu Edizioni è un progetto che abbiamo ideato e fondato noi tre insieme (Carmine, Valeria e Fabiano) provando a far incrociare le nostre rispettive esperienze con i nostri desideri lavorativi e di vita. Fabiano nel 2018 aveva già avviato assieme a Cecilia la libreria Tamu, uno spazio di cui l’intera città aveva bisogno poiché soprattutto prima della pandemia aveva reso possibile un tipo di aggregazione inedita rispetto ai temi su cui la libreria si focalizza, promuovendo decine di presentazioni, incontri, laboratori, discussioni. L’entusiasmante riscontro ricevuto dalla libreria ci ha incoraggiato a dare vita a un progetto più ampio, che potesse moltiplicare le discussioni e portarle dal nostro “laboratorio” napoletano al resto d’Italia. Dal momento in cui ci siamo messi a lavorare su questa idea a quando l’abbiamo effettivamente realizzata si è messa di mezzo la pandemia, che però ha paradossalmente creato una maggiore attenzione intorno alla sua nascita. In molti ci hanno dato dei pazzi quando abbiamo reso pubblico il progetto, ma allo stesso tempo hanno riconosciuto la validità dell’idea sostenendoci attraverso la partecipazione al crowdfunding con cui abbiamo potuto garantire la sostenibilità economica dei nostri primi libri.

La libreria Tamu è un punto di riferimento per gli appassionati di Mediterraneo e Medio Oriente. La linea editoriale della casa editrice segue quindi il percorso tracciato dalla libreria? Con quali criteri scegliete i testi da pubblicare?

[Fabiano] Oltre a questo focus geografico su Mediterraneo, Medio Oriente e altri sud del mondo, la libreria Tamu offre una selezione di libri che trattano di temi specifici, quali le migrazioni, i femminismi, l’ecologia politica, il pensiero antirazzista e anticoloniale. Con la casa editrice stiamo cercando di mantenere innanzitutto questo filo tematico, e allo stesso tempo, ci interessa guardare a come questi temi vengano elaborati in altri luoghi che sono a vario titolo “sud” del mondo, e a quali pratiche messe in atto per portare avanti in questi luoghi le istanze femministe, antirazziste ed ecologiste. Questa operazione può aiutarci a mettere a fuoco degli aspetti della nostra società che la mostrano non così diversa da altri luoghi o culture che generalmente sono percepiti come lontani. Il nostro prossimo libro, Perdi la madre di Saidiya Hartman, che narra il viaggio attraverso il Ghana dell’autrice, studiosa della tratta atlantica degli schiavi, è un susseguirsi di episodi in cui una rappresentazione idealizzata dell’Africa si scontra con una realtà – fatta di necessità materiali, turismo, sogni di benessere – che appare molto più concreta e vicina a noi. In questo senso il libro è un ottimo esempio del nostro approccio alla diversità culturale.

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Facciamo un gioco da sommelier: supponete di dover abbinare un brano o un album a un vostro libro, cosa suggerireste?

[Valeria] Questa è una domanda che ci calza a pennello. Infatti, abbiamo già pubblicato almeno due libri che potremmo definire “musicali”, nel senso che sono accompagnati da una vera e propria sottotraccia sonora: Mediterraneo blues di Iain Chambers, che è proprio un viaggio attraverso le musiche e le culture del Mediterraneo, e Undercommons di Fred Moten e Stefano Harney, una riflessione socio-politica da leggere come se si ascoltasse una suite jazz, che affonda le sue radici nella tradizione radicale nera. In entrambi i libri i suoni sono parte integrante del contenuto, irrinunciabili per entrare davvero nel testo. Abbiamo raccolto queste musiche in due playlist, disponibili sul nostro sito internet e su youtube proprio per sottolineare l’importanza di questa componente sonora, un suggerimento che è piaciuto molto ai lettori. Per tornare alla prova sommelier: è arduo scegliere un solo album che rappresenti Mediterraneo blues, perché il libro si fonda proprio sul concetto di molteplicità, ibridazione, influenze –tuttavia, considerati i recenti avvenimenti suggeriamo l’ascolto dell’album Ben Haana Wa Maana dei DAM, un gruppo hip hop palestinese che rappa in arabo ed ebraico sulle terribili condizioni quotidiane nei Territori Occupati. Per quanto riguarda Undercommons invece consigliamo un pezzo soul degli anni ’70, We the people who are darker than blue di Curtis Mayfield, e Nation time, un album live di free-jazz del sassofonista e compositore Joe McPhee, perfetti per immergersi nei sotterranei dell’immaginazione politica.

Napoli potrebbe diventare un punto di partenza e di osservazione perfetto per chi punta lo sguardo verso gli altri sud del mondo?

[Carmine] Napoli è una metropoli come tante altre della “periferia” europea tra quelle proiettate verso il Mediterraneo che, come tutte queste città, soffre una serie di dinamiche sociali, ulteriormente acuite dalla crisi economica degli ultimi decenni, ma offre anche determinate opportunità. Sento il bisogno di fare questo distinguo perché spesso anche gli stessi cittadini napoletani si rifugiano nella retorica dell’eccezionalismo della città, che la renderebbe diversa e unica rispetto a tante altre in Italia. È una retorica che spesso si rivela un discorso abbastanza autoconsolatorio e speculare rispetto a una rappresentazione che in Italia fa della città un simbolo dei problemi tutto il sud Italia, una zona arretrata culturalmente ed economicamente che deve sempre imparare come si diventa “civili”, “moderni” e “sviluppati” dal nord. Secondo me è in direzione della rottura di questa rappresentazione che è interessante guardare da Napoli al sud “globale” ed imparare da esperienze, pratiche e culture di lotta che provano ugualmente a sganciarsi dalla stessa retorica. Per fare solo un esempio, siamo felici di aver potuto presentare Laboratorio favela, un libro che contiene i discorsi e la tesi di laurea di Marielle Franco, l’attivista brasiliana uccisa barbaramente nel 2018 per il suo impegno per i diritti umani e contro gli abusi di polizia a Rio de Janeiro, insieme al padre di Ugo Russo, un ragazzo di quindici anni ucciso da un carabiniere (indagato per omicidio volontario) durante un tentativo di rapina, che cerca disperatamente giustizia per il caso di suo figlio ma che dai settori più agiati della città e della nazione ha subito solo odio e rancore. Il lavoro di Marielle come sociologa e politica nelle favelas di Rio de Janeiro in questo caso è illuminante perché dimostra che la soluzione proposta per quei problemi che riguardano la disuguaglianza sociale ed economica di alcune fasce di popolazione è solo una ulteriore militarizzazione della città anziché un serio investimento in programmi culturali, sociali che portino con sé un’altra idea della città. Nel vuoto del dibattito cittadino rispetto a questi temi, proviamo dunque a rispondere alla marginalizzazione di ampi settori popolari qui a Napoli a partire da una significativa esperienza vissuta altrove.

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Finirà la pandemia, saremo finalmente liberi di muoverci, incontrarci, circolare. Quale sarà la prima cosa che pensate di fare come libreria e come casa editrice?

[Valeria] Inizieremo finalmente a presentare i nostri libri dal vivo! Il momento della presentazione al pubblico è l’occasione che rende il testo vivo; lo si legge assieme, lo si discute, si alimentano dibattiti e confronti sui vari temi. Sono questi i momenti che ci restituiscono l’enorme lavoro che c’è dietro a ciascuna pubblicazione. Avendo pubblicato il primo libro lo scorso novembre, proprio mentre l’Italia si apprestava a rientrare in zona rossa, finora eravamo riusciti a organizzare solo presentazioni online. Con tutti i limiti dovuti allo streaming e alla virtualità degli incontri, questa modalità ci ha permesso di coinvolgere molte persone che vivono in posti geograficamente molto distanti tra loro. D’altra parte, però, le presentazioni in presenza sono tutt’altra cosa: più partecipate, animate, collettive, talvolta imprevedibili, stimolanti, più “umane”. Ci piacerebbe poi iniziare finalmente a partecipare a dei festival e, perché no, magari organizzarne uno piccolino anche a Napoli in futuro. Infine, tutti questi eventi dal vivo ci farebbero finalmente conoscere molt* delle libraie e dei lettori che hanno creduto nel nostro progetto e lo hanno sostenuto fin dall’inizio. Non vediamo l’ora!

Intervista a cura di Carla De Felice e Fabio D’Angelo

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L'unico vero realista è il visionario.



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