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Published on Febbraio 7th, 2025 | by Fabio D'Angelo

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Violenza e potere: il ritratto impietoso di Mussolini secondo Scurati

La monumentale quadrilogia di Antonio Scurati, dedicata a Benito Mussolini e composta dai romanzi M. Il figlio del secolo (2018), vincitore del Premio Strega nel 2019, M. L’uomo della provvidenza (2020), M. Gli ultimi giorni dell’Europa (2022) e M. L’ora del destino (2024), ha suscitato un interesse ancora maggiore grazie alla serie televisiva di Sky diretta da Joe Wright. L’interpretazione magistrale di Luca Marinelli nei panni di Benito Mussolini ha contribuito a far conoscere a un pubblico vasto e trasversale l’opera di Scurati, invitando a una riflessione approfondita sulla natura del potere, sulla manipolazione delle masse e sulle responsabilità individuali di fronte agli eventi storici.

M – Il Figlio del Secolo è disponibile in streaming solo su NOW

La violenza di Stato: le atrocità del regime fascista

Attraverso una rigorosa ricerca storica e una scrittura avvincente, Scurati ci conduce nel cuore del Ventennio, restituendoci un ritratto vivido e complesso di un’epoca segnata da profonde trasformazioni sociali e politiche. Smantellando ogni visione revisionista e autoassolutoria della dittatura, l’opera di Scurati demolisce l’idea del Duce come grande statista che, impazzendo, scivola in alleanze disastrose. Il fascismo non è stata una dittatura benevola tollerata dalla maggioranza degli italiani, bensì un regime violento che ha soppresso le libertà individuali e causato immense sofferenze.
Con la sua quadrilogia, Scurati dimostra come la violenza sia stata un tratto costitutivo del fascismo, incarnata in prima persona da Mussolini. Il Duce, salito al potere con la violenza, ha mantenuto il suo potere con la violenza, causando migliaia di vittime. L’elenco dettagliato delle atrocità commesse dal regime, dalla guerra in Libia, all’aggressione dell’Etiopia con uso di armi chimiche, agli eccidi di massa in Jugoslavia, alle devastazioni di città come Roma, Bologna e Torino, alle persecuzioni politiche di Matteotti, Gobetti, Don Minzoni, Giovanni Amendola, i fratelli  Rosselli, Don Sturzo e Gramsci, alla persecuzione degli omosessuali, all’odio verso le donne, dipinge un quadro agghiacciante della violenza sistematica del fascismo.

Il terrore fu uno degli strumenti fondamentali per imporre e mantenere il regime. Nei primi anni Venti, le squadre fasciste, spesso a bordo di camion, sferravano attacchi per le strade, irrompendo nelle case degli oppositori politici, che, una volta trascinati fuori, venivano sottoposti – davanti alle loro famiglie – a violente percosse e maltrattamenti, subendo non solo gravi danni fisici, ma anche profonde ferite psicologiche.
Oltre alle percosse, una delle armi più utilizzate dagli squadristi era l’olio di ricino, una sostanza con forte effetto lassativo. Somministrato in dosi massicce e con modalità umilianti, mirava a degradare e ridicolizzare gli oppositori politici, infliggendo loro una punizione sia fisica sia psicologica. Questo trattamento era riservato a chiunque, a parere degli squadristi, mostrasse atteggiamenti di dissenso o mancasse di rispetto nei confronti del regime fascista.

Luca Marinelli e M: un ritratto grottesco del potere

Il Mussolini raffigurato nella serie, che ripercorre il percorso descritto nel primo volume della quadrilogia M – Il figlio del secolo, si muove tra violenza e nevrosi, incarnando un personaggio grottesco, tanto carismatico quanto contraddittorio.
Luca Marinelli, con una performance intensa e disturbante, ci presenta un Mussolini che oscilla tra il megalomane e il paranoico, un uomo raccapricciante che manipola le masse con un linguaggio ambiguo e seducente, mescolando retorica nazionalista e violenza politica. Il M interpretato da Marinelli è il figlio del secolo delle origini, ma mostra già tutti gli elementi della figura complessa e stratificata che diventerà.
La scelta stilistica del regista di far infrangere la quarta parete rende il personaggio particolarmente inquietante per lo spettatore: M, attraverso lo sguardo diretto in camera, sembra coinvolgerci nelle sue intenzioni, nei suoi crimini e nelle sue strategie per conquistare il potere. Questa scelta narrativa ci costringe a confrontarci con la pericolosità della retorica politica e con la facilità con cui le masse possono essere manipolate.

Italo Balbo

Un’altra figura messa in luce dalla serie di Joe Wright è quella di Italo Balbo. Personaggio complesso e controverso, Balbo rappresentava l’ala più intransigente e violenta del fascismo. Iniziò la sua carriera politica come uno dei quadrumviri della Marcia su Roma, contribuendo in modo determinante all’ascesa al potere di Mussolini. Fu un criminale sadico e perverso, un maestro del male. A qualcuno potrebbe persino ricordare Negan di The Walking Dead. Il suo ruolo nell’organizzazione dello squadrismo fu cruciale nella diffusione di pratiche brutali, come l’uso dell’olio di ricino e degli stoccafissi come strumenti di punizione. Seguendo il suo percorso all’interno della quadrilogia di Scurati, si osserva come la sua carriera, inizialmente legata alla violenza politica, si sia trasformata nel tempo, portandolo a diventare una delle figure più note del regime, con un’aura quasi mitologica. Balbo morì il 28 giugno 1940, abbattuto dalla contraerea italiana nei cieli di Tobruk, in Libia. La versione ufficiale parlò di un tragico errore, ma nel tempo emersero sospetti su un possibile attentato orchestrato dal regime stesso. L’ipotesi che Mussolini, infastidito dalla crescente popolarità di Balbo e dalle sue critiche, possa averne ordinato l’eliminazione rimane un argomento di dibattito tra gli storici.

Margherita Sarfatti: musa, mentore e vittima del fascismo

La figura di Margherita Sarfatti, intellettuale raffinata e mecenate delle arti, è indissolubilmente legata a quella di Benito Mussolini. Il loro rapporto, complesso e controverso, è stato al centro di numerosi studi e rappresenta un capitolo fondamentale nella storia del fascismo italiano.
Sarfatti, con la sua cultura e le sue connessioni nel mondo dell’arte, giocò un ruolo cruciale nell’ascesa politica di Mussolini. Fu lei a introdurlo nei salotti milanesi, contribuendo a forgiare la sua immagine pubblica di intellettuale e leader carismatico. Credeva di poterlo plasmare e guidare, ambendo al massimo ruolo che una donna del suo tempo potesse ricoprire: quello di mentore. Ma ben presto si rese conto della forza distruttiva del potere che aveva contribuito a creare.

La serie televisiva M. Il figlio del secolo ci offre una rappresentazione intensa e coinvolgente di questa relazione, grazie all’interpretazione di Barbara Chichiarelli nel ruolo di Sarfatti. Attraverso le loro vicende, comprendiamo come l’amore e il potere possano intrecciarsi in modo perverso, dando vita a dinamiche complesse e spesso distruttive.
In una scena particolarmente toccante, Sarfatti implora Mussolini di non partire. Lui, figura complessa e contraddittoria, oggi potrebbe essere definito un narcisista patologico o un individuo profondamente disturbato.  La consapevolezza della sua pericolosità amplifica l’angoscia di Sarfatti. “Sei la guerra e la pace, la forza e l’intelligenza, il male e la cura”, sussurra lei, delineando un ritratto completo e inquietante del Duce.
La storia di Sarfatti e Mussolini è un monito sulla natura ambivalente del potere e sulle insidie dell’amore quando si intreccia con l’ambizione. È un racconto che ci invita a riflettere sulla fragilità umana di fronte al fascino del carisma e sull’importanza di preservare la propria autonomia di pensiero.

La sessualità predatoria del maschio fascista

“Nessuna donna potrà mai dirsi soddisfatta dall’intimità con il sottoscritto, perché pochi istanti dopo averla goduta, io vengo irresistibilmente attratto dall’immagine del mio cappello” (Benito Mussolini)

Non sorprende che il fascismo non sia stato solo un’ideologia politica, ma anche un modello culturale e antropologico, fondato su una concezione distorta della virilità. La retorica mussoliniana celebrava una mascolinità aggressiva e predatoria, in cui la sessualità era vista come un esercizio di potere piuttosto che un momento di condivisione. Come Mussolini, il maschio fascista era un uomo impotente, che esprimeva una sessualità violenta, capace solo di godere brutalmente, ma incapace di dare piacere all’altro, poiché escludeva il piacere della donna, riducendola a un semplice oggetto di sfruttamento.

L’ideale virile nel linguaggio e nella propaganda fascista

Scurati evidenzia questa dimensione sessualizzata dell’ideale virile fascista, analizzando approfonditamente il linguaggio utilizzato dalla propaganda del regime. L’ossessione per la “maschia gioventù”, per l’azione “maschia” e per una nazione virilmente aggressiva rivela una sovrapposizione tra sfera politica e sfera sessuale.
Nell’intera quadrilogia, Scurati mette in luce questa retorica attraverso un continuo intreccio di registri linguistici, alternando espressioni da osteria a citazioni raffinate da salotti intellettuali. Questo stile narrativo evidenzia un meccanismo psicologico profondo: il leader si concepisce come un seduttore e un dominatore di una folla passiva e femminilizzata, da soggiogare per riaffermare la propria autorità. Così, la politica di Mussolini, come descritta da Scurati, si modella sull’immaginario del rapporto sessuale predatorio, dove il potere del capo sulla collettività riflette il dominio del maschio fascista sulla donna, in un’ossessione per il controllo che si perpetua e si amplifica su vasta scala.

La misoginia: un pilastro del regime fascista

Parallelamente alla violenza politica, il regime fascista, sotto la guida di Mussolini, ha perciò promosso una visione della donna profondamente misogina e discriminatoria. Il Duce, con le sue azioni da predatore sessuale e le sue parole, ha contribuito a degradare le donne, relegandole a un ruolo subalterno, private dei loro diritti e ridotte a meri strumenti di procreazione. La celebre definizione di Giovanni Papini, che, in un’intervista del 1923 a “Il Resto del Carlino”, le paragona a “orinatoi di carne”, esprime in modo crudo e offensivo la visione misogina diffusa nel regime.
Il codice civile fascista, rafforzando il potere del marito sulla moglie e limitando l’autonomia delle donne, ha sancito legalmente questa subordinazione. La propaganda fascista, esaltando la figura della madre di famiglia e controllando strettamente la sessualità femminile, ha contribuito a consolidare un modello sociale patriarcale e oppressivo. La violenza contro le donne era diffusa e tollerata, spesso giustificata da una cultura maschilista e da leggi permissive. Le donne del Duce che incontriamo nella serie televisiva M. Il figlio del secolo, vittime di un narcisista patologico che le incantava e poi le respingeva, rappresentano un esempio tragico di questa violenza:

  • Ida Dalser, moglie legittima di Mussolini, internata in un manicomio insieme al figlio, è stata vittima di una persecuzione spietata.
  • Rachele Guidi, interpretata in modo eccellente in M – Il figlio del secolo, da Benedetta Cimatti, è la rappresentazione dell’ideologia femminile promossa dal regime fascista: una donna sottomessa, priva di diritti politici e sociali, devota al marito e incapace di aspirare a un ruolo diverso da quello di madre e moglie.
  • Margherita Sarfatti, che tanto aveva contribuito all’ascesa di Mussolini, non fu risparmiata dalla sua spietatezza. Sottovalutando la sua sete di potere, fu inesorabilmente travolta dagli eventi. Costretta all’esilio a causa delle leggi razziali, vide parte della sua famiglia morire ad Auschwitz.
    In questo, la loro storia ci ricorda come la violenza contro le donne non fosse un semplice effetto collaterale del fascismo, ma un elemento costitutivo del progetto politico di Mussolini.

Il Legame tra Passato e Presente

L’opera di Antonio Scurati, con la sua minuziosa ricostruzione storica, ci immerge nel cuore pulsante della società italiana durante il regime fascista, svelando come il fascismo permeasse ogni aspetto della vita quotidiana, dalla politica alla cultura, dallo sport alla famiglia. Attraverso una narrazione in terza persona che, a tratti, si fa voce intima dello stesso Mussolini, Scurati ci offre un accesso privilegiato alla mente contorta del dittatore, rivelandoci la genesi del suo pensiero e le dinamiche psicologiche che lo hanno spinto a compiere azioni atroci. Un’operazione che, pur potendo risultare disturbante, è indispensabile per comprendere appieno la pericolosità del fascismo e per prevenire il ripetersi di simili orrori.

L’adattamento televisivo di M. Il figlio del secolo trasporta questa potente narrazione in un linguaggio visivo contemporaneo, amplificandone l’impatto emotivo e rendendo palpabili le dinamiche psicologiche dei personaggi, in particolare il rapporto tra Mussolini e Margherita Sarfatti. Sia il romanzo sia la serie televisiva ci ricordano che la storia è un organismo vivo, in continua evoluzione, e che i suoi echi risuonano ancora oggi. Le dinamiche di potere, la manipolazione delle masse e l’ascesa di leader carismatici sono temi che tornano ciclicamente, come dimostrano i populismo contemporanei che sfruttano le paure e le insicurezze delle persone per conquistare il potere.
In un’epoca dominata dalla tecnologia, dove figure come Elon Musk ambiscono a plasmare il futuro attraverso algoritmi e social media, l’opera di Scurati ci ricorda l’importanza di non dimenticare gli errori del passato. La diffusione delle fake news e la personalizzazione degli algoritmi ci mostrano come la manipolazione dell’opinione pubblica sia ancora oggi un rischio concreto, proprio come accadeva durante il regime fascista, quando Mussolini utilizzava la propaganda per creare un nemico comune e rafforzare il consenso popolare.

È fondamentale, quindi, mantenere viva la memoria storica e promuovere una cultura della critica e del confronto, per difendere i valori democratici. La democrazia non è un dato di fatto, ma un bene prezioso che va conquistato e difeso ogni giorno, soprattutto di fronte alle sfide poste dalle nuove polarizzazioni politiche.

La quadrilogia

M. Il figlio del secolo

Questo primo romanzo copre il periodo dal 1919 al 1925, dalla fondazione dei Fasci di combattimento alla definitiva affermazione del fascismo dopo il delitto Matteotti.

M. L’uomo della provvidenza

Il secondo volume copre il periodo dal 1925 al 1932, durante il quale Mussolini consolida il suo potere e trasforma l’Italia in uno stato totalitario.

M. Gli ultimi giorni dell’Europa

Il terzo volume copre il periodo dal 1938 al 1940, dalla promulgazione delle leggi razziali alla dichiarazione di guerra.

M. L’ora del destino

Il quarto volume copre il periodo dal 1940 al 1945, dall’ingresso in guerra dell’Italia fino a Piazzale Loreto.

 

Fabio D’Angelo

 

 

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è una persona semplice: ama la pasta e patate con la provola, la pizza, il sole, il mandolino e la SSC Napoli 1926. Alla domanda “Progetti per il futuro?”, generalmente risponde: non sottovalutare le conseguenze di una parmigiana di melanzane.



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