Cinecefali

Published on Aprile 5th, 2016 | by cefalo precario

Love (il film)

Love-Poster-Gaspar-Noe

Regia: Gaspar Noé.
Cast: Karl Glusman, Klara Kristin, Aomi Muyock, Gaspar Noe, Benoît Debie.
Durata: 135 min
Anno: 2015

Love è il quinto film del regista argentino Gaspar Noé, anche se non si direbbe.

La volontà che lo ha spinto a realizzare questa pellicola potrebbe esser stata raccogliere la sfida di Stanley Kubrick e fare suo uno dei suoi tanti progetti irrealizzati: Blue movie, un porno d’autore ad alto budget, realizzato con attrezzatura da studios e con attori professionisti coinvolti in rapporti sessuali senza controfigure. Solo che Noé, regista tra i più provocatori in circolazione, si spinge oltre, e lo fa in 3D. Un’esperienza della quale lo spettatore italiano non godrà, visto che difficilmente questo film troverà un distributore abbastanza coraggioso. Ed è un peccato.

Gaspar Noè ci spiega il senso del film attraverso il suo stesso protagonista, Murphy, un giovane cineasta statunitense che vive e studia a Parigi e che vuol dirigere il primo film di sesso sentimentale (come dichiara a una sconosciuta appena abbordata prima di avere uno dei rapporti sessuali dei quali il film è costellato). La storia è quasi un pretesto: lui racconta, a ritroso, della sua precedente relazione sentimentale e della sua ex, Electra, una giovane studentessa d’arte. Attraverso i ricordi di Murphy ricostruiamo con lui la nascita, l’evolversi e la morte del loro amore.

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Gli ambienti di Love sono costruiti intorno ai protagonisti, ai quali una luce calda regala la profondità di un quadro. La macchina da presa si stringe intorno a loro in ogni momento, riprendendo spesso l’intero rapporto senza stacchi di montaggio. Il regista si diverte a disseminare qua e là riferimenti non solo ai film che lo hanno influenzato, ma anche a se stesso, dotando ogni personaggio di qualcosa di sé, come l’ex amante di Electra, che porta il suo stesso cognome, in un gioco di rimandi che svia e imbriglia l’attenzione dello spettatore, e che forse vuol avvertirci di non prendere nulla troppo sul serio, specie il sesso, visto che il confine fra il recitato e il reale si fa sempre più inconsistente.

La colonna sonora è scelta con cura per accompagnare lo sfortunatissimo eroe (il nome di Murphy non è casuale, e il richiamo alla legge omonima esplicitato in una scena), che incontriamo quando già ha perso il suo grande amore, a causa di uno dei tanti errori che gli vedremo compiere nel film. Lo ritroviamo ingrassato e incastrato in una situazione senza via d’uscita, roso dal rimpianto per la loro rottura e dal senso di colpa verso la condizione alla quale l’ha spinta: una tossica con tendenze suicide.

A dare il la al film, infatti, è la telefonata della madre di Electra con cui gli comunica che la figlia, dopo aver minacciato il suicidio, è scomparsa. Diventa chiaro dunque che si tratta di un film privo di scrupoli e inibizioni nell’affrontare temi decisamente forti, rappresentandoli senza schermi. La storia non brilla particolarmente per originalità, ma la sua resa formale è di livello molto alto così come il talento di Noè nel dirigere gli attori (tutti sconosciuti), che riescono a trasmettere le emozioni che li attraversano catturando l’attenzione dello spettatore anche al di là delle digressioni sessuali (troppe e troppo lunghe). Se c’è una pecca da trovare nel film, infatti, è di eccedere in un voyeurismo autocompiaciuto e lezioso che, alla lunga, rischia di stufare, sottraendo spazio alle due partner del protagonista, all’ex e all’attuale compagna e madre di sua figlia.

Noé conferma anche stavolta di essere quel regista sperimentale, bravo e disinibito di Irréversible e si colloca fra i più interessanti di quella generazione a cui appartiene anche Leos Carax. Tale generazione è capace di spingersi in sentieri inesplorati, senza per questo perdersi in sterili formalismi e peccare di arroganza realizzando qualcosa di inedito e scegliendo con cura i loro personalissimi progetti, senza infrangere il patto di fiducia che li lega con lo spettatore che li segue, li cerca e non li perde di vista.

Un film consigliato? Assolutamente sì.

Da vedere con qualcuno? Se non si è facili all’imbarazzo, anche, ma dev’essere qualcuno da scegliere sicuramente con cura. Alla larga perbenisti e borghesotti, quindi. Certo da non vedere in salotto coi genitori e la nonna, e stando attenti al volume delle casse se lo si guarda al pc da soli, perché si può esser facilmente equivocati. Di certo il film può essere utilizzato come esperimento dalla valenza sociologica, ovvero, come si comportano gli altri davanti alle scene di sesso esplicito, una condizione alla quale non siamo mai stati (se mai qualche generazione lo è stata) abituati.

E’ da vedere a un primo appuntamento? Oddio, anche, nella speranza che il vostro innocente invito a vedere un film insieme non finisca per essere frainteso, come accadde al buon Travis Bickle.

Gustav Berenson

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Love (il film) cefalo precario

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4

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