Ninna nanna delle mosche
Il destino può bussare alla porta sotto forma di evento straordinario, di messaggero travestito da passante, o di una mosca che arriva dall’altra parte del mondo. Comincia così Ninna nanna delle mosche, un romanzo d’avventura, d’amore, di rivolta, il quinto di Alessio Arena che, oltre a scriverle, le storie le canta. Lucania profonda, 1927: una lettera arriva dall’altra parte del mondo, diretta a Berto, il panettiere del paese. Dentro c’è un messaggio di morte e d’amore, e una mosca stecchita, portatrice di cambiamento ma anche di eventi funesti. A riprova di ciò, sulla casa di Berto da giorni si aggira uno sciame di mosche che infettano, invadono, contaminano il pane e la reputazione della casa, dove da poco è nata una bambina che non riesce ancora ad aprire gli occhi.
La lettera è di Gregorio, che è stato costretto ad andare dall’altra parte del mondo quando hanno scoperto il suo amore con Berto: a uno è toccato di espiare il peccato scavando nelle miniere di salnitro del Cile, nel deserto di Atacama; all’altro di sposare Serafina, la mammana del paese, cieca e senza famiglia, cresciuta dalle monache. Le notizie portate dalla lettera di Gregorio sparigliano le carte e l’ordine deciso da chi quell’amore non l’ha capito e non lo ha accettato. Due mondi lontanissimi, la Lucania e il Cile, contesti arcaici, primordiali, terre di emigrazione, sfruttamento e povertà, diventano i due piani narrativi della storia, che arriveranno a ricongiungersi grazie alla tenacia dei sentimenti e all’audacia delle vite disperate.
Un romanzo d’amore e di rivolta
Ninna nanna delle mosche, pubblicato da Fandango dopo La notte non vuole venire, è un romanzo che racchiude mondi, e non solo geograficamente parlando. Gregorio e Berto sono gli unici del paese in grado di leggere e scrivere, ma i loro reciproci sentimenti li scaraventano nel gruppo dei derelitti e diseredati. La sorte peggiore tocca a Gregorio: trovatello che, non potendo contare su un matrimonio riparatore, deve andare ad affollare la fila degli sfruttati nelle miniere di salnitro, nel deserto più arido del mondo. La cosa peggiore che gli sia capitata non è stato quell’amore per Berto, ma la povertà. Per questo la storia dei due amanti ostacolati non ha (solo) a che vedere con la penalizzazione legata all’orientamento sessuale, quanto al fatto che la povertà rappresenti il più grande elemento di vera discriminazione, oggi come allora. Nell’era capitalista il vero elemento di esclusione sociale, più dell’etnia, religione, orientamento sessuale, politico, di genere, è la povertà.
La povertà ha spinto migliaia di lucani ad attraversare l’oceano per andare a lavorare in Cile, a Iquique, dove è ancora presente e documentata la memoria storica di questa comunità e dei suoi protagonisti, che sono stati fonte di ispirazione per Alessio Arena.
Un romanzo d’avventura
Nel corso di un’intervista, Alessio ha detto di essersi ispirato a una storia vera come nucleo narrativo del suo romanzo; una donna lucana che, nei primi decenni del Novecento, analfabeta e con una bambina al seguito, è arrivata fino alla città di Iquique, da sola, per ricongiungersi col suo amore.
Oltre a fornire un chiarissimo legame con elementi storici documentati, che Alessio da autore ha approfondito e arricchito – fortissimo è il legame con l’antropologia di Sud e magia di De Martino – questa ispirazione dà una sterzata al romanzo, dove una grande forza motrice è rappresentata dalle donne. Serafina, la giovane sposa di Berto, Dorotea la pianista, finita anch’essa tra i minatori in Cile, Pascuala la capocomica, perfino Rosa, la piccola figlia di due genitori sbagliati: elementi di dinamismo e di azione all’interno della struttura narrativa del romanzo. Ad aiutare la storia tra due uomini, c’è sempre una donna: personaggi audaci fino all’incoscienza, spesso ingombranti, strabordanti, prepotenti; figure materne, protettrici dell’azione, custodi di segreti.Ninna nanna delle mosche può contare su personaggi ben costruiti ma soprattutto carichi di umanità e verità, degni di avventure salgariane che, anziché in luoghi esotici e misteriosi, si consumano nelle terze classi dei transatlantici che portavano gli emigranti a lavorare nelle Americhe.
Non c’è una sola chiave per descrivere Ninna nanna delle mosche, che del pullulare di vite e di spunti fa la sua forza e la sua pelle, e che come un romanzo d’avventura immerge il lettore in un viaggio nel tempo e nello spazio, avvincendolo completamente. Ma di tutte le letture possibili, quella che preferisco è racchiusa nelle parole di una canzone di Alessio Arena dal titolo Il paese che non c’era: “Nessuno ci può obbligare a rinchiudere la vita in frontiere della fame. È un impulso naturale, scritto nelle coordinate del destino. È la storia del mondo, siamo figli di un eterno movimento. Il sogno di infinite migrazioni, la chimera del paese che non c’era”.
Roberta Rega




