Libri Indivisi: storia di una salvezza

Published on Novembre 14th, 2023 | by Lia Amen

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Indivisi: storia di una salvezza

Indivisi: storia di una salvezza

Anna Adornato, Indivisi: storia di una salvezza, Wojtek Edizioni. Pag. 140, € 16,00

Indivisi: storia di una salvezza di Anna Adornato è il 28° titolo della collana “Orso Bruno” di Wojtek Edizioni, che nel 2018 ha iniziato la sua vicenda editoriale pubblicando un romanzo della stessa autrice: Gli affetti provvisori.
Anna Adornato torna a indagare le relazioni affettive nate in seno alla famiglia, offrendoci la storia di Simone e Sophia, protagonisti di un amore capace di definirli come individui e di disegnare il mondo che li circonda fino alla loro tragica separazione (e oltre).

[…] avevano messo a massimo volume la canzone degli Smiths che piaceva a entrambi e avevano ripensato alla scritta sul muro in soffitta della casa in cui vivevano da piccoli. Ormai le parole disegnate con la biro blu non erano più leggibili ma entrambi ricordavano esattamente che c’era scritto. Lei si era voltata verso di lui e gli aveva detto Non deve andare per forza tutto male. Siamo ancora in tempo, sai?

Si incontrano già in fondo alla prima pagina Simone e Sophia: hanno una storia da ricordare, una memoria a prova di cancellature, una identità che non si può spezzare, emozioni da ascoltare, immagini che tornano e si sovrappongono a quelle presenti, insieme sono nel posto giusto, e in quel luogo e in quel tempo condiviso possono ancora sperare che il Male lasci spazio a qualcosa di diverso. E invece il Male si manifesta nella sua espressione estrema, e si abbatte su di loro creando una spaccatura, portando via “un mezzo”, distruggendo tutto ciò che era.

Anna Adornato immagina la condizione più atroce che possa toccare a un essere umano che ami visceralmente e in maniera totalizzante un’altra persona. Per significare l’amore più puro e toccare il fondo della crudeltà più amara, l’autrice pensa alla relazione tra una sorella e un fratello, a un rapporto scevro da implicazioni sensuali, che ha inizio con la nascita del fratello minore e si interrompe con la morte della sorella maggiore. Una morte tragica e non priva di ombre, annunciata sin dall’inizio – il lettore lo apprende dalla bandella del libro ed è introdotto nella storia a “fatto” avvenuto – a significare ancora una volta che la vera letteratura non teme spoiler.

Dopo un breve prologo, che mette insieme in poche righe parole che nella storia esprimeranno un peso notevole (“morte”, “madre”, “inganno”, “assurdo”…) e subito avvolge il lettore in una visione di colori e odori che riempiono lo spazio precipitato nell’abisso dell’assenza, il romanzo si articola in due parti attraverso sezioni dedicate al racconto di “Lui” e a quello di “Lei”, mescolando “Presente” e “Tempo Anteriore” e raccontando di una unità composta di due individui “Uguali\Diversi”. Sono capitoli narrati da un punto di vista che muta continuamente, voci che si alternano e si sovrappongono, e mentre osservano i protagonisti da più angolazioni, indirizzano il lettore a guardarsi dentro, a scavare nel dolore che non ha fondo, a considerare la ritualità di certi gesti comuni a una umanità diffusa, e l’inutilità di piccoli gesti quotidiani che pure assorbono tutte le nostre energie. Capitoli brevi, percorsi da ricordi che ricostruiscono la storia dei due fratelli come in una successione di piccole polaroid, segmenti di passato che tornano a illuminare scelte e atteggiamenti, che spiegano paure, raccontano ossessioni, tratteggiano figure appartenenti al passato, ridisegnano luoghi attraversati, abbandonati, dimenticati… talvolta sono capitoli brevissimi, spietati, che lasciano il lettore senza voce. Questo esercizio di figurarsi lo scenario più doloroso non lascia scampo: la lettura diventa “fisica” sin dalla prima pagina, dove si inciampa tra le righe anche per effetto di una lingua che esercita abilmente la capacità di “denudare”: sono messi a nudo i personaggi, i loro pensieri più neri, le ansie, le piccole speranze, i sensi di colpa. Sono voci che girano tra le righe e si confondono e poi escono dalla pagina fino a puntare il lettore stesso. Impossibile restare fuori da questo meccanismo, un vero “gioco a somma zero”, come recitano certe sezioni: il lettore prende e dà a questi fratelli, che sono uguali e diversi allo stesso tempo, che sono l’uno la rovina dell’altro, e sono l’uno la salvezza dell’altro, che appaiono “aggrovigliati, intricati, arricciati, emotivamente incestuosi”.

Anna Adornato scandaglia il dolore che invade i corpi, e lo fa così bene che i corpi tracciati sulla pagina giungono a fondersi con quelli posti davanti alla pagina, corpi di carta e corpi di carne, immaginari e reali, senzienti o già estinti: il dolore è così precisamente intercettato, raccontato, esibito che invade tutto lo spazio fuori e dentro il testo. Merito di personaggi che si sollevano dalla pagina con i loro arti feriti e la pelle esposta alla più inenarrabile sofferenza. Merito di una lingua che asseconda e tradisce il respiro degli agenti in gioco, e ne rileva ambizioni mute e ansie inconfessabili. Una lingua capace di combinare in maniera sapientissima astratto e concreto, e di accostare campi semantici lontani e già non più estranei tra loro, di rendere coincidenti impressioni cromatiche di polo opposto. Una lingua capace di placare il tormento in una narrazione più distesa, raggiungendo un ricordo dolce che culmina però in una staffilata che non salva nessuno.

Sembra reclamare qualcuno che la prende in braccio, la porti via da quella panchina come nella foto con la calzamaglia da coniglio il naso dipinto di rosso un paio di baffi dritti incollati sul labbro superiore, la madre bellissima che la afferra dentro al cappotto con una presa provvidenziale. È tutta in quell’abbraccio, sua sorella (lei il cappotto in lana d’angora la calzamaglia da coniglio le braccia incastrate dentro le braccia le faccia Non vorrei essere altrove mai). Salvata interamente.
Un giorno dopo che si è lasciata sfuggire la solita frase lui le ha detto all’improvviso: chissà chi cerchi tu in questi momenti. Sophia si è sentita colta in flagrante, però è rimasta in silenzio.
Mi manca la mia mamma. Ha continuato a dirlo spesso anche dopo quella volta. Una dichiarazione d’amore nel vuoto.

Indivisi: storia di una salvezza di Anna Adornato è un libro densissimo e assai intenso.
Nel respiro di centoquaranta pagine – dove la pagina stessa respira, anche nello spazio lasciato bianco da un capitolo di sole due righe – si affrontano una quantità di temi che sarebbe difficile – oltreché banale – riassumere qui, e con una tale precisione che al lettore sembra quasi di toccarla la solitudine, la vergogna e la paura a restare soli di questi personaggi che cercano un mondo ideale sapendo che non lo troveranno, che provano a mettere in pratica i più bizzarri stratagemmi contro una morte che già incombe e che non si lascia fregare.

Anna Adornato scrive di un dolore che non si può dire, racconta la purezza di un amore incestuoso, mette in atto una salvezza che non ha nulla da salvare, ci precipita sul fondo della solitudine.
Eppure ci salva, attraverso una bellezza che abbaglia. Il suo scavo scomposto mette in subbuglio le nostre emozioni, ma ci ricorda che nella condivisione del dolore, nella condivisione della vergogna, nella condivisione delle paure, non ci è dato di essere soli.

Lia Amen

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