Numero 11
I rumors che hanno preceduto la pubblicazione di Numero undici, accennavano al ritorno di un Coe vecchio stile; quello de La casa del sonno, Circolo Chiuso, La famiglia Winshaw, La Banda dei Brocchi, per intenderci. E le aspettative non sono state deluse.
Lo scrittore inglese amatissimo dal grande pubblico, noto per l’inconfondibile linguaggio semplice, elegante e schietto, con il suo undicesimo libro torna infatti a fare quello che gli riesce meglio, ovvero raccontare storie di esistenze ordinarie e inconsapevoli della loro natura di semplici pedine in una società inglese che ne controlla ogni mossa e ne influenza le scelte. In questo schema impenetrabile e immutabile, si collocano le storie dei personaggi che si avvicendano nei vari racconti di cui il libro si compone, nel loro essere bloccati in una ragnatela di menzogne, vittime di ossessioni, manie ed esasperanti contraddizioni di una società di burattini mossi a comando sulle note della crisi economica mondiale.
Rachel ed Alison sono due ragazzine destinate a diventare grandi amiche grazie ad un’estate di segreti e rivelazioni trascorsa insieme, che costituirà il collante del loro rapporto. A determinare in quella stessa occasione la fine della loro innocenza, la notizia della morte sospetta di David Kelly, lo scienziato responsabile di aver fatto luce sulle bugie di Tony Blair usate come pretesto per compiere il primo passo alla guerra all’Iraq con l’appiglio della legittima difesa. Questo episodio rappresenterà per le due amiche lo scontro con la cruda realtà, l’inizio di un accumularsi di piccoli e grandi drammi di una vita complicata e fitta di problemi, in cui la sfera privata si mischia alla corruzione politica e alla potenza dei media che impattano sulla vita del singolo generando follie e fobie.
Da qui prende vita un romanzo sviluppato in racconti apparentemente scollegati, ma che si citano continuamente, ricollegandosi a pezzi di passato, in cui i personaggi si ripresentano come in un grande magico puzzle che da vita ad un quadro tutt’altro che piacevole: un’ alternarsi di sconfitte e vittorie, delusioni e meraviglie destinate ad essere effimere, mai durature. Rachel ed Alison si ritrovano a distanza di tanti anni per riscoprirsi vittime e ferite di un sistema che nel caso di Alison ne ha impedito l’inserimento in quanto nera, lesbica, figlia di un ex cantante ormai dimenticata da tutti, che cercherà di tornare alla ribalta partecipando ad uno dei peggiori reality televisivi che contribuirà solo ad umiliare la sua condizione ulteriormente.
Una narrazione originale, la cui “struttura matrioska” si compone di pezzi indipendenti ma connessi che rivelano all’infinito parti più piccole e complesse. Un mix di generi dal gotico al thriller a tratti, con cui Jonathan Coe conferma il suo grande talento e la capacità di riuscire a metter su delle storie altamente introspettive e originali che hanno il potere di lasciarsi metabolizzare per far spazio alla critica contemporanea tagliente, mai scontata, che porta a soffermarsi, riflettere, e spronare all’azione. Il vero obiettivo della letteratura.
Sabrina D’Errico
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