Un pappagallo volò sull’Ijssel
Un pappagallo volò sull’Ijssel

Kader Abdolah – Un pappagallo volò sull’Ijssel. Iperborea, collana narrativa, 2016 pp 544
“La maggior parte degli stranieri costretti a lasciare la loro terra e a emigrare altrove amano raccontare chi erano prima e soprattutto quanto erano importanti a casa loro. Ma non risultano molto convincenti. Quello che hai fatto nel tuo paese d’origine non conta, devi dimostrare cosa sai fare adesso, lì dove ti trovi.”
C’è un prima e un dopo nella vita di uno straniero quando arriva a destinazione. Prima c’è la sua storia personale: la casa in cui è cresciuto, una madre e un padre, i gusti e le attitudini, e poi gli amici, gli amori, il sapore del cibo nei giorni di festa. Nel caso di chi fugge da una situazione difficile, il dopo è l’approdo di un viaggio incerto e pericoloso, dove un uomo, con la somma della sua vita, diventa poco più di una controfigura in un notiziario nazionale dove migliaia di persone non sono altro che profughi, migranti, o nel peggiore dei casi un problema di ordine pubblico.
Questa è la nuova apartheid, e anche nella civilissima Olanda l’arrivo dei profughi crea diffidenza, curiosità, e interrogativi che – grazie al cielo – solo il confronto con una cultura diversa può generare.
“Chi entra per la prima volta in un centro d’accoglienza si spaventa di ciò che vede. centinaia di estranei, uomini con barba o senza, donne musulmane in abiti lunghi, donne russe in minigonna, bulgare incinte, bambini mongoli in bicicletta, profughi di guerra somali, piccole madri cinesi con neonati in braccio, poeti iraniani, attori bosniaci, armeni turchi, ribelli curdi, ex principi, re destituiti, bellezze afghane, criminali, ex guerriglieri, generali di lungo corso, narcotrafficanti, puttane, spie, ladri, impostori, martiri, biondine olandesi, cani e gatti locali, tutti quanti mescolati insieme.”
Nel suo ultimo romanzo, pubblicato da Iperborea e tradotto magnificamente da Elisabetta Svaluto Moreolo, lo scrittore iraniano Kader Abdolah mette la sua meravigliosa attitudine alla narrazione e la spiccata capacità di tenere salde le redini di un racconto corale al servizio di un tema complesso, che viene solitamente trattato passando dalla cronaca asettica al patetismo inconcludente.
Un pappagallo volò sull’Ijssel racconta di persone che si trovano in un paese straniero con una cultura che non riconoscono come familiare, circondati da olandesi che giudicano ogni loro azione per decidere se siano buoni o cattivi; e per questo si sentono confuse, hanno sentimenti contrastanti, non sanno ancora che direzione dare alla propria vita, chi vogliono essere e per quali motivi. Non credo ci sia un modo più onesto per parlare di un tema che coinvolge milioni di persone in carne e ossa ma che diventa subito numero, mero dato statistico o cifra erogata dalla Comunità europea.
Un pappagallo volò sull’Ijssel apre il suo racconto corale con Memed, un meccanico iraniano che arriva in Olanda con documenti falsi per curare la figlia Tala, affetta da una malformazione congenita al cuore; il filo della sua storia si stringe a quella di Pari, in un centro di accoglienza al seguito del marito, membro di un gruppo ribelle filoiracheno, e poi con quella di Lina, l’interprete che ha appena cominciato il suo cammino di ascensione e appartenenza alla società olandese, e di Khalid, miniaturista e pittore di talento. Kader Abdolah, scrittore iraniano di lingua nederlandese, immerge il suo narrato di tradizione persiana in una cornice pienamente nordeuropea, e pur usando con disinvoltura la sua lingua d’adozione tiene vivo un clima favolistico e sognante, mischia elementi della cultura d’origine con testi di autori olandesi, scrive le sue storie di emigrazione con un lessico poetico e dal sapore antico, quasi trasportando la sua Casa della moschea sulle nordiche sponde delll’Ijssel.
Un pappagallo volò sull’Ijssel celebra i dubbi e la libertà della transizione, due mondi lontanissimi che si scrutano, la bellezza e lo sgomento della confusione, e la solida fibra di narratore del suo autore, di cui ho amato ogni singolo romanzo.
“Insegnami a piangere
E se piango
Insegnami a dire: non è niente.”
Roberta Rega
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