Libri la caffettiera di carta

Published on Dicembre 20th, 2021 | by Lia Amen

La caffettiera di carta di Antonella Cilento

la caffettiera di carta

Antonella Cilento, La caffettiera di carta, Bompiani

Stanotte ho messo sul fornello una caffettiera di carta.
Il fuoco la bruciava, anche se il cartone di cui era fatta era spesso, azzurro come quello delle scatole per lo zucchero di una volta.
Mi sono svegliata pensando a come bollono le storie.
Il gesto familiare di posare una caffettiera sul fornello, il crepitio del fuoco che attenua il freddo della notte, la sensazione tattile e visiva di una scatola d’altri tempi: sembra quasi levarsi il profumo del caffè che accompagna il risveglio delle parole a illuminare mondi infiniti e inesplorati, disegnati fuori dal tempo e dallo spazio, attraverso coordinate segrete che ci affacciano alla parte più intima di noi stessi. In bilico tra sogno e realtà, una voce ci accoglie e ci invita a camminare lungo i sentieri dell’immaginazione. Comincia così il viaggio iniziatico in compagnia di Antonella Cilento, che si offre di condurre il lettore a una più piena e profonda conoscenza di sé, attraverso un percorso che potrà fare di lui un lettore più accorto e consapevole, e potrà eventualmente accompagnarlo a una precisa scelta di vita, che richiede dedizione e pazienza. Oltre settecento pagine per illustrare un metodo costruito giorno dopo giorno e lungo tutta una vita vissuta nella fedele frequentazione dell’arte della scrittura, La caffettiera di carta, uscita per i tipi di Bompiani lo scorso settembre, tenta nel sottotitolo una possibile definizione dell’unità di intenti che si propone: inventare, trasfigurare, narrare: un manuale di lettura e scrittura creativa. Sintesi di un’esperienza pluridecennale, è pensato anche per celebrare un compleanno importante della più antica scuola di scrittura del Sud: “Lalineascritta”, nata nel 1993 proprio grazie alla scrittrice napoletana. A questa scuola, ai numerosi laboratori di cui si è impreziosita nel tempo – ai corsi di scrittura narrativa si sono aggiunti corsi di drammaturgia, sceneggiatura, teatro, editoria, ludoscrittura, arti visive… – agli allievi che si sono avvicendati nella scuola e nella vita della scrittrice, che da lei tanto hanno ricevuto quanto hanno lasciato nel suo profilo di insegnante, alle voci dei grandi autori che si fanno sentire ogni volta che la Cilento torna sulle letture più amate e sente di essere parte di una famiglia, alle innumerevoli e più diverse esperienze vissute, alle più varie forme del narrare e del comunicare, è dedicato questo lavoro.

Un manuale sì, ma non soltanto. Una lunga e generosa chiacchierata con una persona – con le sue espresse debolezze e difficoltà – da sempre dedita con energia e passione alla letteratura da ogni punto di vista: troviamo qui una Cilento bambina che incontra i libri e non riesce a staccarsene individuando in essi il più efficace mezzo di conoscenza di sé e del mondo, poi una ragazzina innamorata dall’arte che trova il libro che la avvicina definitivamente alla parola scritta e quindi è trascinata nel vortice dell’invenzione fino ad acquisire uno sguardo lucidissimo sulle tecniche narrative e le dinamiche del processo creativo, fino a esplorare con curiosità le forme del narrare espresse dalle più diverse arti, fino a dividere le ore delle sue giornate tra la scrittura e l’insegnamento di questa che però resta sempre un continuo mettersi alla prova, scavare dentro di sé, sperimentare nuove prospettive e scoprire nuovi significati. È in questa maniera “vissuta”, partecipata e poetica, che il lettore è avvicinato agli argomenti più propriamente “tecnici”, indispensabili all’acquisizione consapevole delle tecniche narrative: si ragiona così intorno al punto di vista della storia, alle sue marce, alla sua struttura in tre atti, al nucleo, alle unità aristoteliche, alle forme del discorso, alla punteggiatura… Sembra quasi di assistere all’apertura di una cassetta degli attrezzi dalla quale ogni singolo arnese viene mostrato da tutte le angolazione possibili consentendoci così di conoscerne in anticipo i diversi usi e i possibili rischi derivanti dal loro utilizzo, sapendo comunque che bisognerà poi familiarizzare e trovare il modo giusto e più confacente alle nostre abilità per maneggiare quegli strumenti. Verrebbe già voglia di allungare le mani e cimentarsi in questo lavoro di cui pure – e subito – vengono messi in luce le trappole e i pericoli, un lavoro tanto affascinante quanto faticoso e in un certo senso “sporco”, ma è altrettanto presente l’invito alla prudenza e a una infinita scorta di pazienza. Antonella Cilento, da un lato sembra ricordare – da buona napoletana – che a vita è naffacciàta e fenesta e che la scrittura chiede a un narratore tutto il suo tempo, per cui questo impara presto che «il tempo è il suo campo d’azione, il suo amante, il suo carro (da tirare e non da mettere davanti ai buoi), il suo padrone, il suo dio», dall’altro lato esprime la necessità di avere pazienza e non essere precipitosi, ricordando che licenziare un testo è un’operazione lunga e faticosa e, soprattutto, ricordando che «scrivere è riscrivere».
Un libro-vita – questa forse la definizione più indicativa del prezioso volume – che scorre come una godibilissima lettura che ci condurrà a provare una passione ancora più forte e ci spingerà a catapultarci in nuove appassionanti letture: è un libro che racchiude come in uno scrigno infiniti altri titoli che il lettore vorrà cercare e leggere. Un’esperienza di lettura arricchente per la mole di suggerimenti, semplici eppure spesso ignorati, che suonano come un invito alla meditazione e a una rappacificazione con percezioni del tutto trascurate. Un libro che alimenta non solo la fame di lettura, ma anche il desiderio di scrivere, dove la scrittura è però intesa prima di tutto come rituale antico e naturale, potente mezzo di conoscenza di sé, da scoprire o riscoprire anche attraverso una serie di esercizi di semplice esecuzione. Un invito a liberarsi dalle proprie paure, a superare blocchi, a radunare le energie, a esercitare costantemente una ferrea disciplina, a regolare la respirazione – il ritmo della vita! – un invito a imparare a conoscersi e coordinarsi, per eseguire nella maniera più corretta quel semplicissimo gesto che, ripetuto continuamente nel tempo, ci dà la possibilità di muoverci e di nuotare nell’oceano della vita.
Accade qui, adesso, sul foglio.
Inventare, lo dice il verbo latino, è trovare.
Inventare è trasfigurare.
Inventare, trasfigurare, decidere, verità.
I materiali della fabbrica dei sogni.

 Leggere e scrivere sono trasgressioni, non antibiotici. E allora proviamo a cambiare le regole: facciamo che in questo libro si comincia dal piacere e poi si arriva al dovere. Iniziamo a non essere bravi, a non voler sapere prima di fare.
Ogni anno che passa è più difficile, non più facile: la fortuna di quel che scriviamo (in qualunque senso si interpreti la parola fortuna: dai nostri amici che ci leggono, a un grande editore, da un premio a una traduzione) è un ostacolo alla creazione esattamente quanto la sfortuna (nessuno che ci legge, nessuno che ci pubblica, ecc). Noi siamo gli editori di noi stessi.

Troppo si impara insegnando – e chi insegna davvero lo sa – per poter spiegare lavventura di crescere insieme, di condividere. [] dove finiscono le nostre parole iniziano quelle di un altro: è così da sempre e così sarà finché la nostra specie sarà capace di amare. Sicché, bisogna solo ringraziare di aver suonato tutti insieme, e questa Caffettiera non può che essere un pallido riassunto di strumenti e pratiche che non hanno altro modo di esistere se non nel cerchio, con i quaderni aperti, come è stato ogni giorno da quando avevo ventitré anni e per anni sarà finché ne avremo tutti voglia e dono.

Lia Amen

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