Money Monster
Money Monster
Regia: Jodie Foster
Durata: 98 min.
Cast: George Clooney, Julia Roberts, Jack O’Connell
Uscita: 12 maggio 2016
Trama: Lee Gates conduce Money Monster, un programma televisivo settimanale, dove consiglia investimenti finanziari ai suoi telespettatori. Quando però si ritrova con un ragazzo che ha creduto alle sue direttive, perdendo ogni cosa, in studio e in diretta intento a mettergli un giubbotto di esplosivo addosso, la sua regista, Patty Fenn, fa di tutto per farlo uscire vivo dallo studio riuscendo a trasmettere tutto in diretta TV.
“Quanto vale la mia vita?”
Arriva quel momento in cui ti rendi conto che certi film si travestono da vorrei ma non posso, incanalando i desideri intimi di una società che è consapevole della propria ipocrisia e per questo, in realtà, intoccabile dal punto di vista morale. So di essere nel torto ma non mi interessa, perché alla fine sono uno fra tanti.
Jodie Foster mette in scena una sorta di teatrino di sfogo (simile a prodotti precedenti come Mad City di Costa-Gavras), ma anche un’indagine (reale e umana, come ne Il Negoziatore di Gary Gray) e la costruzione di un personaggio amarissimo, in realtà innocuo e profondamente solo, nella sua bontà malcelata.
Ma se la compartecipazione del pubblico nei confronti di un’emergenza in diretta è qualcosa di già visto, è però interessante notare come perfino chi ha vissuto quell’esperienza riesca a dimenticarla con un colpo di spugna, tanto è ormai intrisa la nostra quotidianità di esperienze “dirette” dell’incredibile che è nel mondo, nel bene e nel male, da renderci impermeabili a qualunque strage o versamento di sangue, per quanto a noi prossimo.
In questo modo, il personaggio del sempre bravissimo Jack O’Connell, diventa summa di tutte le fantasie proprie del cittadino medio guidato da istinti utopici (il cattivo svelato in pubblico, la giustizia in mano all’uomo comune e non alle forze dell’ordine, il medium che diventa boia dei nemici giusti in nome delle vittime di ieri) e capro espiatorio materiale, un canale ultimo in cui riversare ciò che si vorrebbe essere, ovvero eroi in un mondo che non ci capisce, e martiri per una società, in definitiva, indifferente ai grandi uomini che le si parano davanti.
C’è, insomma, una sorta di sogno a occhi aperti, di desiderio quasi infantile nel voler vedere il bene prevalere, in una favola d’informazione e finanza semplificata, dove però ci viene sbattuto in faccia senza mezzi termini quanto la quantità di dati a cui possiamo accedere non ci renda migliori, solo satolli di cose di cui forse non abbiamo realmente bisogno, ma che anzi ci rendono incoerenti a seconda di ciò in cui crediamo. Siamo gente buona con la coscienza sporca.
E, a quanto pare, non serve a niente continuare a ripetercelo.
Angelica Milia




